Zaia Toti 350 260 min

Zaia Toti 350 260 mindi Aldo PironeDue cazzotti nell’occhio di Salvini e anche di Di Maio. Li ha sferrati nei giorni scorsi la Corte costituzionale. Due micidiali sinistri, è il caso di dire. Il primo ha mandato al tappeto Giovanni Toti “sgovernatore” della Liguria. L’Alta Corte ha bocciato una norma della Regione che prevedeva che gli stranieri potessero partecipare all’assegnazione di case popolari solo se fossero “regolarmente residenti da almeno dieci anni consecutivi nel territorio nazionale”. L’art. 4 della legge 13/2017, ha detto la Consulta, è affetto da “irragionevolezza e mancanza di proporzionalità”.

L’altro uppercut l’ha preso Luca Zaia governatore leghista del Veneto. La Corte gli ha bocciato l’accesso prioritario all’asilo nido di chi risiede da almeno 15 anni nel territorio regionale. La norma contrasta “con il principio di uguaglianza” hanno sentenziato i giudici, aggiungendo, per chiarire le idee a lui e a tutti quelli come lui, che “Non c’è alcuna ragionevole correlazione tra la residenza prolungata e le situazioni di bisogno o di disagio”.

Saputa la notizia il renziano Nardella sindaco di Firenze sembra che gli abbiano fischiato le orecchie. Lui aveva qualche settimana fa ha sopravanzato i sovranisti della Lega e di FI, proponendo di dare a Firenze, per l’assegnazione delle case popolari, la precedenza non agli italiani ma ai toscani. Ricevendo la ola di Salvini, “Meglio tardi che mai, anche il Pd dà ragione alla Lega: prima gli italiani”, e di Giorgia Meloni: “Il sindaco Nardella adotta a Firenze il ‘modello Fratelli d’Italia’ sul bonus di residenzialità per dare priorità agli italiani nell’accesso alle case popolari. Una proposta che io stessa ho messo nero su bianco nel mio programma di candidato sindaco di Roma”.

Quello dei bambini italiani prima di quelli stranieri è un punto del programma di governo del duo Salvini-Di Maio. Glielo ha già cancellato la Consulta.
Il PD renziano, invece, lo stanno cancellando gli elettori.

Bambini all’asilo: incostituzionale la legge veneta
Prevede accesso prioritario ai figli di chi risiede in regione da almeno 15 anni. La Consulta ha bocciato la norma perchè contrasta “con il principio di uguaglianza”. “Non c’è alcuna ragionevole correlazione tra la residenza prolungata e le situazioni di bisogno o di disagio”. Il governatore Zaia: “Nessun razzismo, era solo buonsenso”

 

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Di Aldo Pirone

Aldo Pirone. Vive a Roma

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