di Ivano Alteri, intervista a Faraz Alam – In un mondo di sopraffatti e sopraffattori, di vite predestinate all’esclusione, alla marginalità; condannate a restare per sempre inespresse, nella frustrazione che imprigiona e strazia, non è mai mancato e non mancherà mai qualcuno che a quel mortifero destino si ribella, e trovi il modo perché esso sia messo con le spalle al muro. In questo caso il suo nome è Bella, una bambina che con una “magia” della volontà cambia il proprio destino, e col suo il nostro. Chi pensa “questo è il mondo e questo sarà per sempre!” è suo nemico; e certo non conosce Faraz Alam, libico con cittadinanza indiana, regista del cortometraggio che sarà girato in Ciociaria, tra Fumone e Trivigliano, dal 24 al 27 maggio, di cui Bella è la protagonista principale.
Il film, prodotto dalla società cooperativa italiana Baburka Production, nasce con l’ambizione di partecipare ai vari festival internazionali del cinema; e non è esclusa una “prima” qui a Frosinone, quando sarà il momento. Intanto, l’autore e la produzione hanno chiesto, ed ottenuto con entusiasmo, il patrocinio e la partecipazione dell’Anpi provinciale di Frosinone. La sezione cittadina dell’associazione dei partigiani d’Italia è già in attività da qualche settimana per mobilitare i propri iscritti e simpatizzanti, con riunioni ed “eventi” sul web, invitandoli a partecipare come comparse alle riprese della scena finale, il 27 a Trivigliano, in cui la folla tripudierà Bella e canterà in coro “Bella ciao”. Una storia fuori dal tempo, perché insita in ogni tempo; una storia della volontà che spazza via ogni destino; una storia di liberazione e inclusione di cui abbiamo voluto parlare con lo stesso regista Alam, per farcene svelare i suoi tratti delicati e la sua poetica.
Alam, cosa vuole esprimere con la Sua poetica?
Non voglio raccontare una situazione politica specifica, ma descrivere un quadro generale, poiché quella narrata è una situazione che si ripete nel mondo, ovunque, tra oppressi e oppressori.
Ho il desiderio di raccontare queste storie come osservatore: non come chi le vive dall’interno, bensì le guarda dal di fuori. Come un outsider, quale sono per mia natura.
Non certo come straniero, ma come chi non è mai al centro di quel che accade, che è un po’ di qua e un po’ di là, intorno.
È così che è arrivata l’idea di Bella, il personaggio principale di questo film, che parla di libertà e inclusione.
Chi è Bella?
Bella è una bambina, che per il colore della sua pelle e per la sua provenienza sociale è emarginata, esclusa, condannata dal destino.
E sebbene il film voglia raccontare una storia atemporale, poiché non si riferisce a nessun tempo specifico, è però perfettamente inserita in questo tempo, poiché è una storia che si ripete tutt’oggi, ovunque.
Quindi vi si racconta il passaggio dall’esclusione all’inclusione?
Sì, e il finale del film è positivo, forse utopico. Ma è un’utopia che si può raggiungere, come fa Bella con la “magia” che mette in atto nel corso della storia, cambiando il suo destino.
In questo senso, quello della chiromante è un personaggio chiave, perché prevede un futuro uguale per tutti, al quale tutti resterebbero inestricabilmente legati, se ognuno non mettesse in atto la propria magia, come fa Bella.
Perché girare questo film a Fumone, a Trivigliano, in Ciociaria?
Perché volevo trovare un posto che non fosse ancora consumato e rovinato dal capitalismo. A parte la bruttissima antenna televisiva che deturpa il paesaggio (ride!), tutto il resto del borgo è rimasto intoccato dal consumismo e dal capitalismo.
E perché avete coinvolto l’Anpi?
Perché, prima di tutto, col tempo ho imparato che se si vuole far funzionare un’opera d’arte, le persone che vi sono coinvolte devono essere appassionate, devono crederci; poiché se non condividono l’idea politica che vi è nel profondo, non può andar bene. E l’Anpi crede profondamente nell’idea di liberazione e inclusione presente nel messaggio del film. Un’altra buona ragione è l’accoglienza che l’Anpi ci ha riservato, a fronte della nostra richiesta; e penso che questa per noi sia una motivazione importante, che farà andar bene le cose.
Alla fine del film tutti cantano “Bella ciao”. Perché questa canzone italiana per un film di respiro internazionale?
Perché “Bella ciao” è diventato un inno a livello quasi globale; e anche se è nato in Italia, quando si sente si capisce di cosa parli. E il testo della canzone, poi, è molto romantico: è bello sentire chi dice “se muoio, metti un fiore sulla mia tomba, affinché chi lo vede dica che quello è il fiore del partigiano, morto per la libertà”.
Quindi, il messaggio del film non è così utopico, come potrebbe sembrare, perché rappresenta qualcosa che può avvenire, poiché è già avvenuto.
Quale sarà il titolo del film?
È qui che si pone il problema del linguaggio e della lingua, per me che non parlo italiano (ride). Io voglio che il film abbia un titolo in italiano…
Anche a livello internazionale avrà un titolo in italiano, quindi?
Sì. Perché voglio che nel film emerga questa dualità. Troveremo un titolo migliore di quello attuale, in inglese: Between the lines.
Allora lo lasciamo in sospeso…
Sì. Poi, probabilmente, potrà venire fuori anche da quello che faranno le persone coinvolte, gli iscritti e gli amici dell’Anpi, durante le riprese nella piazza di Trivigliano.
Frosinone 18 maggio 2018
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