Je so pazzo 350 260 min

Je so pazzo 350 260 mindi Ignazio Mazzoli – Piccola, minuta, giovanissima e vivacissima comincia scusandosi del ritardo con cui è arrivata (lieve assai in verità), Federica Illianu dà immediatamente l’dea che parla per farsi capire da tutti, che è abituata a stare fra la gente e con tutti riesce a comunicare. Federica è una delle animatrici del movimento che nasce dai centri sociali napoletani e che va sotto il nome di “je so’ pazzo”, (il gruppo nacque in un ex Ospedale Psichiatrico Giudiziario OPG – ndr)..
Nelle sue parole nessuna voglia di follie, si chiamano così da una canzone di Pino Daniele che ha fra i suoi versi anche questo “c’ho il popolo che mi aspetta” Della vitalità costruttiva dei centri sociali di Napoli avevamo sentito parlare da Luigi De Magistris, Sindaco di Napoli quando venne qualche settimana addietro a Isola Liri, invitato dal PRC frusinate.

I movimenti sono indispensabili

Federica informa che da novembre ad oggi “siamo cresciuti”. Ormai c’è una rete in tutta Italia animata dalle loro idee e soprattutto dalle loro iniziative. In tutta Italia si sono già svolte 70 assemblee in preparazione di quella nazionale a Roma domenica 17 all’Ambra Iovinellik. che deciderà come andare alla campagna elettorale del 2018. Il messaggio è chiaro e diretto «Sinistra dal basso, “Je so pazzo” con PRC e PCI organizzano a Roma l’assemblea di quelli che non si rassegnano al “No” di Montanari e Falcone.» Il contributo dei movimenti sarà fondamentale in questa esperienza elettorale e la voglia di esserci per garantire una partecipazione dal basso nelle parole della Illianu contrassegnano come ci sia la volontà di limitare e ridurre l’astensione.
Lo abbiamo scritto più volte, se andrà a votare solo il 45% degli aventi diritto al voto sarà appena il 18 -20% (il famoso 40% del Rosatellum) dei votanti ad esprimere la maggioranza che governerà il Paese. Un’assoluta minoranza al potere. Occorre non astenersi se si vuole davvero cambiare qualcosa. Per fare questo è necessario che le persone si riprendano i propri spazi.
La giovanissima Federica (ma guardandola negli occhi si può leggere un’esperienza più adulta) rincuora: c’è «disgregazione, ma non rassegnazione». E’ un’affermazione importante. «Ci sono tante lotte in corso. Dovremo metterle in rete tutte, saper finalizzare tutte queste soggettività.» Bandiera pci 350 260
Viena da scrivere “magari”, dal momento che la sinistra oggi è una torre di Babele.
Avanza una domanda «Come far partecipare il popolo?» E dà la risposta a chi l’ascolta «Rispondendo alle esigenze»
L’elenco degli esempi concreti si sgrana facilmente, rivelando agli occhi di chi ascolta come si organizza la solidarietà anche fra ceti diversi. Medici, avvocati, altri professionisti che si mettono a disposizione di chi ha bisogni, i più diversi, e tutti insieme sono impegnati a rivendicare i diritti feriti e conculcati.
La sfida elettorale, in questo scenario, è solo un mezzo. «Nelle istituzioni bisogna esserci». Federica, abituata a parlare e a farsi capire da tutti, chiara, semplice, stringata e molto incisiva chiude. nei tempi previsti, il suo intervento. Saranno simili a lei i futuri dirigenti di una nuova sinistra popolare e di massa?

Ci riecheggiamo tante condivisibili ispirazioni che abbiamo ascoltato 18 giugno al Brancaccio e una bella espressione di Paolo Ferrero, qui a Frosinone: “i bisogni non hanno colore di partito, sono esigenze a cui dare risposte”. Le risposte, invece aggiungiamo noi, hanno sempre un colore. Possono essere di sinistra o di destra e la differenza c’è, ecco perché bisogna saperle dare senza farsi strappare di mano dalla destra il disagio sociale, la sua conseguente protesta e le giuste e coerenti soluzioni ispirate alla Costituzione.

Ma dove avviene tutto ciò? A Frosinone, nella sede dell’associazione “Oltre l’Occidente” che da sempre ormai ospita generosamente e gratuitamente tutto ciò che si muove nel mondo della sinistra, delle aree culturali progressiste e libertarie. Si scende in quello che un tempo era lo spazio di una rinomata parrucchiera e che oggi grazie al lavoro di Paolo Iafrate e dei suoi collaboratori è diventato luogo di appuntamenti politici e culturali, con una biblioteca di molte migliaia di volumi e uno studio di attrezzature informatiche e di realizzazioni di video e pubblicazioni.

Gli interventi

Oreste Della Posta, del PCI e Paolo Ceccano, del PRC, entrambi segretari delle federazioni dei partiti che hanno organizzato questo incontro, illustrano l’impegno messo in campo. “Le sinistre filo UE sono state tutte massacrate dove si è votato in Europa” dice Della Posta, intravvedendo un futuro roseo per loro. Paolo Ceccano sottolinea quanto “la sala oggi è piena e ricorda come l’assemblea di Sora lo sia stata anche di più”. Gli organizzatori infondono fiducia nel progetto che domenica 17 definirà nome e simbolo per la campa elettore 2018.Il nome sembra scontato: “Potere al popolo”, il simbolo è ancora avvolto dalla segretezza o dalla discussione fra chi non vorrebbe rinunciare ai propri simboli e chi vuole qualcosa di nuovo. Vedremo.

Intervengono in otto Rino Tarallo, Alberto Carè, Mario Rufo, Adriano Papetti, Maurizio Federico, Roberto D’Ambrosi, Marina Navarra, Karlo Barbudos Sorano.

Molti gli spunti. Una sola soddisfazione: finalmente una prova concreta di unità su idee condivise. “Voglia di recuperare rapporti umani”. “Amarezzbandiere rifondazione 360 260a per la cancellazione dell’assemblea del Brancaccio il 18 novembre scorso”. “Non si può delegare a chi ha votato SI di affrontare il disagio”. “Facciamoci rappresentare da chi fa le battaglie”. Ritrova cittadinanza la richiesta di “disarmo e lotta per la pace che assicurerebbero giganteschi risparmi da destinare a sanare le ferite della società”. “Oggi si vive una fase nuova, non di divisione fra PCI e PRC che si dividevano sempre sulle alleanze elettorali, ora non è più così” (sarà anche a Frosinone dove qualche contraddizioni non manca?)
Concludono questo incontro carico di aspettative Giovanni Russo Spena e Ugo Moro, Per PRC e PCI. Il primo sottolinea con forza che «siamo di fronte ad un progetto politico che riunifica conflitto e mutualismo (…) I più vecchi si mettano al servizio della nuova classe dirigente» e suggerisce accorgimenti per il voto: «i tempi stretti possono impedire manovre e opportunismo. Un mondo ci divide da Liberi e Uguali ma evitiamo di concentrarci nella polemica con loro, parliamo dei bisogni e delle soluzioni impendo sempre la guerra fra ultimi e penultimi». Ugo Moro incoraggia il suo PCI dichiarando che «è la strada giusta perché fatta di umanità e umiltà. Ci siamo divisi tante volte ora stiamo insieme senza imporre primati, alla pari».
Questo impegno comune continuerà, dichiarano tutti. Non farà la fine della lista Ingroia abbiamo sentito ripetere. Sarà il germe di una nuova formazione di sinistra? Finché non sapremo come si organizzeranno sarà difficile individuare il possibile futuro.
15 dicembre 2017

 
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