
“La mancanza di risposte ha causato il distacco dei giovani dalla politica. Non si può pensare di coinvolgerli ignorandoli. E’ necessario rispettare la loro intelligenza”.
La Senatrice Spilabotte sulle barricate: “Bisogna continuare a dar loro risposte concrete, non propaganda”.
“Bisogna smettere di accusare i giovani di “menefreghismo civico”. La verità è che la politica della propaganda empirica ha allontanato i nostri ragazzi dalle Istituzioni, relegandoli a un indefinito bacino elettorale da affabulare con promesse senza fondamento. Così, la Senatrice del PD, Maria Spilabotte, squarcia il velo dell’ipocrisia accusatoria che, negli ultimi anni, ha tacciato un’intera generazione di abulia, disinteresse e, più in generale, mancanza di pragmatismo.
Senatrice, dunque lei ritiene vi siano delle lacune nella rappresentatività istituzionale?
“Le Istituzioni non sono un soggetto astratto ma, piuttosto, riconducibile ai rappresentanti eletti. Quindi, laddove questi ultimi siano la mera espressione di una sola generazione, è evidente che il raggio di azione tenderà a concentrarsi solo su quel riferimento. Un errore grave che nel tempo ha prodotto conseguenze catastrofiche. Basti guardare ai dati demografici forniti dall’Istat, aggiornati al primo gennaio 2016. Infatti, osserviamo che nel nostro Paese la popolazione residente tra i 18 e i 24 anni è pari a 4.191.561 unità; tra i 25 e i 34, 6.798.525; tra i 35 e i 44, 8.861.003; tra i 45 e i 54, 9.689.373; tra i 55 e i 64, 7.747.302; oltre i 65 ben 13.369.754, circa il 22% del totale. Cifre che mal si accordano con l’astensionismo registrato ad ogni tornata elettorale. E’ agevole dedurre che se per un numero così vasto di persone esercitare il diritto di voto non è una priorità, qualcosa non funziona. Una generazione non nasce politicizzata, consapevole o, al contrario, disinteressata. A dimostrarcelo è il caso Brexit, in cui le scelte della popolazione britannica più avanti negli anni sono risultate determinanti a dispetto della propensione dei più giovani per il “remain” nella Ue. In Italia la “questione generazionale” è stata evidenziata dall’ultimo voto amministrativo. Ne consegue che il problema vero sia legato all’affluenza e, quindi, al tipo di offerta politica.
I giovani non credono nell’azione politica?
“Come dar loro torto? Le loro necessità sono lavoro, continuità occupazionale, indipendenza. Tuttavia, queste legittime richieste troppo spesso sono state ignorate in funzione di una logica propagandistico-elettorale che, invece di finalizzare l’azione, li ha paragonati negativamente ai coetanei europei, senza prendere formalmente atto del fatto che, in effetti, i ragazzi italiani restano in casa dei genitori, fino ed oltre i 35/40 anni, non per pigrizia ma a causa della mancanza di risorse utili a creare una vita indipendente e dignitosa”.
Siamo all’involuzione incontrovertibile del senso civico?
“Assolutamente no. Le misure poste in essere dal Governo Renzi hanno già tracciato una rotta per invertire questo trend negativo ma, soprattutto, per assicurare la piena inclusione dei giovani nella vita sociale del Paese attraverso interventi lungimiranti quali il Jobs Act, gli incentivi per i contratti a tempo indeterminato e un ulteriore supporto al progetto “Garanzia Giovani”. Questo, senza dimenticare il valore della formazione e, quindi, l’importanza dell’istituzione e del potenziamento dello strumento delle borse di studio, ma anche tenendo nella giusta considerazione il valore essenziale rappresentato dall’impiego delle risorse intellettuali in Italia; mi riferisco all’impegno posto in essere per richiamare in Italia le professionalità e contrastare la “fuga dei cervelli” all’estero. Grazie a questo percorso il Pil è tornato a crescere passando dal meno 1,7, al più 1,3 per cento e il tasso di disoccupazione è sceso in modo significativo. Chiaramente, non siamo che al principio di un cammino lungo ma evidentemente già foriero di risultati innegabilmente positivi.
Nessuna crescita stabile può essere un obiettivo a breve termine. La continuità di Governo e la conseguente governabilità del Paese sono fondamentali.
I giovani non sono stupidi e si rendono perfettamente conto del fatto che un programma elettorale che ventila improbabili ed esponenziali aumenti delle pensioni, dimenticando la loro generazione, non è che l’espressione di un progetto politico che non li rappresenta”.