diritti umani colori 350 260 min

diritti umani colori 350 260 mindi Valentino Bettinellli – E’ il 10 dicembre 1948 quando la giovane Assemblea delle Nazioni Unite (l’ONU nasce nel 1945), riunita a Parigi, diffonde la prima, e finora unica, Dichiarazione universale dei Diritti Umani. Sono 48 i Paesi firmatari dei 30 articoli di un trattato che, all’indomani del secondo violentissimo conflitto mondiale, intendeva difendere e tutelare i diritti e la dignità di singoli individui, popoli, comunità, culture ed idee. Regolamento etico di fondamentale rilevanza storica, in quanto unico documento che delinea per ogni epoca e per ogni regione del mondo, universalmente appunto, i diritti che spettano all’Uomo come individuo e membro di qualsiasi comunità.

Un progetto ambizioso e socialmente rivoluzionario, quello di garantire la pace internazionale riconoscendo pari diritti a tutti gli esseri umani. un trampolino verso la tanto sognata giustizia sociale, verso il rispetto e la cultura della diversità; una diversità vista come motore di speranza per una popolazione mondiale venuta fuori da anni di costanti conflitti, troppo spesso sfociati in circostanze belliche estremamente cruente.

Oggi, esattamente settant’anni dopo quel 10 dicembre ‘48, quel disegno sta subendo una pesante involuzione. Una regressione ideologica causata dall’idea di fallimento del progetto stesso agli occhi dell’opinione pubblica. Questa immagine di decadimento sta portando sempre più persone a pensare che sia meglio tornare ad un passato di autoritarismo ed isolazionismo. Forme che dovevano essere superate proprio dai valori espressi dalla Dichiarazione Universale.

Ancora una volta le colpe di una politica orba sono evidenti. Quella stessa politica che, trasgredendo i suoi stessi valori, ha tradito l’interesse verso il bene comune, favorendo l’accettazione dello status quo; un progetto sempre più fondato sul consenso a breve termine, cancellando irresponsabilmente gli impegni presi per il popolo.

Altra causa di fallimento di questa Carta, l’equivoco storico per cui si tende a far coincidere l’ascesa del Capitale con la Democrazia ristoratrice. La costante erosione del bene comune e la privatizzazione dei servizi sociali (sanità, istruzione, tutela ambientale, lavoro), ha causato una crescita esponenziale delle disuguaglianze, accentuando le diversità culturali ed economiche.

Al giorno d’oggi esistono masse enormi di persone che non hanno acceso nemmeno ai beni primari come cibo, acqua potabile e condizioni di vita accettabili. Miliardi di individui dimenticati, come se vivessero su un universo parallelo a quello del benessere e del profitto, ai quali viene negata ogni forma di assistenza, accoglienza ed integrazione. Non è un caso che nel benestante “mondo occidentale” ci sia una costante crescita di campagne d’odio nei confronti dello straniero. Un straniero che assume, però, i tratti del migrante da rispedire da dove veniva, solo se povero e socialmente disagiato. Gli stessi Membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’ONU (Usa, Russia, Cina, Regno Unito e Francia), i garanti della pace e della sicurezza, sono i maggiori commercianti di armi di tutte le guerre, quindi i principali traditori dei trattati firmati nel ‘48.

Perdurando questa assenza della politica, l’unica soluzione è la reazione della società civile. Una società che ha la necessità di riaffermare i propri bisogni fissando i tempi per riprendere in mano l’iniziativa. Tornare a dettare l’agenda è possibile, ed è la storia a donare questa speranza: basti pensare alla cancellazione della segregazione razziale negli Stati Uniti e dell’apartheid in Sudafrica, alla demolizione del Muro di Berlino o all’imposizione di un accordo sul clima. Battaglie di civiltà vinte da una società presente a se stessa.

Vista la vacuità etica della politica, è dunque nostro compito ricostruire quello che dissennatamente è stato distrutto in questi ultimi decenni. Sta a noi impegnarci per riconquistare i nostri diritti, mettendo in campo tutta la nostra forza morale e la nostra naturale umanità.

 

 

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Di Valentino Bettinelli

Valentino Bettinelli, nasce a Frosinone il 19/12/1992. Dottore in Scienze politiche. Vive a Ceccano dove ha svolto il servizio civile presso la Biblioteca comunale di questa città. E' anche responsabile dell'Ufficio stampa Ceccano Calcio

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