di Valentino Bettinelli – Stravagante e a tratti grottesca la narrazione di emergenza generalizzata proposta dall’attuale governo. Pare evidente come l’azione dell’esecutivo sia volta ad intercettare costantemente un nemico di turno da porre sul banco degli imputati. Imputati che diventano puntualmente colpevoli, condannati in contumacia da processi mediatici senza alcun contraddittorio.
In questo clima di inquisizione medievale il premier Giuseppe Conte, l’avvocato difensore degli italiani auto proclamatosi tale, come un moderno Carlo Magno, appare in realtà un sottosegretario al servizio dei dioscuri gialloverdi, Salvini e Di Maio. I due, forti del “consenso del popolo italiano”, sembra si divertano nella quotidiana ricerca dell’antagonista da combattere con ogni mezzo. Corsa all’accusa che non appare però omogenea.
Matteo Salvini, in linea con i suoi proclami elettorali, individua il suo rivale nel migrante, nel più debole. E più generalmente anche in tutti quei soggetti che operano per il sollievo degli ultimi. Emblematica l’esultanza per l’arresto del sindaco di Riace Mimmo Lucano, o i post di auto compiacimento per il blocco imposto alle ONG e alla nave Diciotti. Tutti attori di una storia triste, colpevoli del reato di “giustizia sociale”, componente costituzionale spazzata via dal decreto sicurezza che porta proprio la firma del segretario del carroccio.
A differenza dei colleghi di governo, i pentastellati incontrano una maggiore difficoltà nell’individuazione di un oppositore da annientare. Oggi la stampa non allineata, ieri le istituzioni politicizzate, domani forse la Costituzione stessa. Chi può dirlo.
Un punto in comune con la Lega c’è: l’Europa. Proprio la tecnocrazia di Bruxelles mette d’accordo Di Maio e Salvini. Una vittoria di Pirro per il Ministro del Lavoro, il quale si trova in netto svantaggio rispetto al titolare del Viminale. Un Salvini maggiormente incisivo agli occhi del suo elettorato, tanto da incrementare costantemente il consenso in suo favore.
Non semplice, dunque, la posizione del partito uscito con gli allori dei vincitori dall’ultima consultazione elettorale del 4 marzo. Un idillio con il popolo che sembra però scemare. Un dato inequivocabile che ridisegna le gerarchie stesse all’interno dell’esecutivo frutto del contratto.
Per recuperare strada il Movimento ha dunque virato verso lidi più consoni alla propria storia, tornando alla lotta contro le istituzioni repubblicane, a partire dallo stesso Presidente Sergio Mattarella. Proprio il Capo dello Stato rappresenta, in questo momento, l’ostacolo principale alle politiche di Di Maio e soci. Non a caso dal Quirinale arrivano continui messaggi di difesa della Carta Costituzionale e incessanti richiami ad una gestione più oculata del potere. Ammonimenti dovuti ad un evidente tentativo di interferire nell’operato di tutte quelle istituzioni che, per diritto costituzionale, godono di una doverosa autonomia d’operato e di giudizio.
Ancora un gatta da pelare per il leader politico del Movimento che vede salire il gradimento anche del Presidente Mattarella, arrivato ormai a sfiorare il 65%. Mai un Capo di Stato aveva raggiunto tale risultato.
Un dato che però lascia uno spazio di riflessione; se sommando le percentuali di Lega e M5S si raggiunge il 60%, si può notare come algebricamente si superi quota 100%. Si evidenzia dunque, una sovrapposizione di consensi che delinea i tratti di un elettorato liquido. Un popolo che da una parte appoggia il duo Salvini – Di Maio, e dall’altra continua a “tenere buono” il ruolo di garanzia del Quirinale. Una situazione sicuramente dovuta ad una carente opposizione da parte del PD, di quello che, per sua stessa vocazione, dovrebbe essere il partito delle masse.
Un panorama politico di difficile gestione. Un proscenio pervaso da una comunicazione deviata, fondata sulla paura e la “caccia agli invasori”. Un teatro popolare in cui dover rimettere al centro i valori impressi nei 139 articoli della Carta, della Legge delle Leggi.
Imporre nuovamente il valore popolare della politica è un passo imprescindibile per ricollocare i più deboli al centro del discorso. Bisogna interrompere questa folle corsa alla ricerca del nemico, tornando ad un dialogo più civile. Anche l’informazione avrà il dovere di reintrodurre, nel mare magnum dei social e della notizia rapida, un linguaggio corretto e privo di condizionamenti, fondato su argomentazioni serie e oggettive proposte di sviluppo e crescita sociale.
Sottoscrivi abbonamento gratuito all’aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it – Home
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui
La riproduzione di quest’articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l’autore. E’ vietato il “copia e incolla” del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l’articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l’insieme della pubblicazione. L’utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.
Sostieni il nostro lavoro
UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie