babygang catena 460 min

babygang catena 460 mindi Daniela Mastracci – Scrivere serve ancora a qualcosa? Sappiamo mettere le sensazioni che proviamo in pensieri che altri possano comprendere? Noi stessi riusciamo a comprendere? Credo che la comprensione semmai possa esserci è incerta, dubbiosa, spaventata essa stessa di fronte al vuoto che le domande aprono. Perché sembra che aprano un vuoto piuttosto che un pieno, una non risposta, piuttosto che una risposta. Sembra mettano il fuoco dello sguardo su un’assenza, un buco. E se arriva davanti a quel buco poi la testa che fa? Continua ragionare? Senza elementi può ragionare?
Mi sento un po’ così leggendo cosa succede tra di noi, nelle nostre strade, città, nelle stanze dei nostri alberghi, o case, o scuole. Leggo di ragazzini che hanno bruciato vivo un senzatetto; di ragazzi diciottenni sparati e morti; di ragazze stuprate; di donne uccise, tante, troppe; di morti sul lavoro; di morti anche se ancora vivi. Anziani senza soldi, senza cure. Ma anche donne e uomini d’età media che faticano per un’analisi, un accertamento, una degenza in ospedale che non arriva, una fila senza speranza dentro un pronto soccorso.

Botte, morti, stupri

Ma ora pensavo alla violenza, quella che chiamiamo tutti così: quella fatta di botte, di morte, di stupri, e adesso anche di scherzi adolescenziali. Se provo a chiedermi perché succede io non riesco a giungere ad una risposta e perciò parlavo di vuoto, prima. Come se la domanda mi faccia arrivare di fronte ad un punto interrogativo infinito, dove non si giunge mai ad una causa, una ragione. Noi, quando ci domandiamo qualcosa, vogliamo conoscere la ragione di un accadimento: perché è successo? E cioè quale è il motivo, la ragione? Però la parola “ragione” starebbe già a dire che si può individuare una causa e che tale causa è in qualche modo razionale, cioè la ragione nostra la può comprendere, se ne dà una ragione. Ecco è la proporzione tra fatti e loro motivazioni: e allora il fatto me lo spiego.
Ma qui con la violenza che si sta scatenando ogni giorno a me sembra che la ragione non ci sia, che scaviamo e scaviamo, andiamo a cercarla ma non la troviamo. Almeno io non la trovo. Che ragione può avere un adolescente di dare fuoco a un senzatetto? Che ragione ha chi spari ad un diciottenne? Chi picchi un giovane studente? Chi tratti una donna come fosse un oggetto di sua proprietà verso cui non si ha nessuna cura ma solo disprezzo? Mi pare che la testa ad un certo punto giri a vuoto e non trovi niente: la ragione non c’è. Atti irrazionali, atti senza pensiero alcuno. Atti compiuti senza fermarsi a chiedersi: ma cosa sto facendo? Perché sto per fare questa cosa? Ecco, mi pare che si arrivi qui: non c’è Tempo, non c’è riflessione. Non c’è proprio quell’elemento che sarebbe un motivo di quella azione, un motivo pensato, voluto, attuato. C’è una cecità, una ottusità della ragione. C’è un darsi totale all’istinto dell’aggressività, di una qualche passione che si innesca quando riduciamo l’altro a nostro ludibrio, o a nostro oggetto inerme.
Penso che soltanto se ci si fermasse a pensare, se ci si ponesse una domanda, e ci si desse il tempo di risponderci, penso che forse un po’ di questa assurda violenza potrebbe sparire: pensare a cosa si sta per fare, riuscire a valutarlo, vedere con la mente l’atto che si sta per compiere, nel suo insieme, con le sue conseguenze, tutto intero. Vorrei che fosse tenuto in conto il pensare, ma per pensare occorre quella cosa che sembra nessuno può voglia, tutti lo fuggiamo: serve il tempo. corteo contro babygang scampia 460b min

Basta correre

Invece andiamo di corsa, sempre. Ci dicono che non c’è tempo da perdere. Dappertutto non c’è tempo da perdere. E invece stiamo perdendolo davvero, ma nella maniera peggiore perché stiamo smettendo di pensare. Articolare un pensiero, un discorso, produrre un’immagine nella nostra mente, tutto implica tempo e solo così possiamo misurarci consapevoli con le azioni che pure il mondo sembra farci fare come costretti, come portati da una forza invisibile che si impadronisce di noi. Ma non è così, possiamo sempre pensare, abbiamo il diritto e il dovere di pensare e di non sentirci vincolati a nessuna necessità che ci spinga nostro malgrado. Questa necessità di correre e correre, di non aspettare, non indugiare, sennò chissà cosa succede, chissà cosa perdiamo, chissà cosa non riusciamo a fare ma poi qualcuno lo fa prima di noi… è una manipolazione! E tale è anche laddove forse potremmo ancora pensare con calma, esercitare l’immaginazione e discorrere, confrontarci. Parlo della Scuola. Quello sarebbe ancora il luogo e il tempo del pensare, e del pensare insieme, nel confronto con gli altri, dandoci una mano perché tanti pensieri sono più e meglio di un pensiero solo, perché pensare insieme allarga sempre di più il campo delle nostre domande e perciò delle nostre risposte.

Riprendere a riflettere

Pensare insieme è ricchezza e conforto, è la speranza che anziché mollare all’irrazionalità si ritrovi la forza e l’ancoraggio sulla e della ragione umana, che si possa ritrovare la fiducia nel ragionamento e nelle soluzioni ragionate, con la partecipazione di tutti. Ma abbiamo dato anche alla scuola il compito di andare veloce, di non restare indietro. Le abbiamo assegnato il compito di avvicinare i nostri figli al mondo del lavoro che cambia e cambia e cambia di continuo… allora ecco, fermiamoci un attimo tutti quanti: se il mondo del lavoro cambia e cambia di continuo, come potrebbe la scuola corrergli dietro e stare al passo? Un mondo tecnologico dove una applicazione va bene oggi, ma domani già è vecchia, costringe la scuola a imparare quella applicazione, e il giorno dopo che fa? La disimpara, per poi impararne un’altra, e così di seguito tutti i giorni? Non è assurdo tutto ciò? Lo vediamo che non può funzionare? Che non garantisce nulla proprio per quel lavoro che cambia perché impazzisce dietro alle novità ma non dà più conoscenza? Non è con la conoscenza che chi ha progettato le applicazioni le modifica di continuo, non è con la conoscenza che quel lavoro tecnologico cambia? Allora la scuola dovrebbe tornare a dare conoscenza, e non le capacità tecniche che scompaiono all’ordine del minuto, all’apparire di quelle nuove. Dovrebbe dare la conoscenza, la riflessione, la capacità di comprendere il processo di un mondo che cambia, e non stargli solo dietro come un cagnolino fedele, cui tra l’altro il padrone fa il brutto scherzo di correre sempre più tecnicamente attrezzato costringendolo a faticare, ad avere il respiro corto, insensatamente.
Penso che si dovrebbe tornare a pensare, e perciò si dovrebbe tornare a darci Tempo senza correre, senza essere ricattati da una qualche apocalisse, se per caso ci fermiamo un po’. E poi non dovremmo mai dimenticare che i processi che cambiano veloci, hanno sempre l’essere umano dietro: ancora è così, visto che non abbiamo costruito alcune intelligenza artificiale che ci abbia sostituiti. Qui, lo so, che ci sarebbe quell’altra risposta pronta: è il Mercato, bellezza! Èh già! Cosa è il Mercato? Un ente trascendete? Il nuovo Dio del mondo del capitale? La Mano invisibile che tutto può? Se siamo diventati credenti in un’altra religione, almeno esplicitiamolo! Ma il Mercato sono le persone che muovono i capitali finanziari, senza regole, perché così hanno voluto e ottenuto da governi ossequiosi. Non è un dio. Non è un’entità trascendente, separata e indipendente dalle nostre individuali vite e volontà. E se la volontà è ancora nostra, allora possiamo riprendercela, e prenderci il Tempo di pensare e riflettere su quanto in ogni momento andiamo a fare.

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

La riproduzione di quest’articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l’autore. E’ vietato il “copia e incolla” del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l’articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l’insieme della pubblicazione. L’utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

Sostieni UNOeTRE.it

Di Daniela Mastracci

Daniela Mastracci.Sono nata l'11 marzo del 1970 e insegno nel Liceo Scientifico del mio Comune, Ceccano. Sono Prof e Mamma di due figli che mi crescono intorno mentre scopro che mi piace scrivere.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.