di Nadeia De Gsperis – Questa volta hanno “toppato” per usare il gergo giovanilistico tanto in voga nel centro destra, per i contenuti così immaturi o per la mancata conoscenza dei concetti, non ci è dato di saperlo.
Così, dal palco del convegno organizzato dal Family day a Roma, a cui sedevano Gasparri, Meloni, Salvini, Parisi, ecco che l’intervento di Eugenia Roccella (Idea-Noi con l’Italia), riscopre vecchi sepolcri: “Per la sinistra leggi come questa portano verso il progresso, per noi verso la fine dell’umano”.
Già nel 2014, Maurizio Lupi, riferiva “le unioni civili non sono una priorità” e alla proposta di legge della senatrice Cirinnà, due anni dopo affibbiava l’epiteto “irricevibile”.
Ma ora, tornare indietro su un diritto fondamentale acquisito è davvero una scelta arrogante. Già dopo l’approvazione della legge 76/2016 i vari Gasparri, Quagliarello, Roccella, avevano festeggiato una “ritrovata unione del centrodestra”, una unione non civile si direbbe, proclamando un referendum per la sua abolizione. Era il maggio 2016 e avevano tre mesi di tempo per raccogliere 500 mila firme. Per una coalizione che porta nelle piazze milioni di persone non erano poi così tante, eppure niente di fatto e subito calò il silenzio assordante, sui siti di Giovanardi, Roccella e gli altri. Neppure trascorsi i tempi necessari per presentare una nuova proposta di referendum sono bastati a ridare vigore alla “ritrovata unione”.
E’ bene ricordare, senza ricorrere a disaminare le vite private dei vari promulgatori del referendum e di questo indegno e deprecabile cartello elettorale, che tra le proposte di modifica alla legge a firma di Roccella-Pagano, capeggiava quella che riconosceva diritti ai coniugi in ordine di assistenza sanitaria e penitenziaria, solo se l’unione civile era contratta tra le parti dello stesso sesso “femminili”. A quanto pare l’omosessualità maschile provoca maggiori prurigini al centro destra.
E invece nonostante l’approvazione di una legge sofferta, la sinistra, quella propriamente detta, votò due volte no, prima del voto definitivo, ma la sconfitta si consumava sulla pelle di migliaia di bambini discriminati per l’orientamento sessuale dei propri genitori. In Italia se un bambino ha due genitori dello stesso sesso, non godrà ancora delle stesse tutele giuridiche degli altri bambini. Tutto questo sacrifica l’amore in nome di un accanimento di principio.
Eppure non sanno che dal basso non sono mai partite spinte propulsive a tornare indietro sui diritti fondamentali, che sia la legge sull’aborto, su divorzi, sulle unioni civili, nonostante le pressioni politiche nessun cittadino, salvo qualche “sentinella” armata per una guerra alla pace del prossimo, si è mai sognato di battersi per veder negati i diritti acquisiti con tanti sforzi e sofferenza e dedizione, “si andava per le campagne, paesino per paesino con un piccolo ‘Ape’ munito di megafono, per spiegare alla gente il senso di questo referendum” questo accadeva in ciociaria e nelle altre periferie del Paese per la legge sull’aborto, per quella sul divorzio.
Ma c’è qualcuno che vorrebbe tornare a farci mangiare prezzemolo per uccidere sul nascere il nostro diritto di scelta, di vivere e morire con dignità, la libertà di sposarsi e dare alla vita figli, con la consapevolezza che chiunque sia libero di scegliere diversamente da noi. La libertà di amarsi, di desiderare la piena approvazione di due madri, due padri che si prendano cura di noi, non dobbiamo allontanarci dai “nostri giardini” per leggerla negli occhi di un bambino.
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