di Ignazio Mazzoli – «Non tutto è perduto, la legislatura – in particolare – non è perduta. Piuttosto “è il momento di scrivere le regole tutti insieme“». Questo si poteva leggere il 14 marzo 2018 su ilfattoquotidiano.it che raccontava la “via d’uscita” indicata dal ministro della Cultura Dario Franceschini nell’intervista al Corriere della Sera quale portavoce della possibilità di “scongelamento” dei voti del Pd in Parlamento.
Lo sforzo di individuare le possibile soluzioni per dare un governo al paese che sia sorretto da una reale maggioranza è esercizio necessario e senza dubbio doveroso. Secondo noi questa ricerca deve tuttavia muoversi cercando di capire il senso di questo voto e di quale messaggio è portatore.
Non dimenticarsi degli ultimi, prima di tutto e considerare e rispettare le paure e le incertezze che corrono nel corpo della società.
Se si vuole entrare, successivamente si entrerà, nel merito di queste generiche definizioni del messaggio del voto. Oggi preme un considerazione sulla “proposta Franceschini”. Quello che dice il risultato lo si legge nel volto politico dei due arrivati primi, anche se nessuno di loro è vincitore assoluto, ma sono di evidente peso anche se in misura diversa, perchè uno, il M5S ha il 32% e l’altro, la Lega di Salvini ha solo il 18%, ma insieme sono il 50% degli elettori.
In questo contesto che senso ha la proposta di scongelamento dei voti del PD avanzata dal Ministro Franceschini?
Essa si compone di due parti con un presupposto per lo meno poco chiaro e un po’ opprtunisticamente utilizzato, eccolo: «siccome oggi nessuno ha la maggioranza, il quadro è perfetto per fare le riforme, perché nessuno le può imporre agli altri» e quali sarebbero queste riforme? Qui c’è la risposta: «una classe dirigente non può concepire di lasciare irrisolti i nodi di un sistema che non funziona, oggi più di prima». Ma guarda un po’, leggiamo di più e scopriamo che le due cose da fare subito sarebbero due provvedimenti di caratura assai diversa in evidente profilazione negoziale di una verso l’altra: «superare il bicameralismo e una nuova legge elettorale, proporzionale con il sistema delle alleanze o maggioritaria nel senso che il primo prende la maggioranza».
Ullallà! Quello che è uscito dalla porta si prova a farlo rientrare dalla finestra. Si è confermata la nostra Costitizxione 15 mesi fa ed ora si ripropone la sua riforma in accoppiata con una esigenza più immediata che è la realizzazione di una seria e duratura legge elettorale.
Ma perchè insieme una riforma di sistema, come è la modifica della Costituzione, ed un provvedimento legislativo che non richiede maggioranze qualificate?
Forse perchè M5S, PD e Centrodestra messi insieme danno una maggioranza qualificata per cambiare la Costituzione? E come? Si sa come si parte e non si sa dove si arriva. Non è forse vero che li Centrodestra punta ad un regime presidenzialista con l’elezione diretta del capo dello Stato come ha ripetuto più volte Berlusconi anche durante la campagna elettorale?
Che senso ha questa proposta? Franceschini tenta una furbata oppure vuole farsi dire di no? Il M5S e il centro destra hanno (sicuramente con motivazioni diverse) sostenuto il “NO” alla modifica della Costituzione ed ora li si invita a contraddirsi.
Non sembra una proposta seria né per chi l’avanza, né per chi la deve ricevere.
Pare appropriato, invece, il giudizio del segretario di Sinistra Italiana: «con proposte del genere si prova a scaricare in qualche modo sull’assetto di sistema i problemi politici e sociali di questo Paese».
Questo modo di procedere rende evidente, almeno fino ad ora, che il PD è incorreggibile. Sordo, cieco di fronte al voto e testardo, teso solo a imporre le proprie soluzioni anche quando sono ampiamente sconfitte.
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