SandroChiarlitti 350 min

SandroChiarlitti 350 mindi Ignazio Mazzoli – Dopo una pausa, abbastanza lunga, riprendo la ricerca di notizie dal sindacato, oggi con l’intervista a Sandro Chiarlitti, Segretario generale della Filctem-Cgil di Frosinone e Latina.

Segretario Chiarlitti riprendiamo le nostre conversazioni dalla sua valutazione sul rilancio dell’iniziativa sindacale con la vittoriosa lotta per difendere l’occupazione dei 350 lavoratori dell’Ideal Standard.
Si, prendo spunto da questa vicenda per trasferire un messaggio di fiducia, ma anche di riscatto del modello sindacale che per anni ha visto questo territorio appiattito su tantissime vertenze che si sono chiuse in malo modo. La vertenza Ideal Standard, oggi Saxa Gres Stone, rappresenta un esempio non solo della difesa dell’esistente, ma anche della capacità di trovare soluzioni di lungo periodo grazie alle sinergie fra lotta e movimento sindacali e Istituzioni. Tutto si è svolto in 70 giorni a fronte di vertenze durate anni e spesso senza risultati.

Chiarlitti quando i lavoratori che erano stati licenziati torneranno a lavorare?
Già oggi 25 lavoratori sono stati distaccati nello stabilimento di Roccasecca presso una società incaricata di predisporre gli ambienti lavorativi per le nuove attività e un’altra decina, con alte qualifiche per operazioni di manutenzione, sono presso l’altro stabilimento di Anagni della stessa Saxa Gres.

Dopo il voto regionale il Presidente Zingaretti, pur vincitore, non ha più la maggioranza ampia del 2013, anzi non ha proprio più la maggioranza. Questa condizione si tradurrà in una maggiore autonomia e in un dinamismo nuovo dell’iniziativa sindacale nel Lazio?
Più che mai in questa fase storica è necessario che il sindacato si risvegli ed abbia una maggiore vivacità. Di fatto il voto regionale è in linea con quelle nazionale ed ha messo in grossa difficoltà Zingaretti. È chiaro che la futura giunta regionale dovrà avere una spinta dal basso, soprattutto per questo territorio il cui risultato elettorale imbarazza non poco i politici locali per la non presenza in seno a quell’organismo. Spetta al sindacato il ruolo di far riconquistare a questo territorio la centralità che merita. Conosciamo tutti le criticità di questa provincia, dalla disoccupazione alla sanità e questa nostra realtà vive poco (non sa sfruttare ndr) le opportunità. L’export che cresce nella chimica ed anche nella meccanica non si traduce in nuova occupazione.

Quale dirigente sindacale ritiene che il sindacato abbia idee e progetti da proporre per assicurare un meccanismo di ripresa economica e soprattutto occupazionale?
Credo in un modello che sappia cogliere le opportunità, ma senza investimenti non ci saranno novità positive. Le province di Frosinone e Latina hanno bisogno di “grossi” investimenti sulla mobilità, il trasporto e le infrastrutture in genere. Ferrovie vecchie, strade impossibili da percorrere senza danni, rilanciare scuole e sanità, ma tutto questo richiede investimenti che non possono limitarsi solo a quelli che arrivano in campagna elettorale.

E’ prevedibile un documento unitario dei sindacati con proposte concrete per rilanciare l’iniziativa di un nuovo sviluppo?
Aspettiamo che la nuova Giunta prenda forma e ci sarà la necessità di dialogare e interloquire con essa. Cgil, Cisl e Uil dovranno formulare una proposta con le nostre priorità. Importante sarà sostenerle con una iniziativa costante. Rimanere nelle nostre stanze, nei luoghi di lavoro è un limite che ci ha sempre segnato. Basta dire che ormai da 10 anni non si svolge una iniziativa pubblica di lavoratori, di popolo sui temi dello sviluppo e dell’occupazione.

Facciamo un passo indietro, senza girare la testa. Parliamo di una vicenda che si trascina: la ipotesi di reindustrializzazione dell’ex-Vdc.
Mi rammarica vedere una struttura sottratta alla curatela fallimentare e messa all’asta non avere aspiranti che vogliano utilizzarla. È deprimente tutto ciò. Si tratta, però, di mettere in campo qualche forma di novità. Qualche tempo addietro lanciai la proposta della “No Tax Area”. È stata adottata a Sesto S. Giovanni. Solo una iniziativa di questo tipo può promuovere una grande attenzione, anche internazionale, verso quella grande fetta di area industriale su cui insiste un grosso bacino produttivo, che, se messo a sistema, può diventare un centro di crescita e di ricchezza per alcune generazioni.

Su questo tema c’è una disputa in corso fra imprenditori e ASI che ha un argomento al centro: si individuino imprenditori volenterosi, mettiamoli intorno ad un tavolo e si renda disponibile questa struttura a costo zero. È possibile secondo lei?
Si. È possibile. Ci sono anche dei precedenti, ad esempio la ex-Boimond di Isola del Liri. Lì fu realizzato un incubatore di imprese. Il problema dell’ex-Vdc è soprattutto di natura ambientale, oggi, c’è tanto lavoro da fare all’interno dello stabilimento, c’è un problema di bonifica insieme alla necessità di mettere in sicurezza l’intera area intorno alla struttura (a partire dalle strade ndr). Queste condizioni scoraggiano eventuali acquirenti. Certe volte è più facile costruire ex-novo un capannone. Mettersi intorno a un tavolo? Assolutamente sì, ma bisogna avere prioritariamente un’idea di cosa fare e cosa produrre in quel sito. Se bisogna fare industria, se bisogna vendere servizi, se bisogna vendere solo l’immagine perché il fronte autostradale è appetibile o immaginare che possa interessare il bacino farmaceutico che opera in quell’area. Insomma, bisogna avere idee e discuterle. Io credo in una ipotesi che mi piace. in Italia non ci sono centri di produzione di autobus, tranne Menarini a Bologna, perché non pensare che potrebbe essere una bella ipotesi per Anagni, visto quant’è vecchio il parco di questi mezzi in tutto il centro meridione?

Grazie Sandro Chiarlitti, speriamo di rivederci presto per parlare di proposte concrete nate da questi auspici.

27 marzo 2018

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