protesta_contro_revamping_inceneritorre_marangonidi Valerio Ascenzi – Il comune di Anagni non ha presentato ricorso contro il parere favorevole della Regione Lazio sulla riaccensione dell’inceneritore della Marangoni. Dal 30 ottobre è trascorso più di un mese. Invece del solito comunicato stampa non è arrivato nulla. Ce siamo accorti subito che qualcosa non quadrava. Ma abbiamo atteso. Ora qualche riflessione è d’obbligo.

La nota stampa inviata dall’Ufficio preposto del Comune di Anagni, parla non di rinuncia, bensì di una scelta diversa: quella del ricorso al Capo della Stato. Una scelta strana a nostro avviso, considerato che ci si è preclusi la possibilità di andare, in caso di bocciatura del Tar, al Consiglio di Stato.
Circa due mesi fa scrissi un comunicato stampa in veste di membro del coordinamento provinciale di Art. 1 – Mdp e un articolo come redattore di questo giornale on line. Mi chiedevo il motivo per cui ancora non era stato presentato il ricorso VS la determina della Regione Lazio, con la quale si dava parere favorevole alla riaccensione era del 27 luglio scorso.

A UNOeTRE.it è stata addirittura chiesta una rettifica, ma nella stessa non abbiamo potuto scrivere che il ricorso era stato presentato: i documenti pervenuti al giornale dal Comune attestavano solo la volontà di fare ricorso da parte della Giunta, che aveva dato mandato al sindaco di individuare un legale e dargli l’incarico di preparare e presentare il ricorso. Quindi, a voler esser buoni ci si rimette poco, abbiamo scritto che il Comune di Anagni manifestava l’intenzione di mantenere gli impegni presi con la cittadinanza. Ora però ci chiediamo: riuscirà Bassetta a mantenerli comunque? Che tempi ha il ricorso al Capo dello Stato? C’è chi sostiene che per un ricorso del genere il Presidente della Repubblica si affida sempre al Consigli di Stato. Se così fosse vero, in caso di bocciatura, poi, che si fa?

Dalla data della determina regionale in cui si autorizzava nuovamente Marangoni a riaccendere l’inceneritore, a mio avviso c’era tutto il tempo per preparare un ricorso al Tar fino al 30 ottobre, giorno della scadenza dei termini per presentare il ricorso. Nell’articolo di due mesi fa, nel quale parlavo anche delle dimissioni, poi ritirate, di Bassetta, spiegavo il mio punto di vista: non era il caso perder tempo con questione di natura strettamente politica, perché c’era quella scadenza da rispettare, che a mio avviso doveva essere prioritaria su tutto. Non è nostra intenzione quella di malignare sulle reali intenzioni dell’amministrazione di Anagni, poiché ci è stato raccontato che in Regione il sindaco si era è battuto strenuamente contro i rappresentanti dell’azienda, non mandandogliele a dire per niente: accusato di strumentalizzazione politica avrebbe risposto che quell’impianto avrebbe dato impiego a poche unità lavorative e che i posti di lavoro “buoni” (circa 400 unità della fabbrica di pneumatici) li avevano tolti chiudendo l’azienda.

Il fatto è che oggi, da parte del Comune, non c’era un ricorso al Tar. Non erano sospetti i nostri, ma timori che qualcosa potesse andare storto ce n’erano eccome. Al mancato ricorso si aggiunge l’assenza di ricorso ad adiuvandum di Legambiente Anagni, che avrebbe partecipato “accodandosi” a quello del Comune di Anagni.
I cittadini di Anagni, ma anche quelli dei paesi confinanti, possono sperare ancora sul ricorso fatto da alcune associazioni, tra cui Retuvasa. Ma gli stessi esponenti di quest’ultima ritengono che si è persa una grossa occasione per colpa del mancato ricorso del Comune: quella di affrontare la questione da punti di vista diversi. Davanti al Tar, secondo Alberto Valleriani di Retuvasa, un altro ricorso, magari capace di analizzare la situazione sotto un’altra ottica, dal lato prettamente amministrativo, avrebbe contribuito alla causa: i due ricorsi insieme avrebbero avuto maggior peso.

Retuvasa ha fatto ricorso su numerosi vizi procedurali da parte della Regione: ad esempio l’Ente regionale avrebbe dichiarato di aver ascoltato le associazioni, ma che come risposta alle stesse bastava la serie di risposte fornite nel 2000. Sono passati 17 anni da allora e sono cambiate molte cose: gli scenari ambientali sono diversi, la qualità dell’aria è pessima e lo stato di salute dei cittadini mette i brividi. Questo la Regione Lazio non l’ha valutato, perché? Valleriani ci ha riferito che nonostante sostenga che due ricorsi, da due punti di vista diversi, avrebbero garantito un maggior successo, ha invitato il Comune a seguire il proprio ricorso ad adiuvandum.
La riaccensione dell’inceneritore della Marangoni sarebbe un durissimo colpo per questo territorio, sul quale ci sono già diversi impianti del genere, sul quale incombe già lo spettro del revamping delle due line di Colleferro, che vengono tenute inattive, per il momento anche dagli attivisti e dagli ambientalisti che impediscono l’accesso, a chiunque abbia ordine di varcare i cancelli, al viale che porta agli inceneritori.

 
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Di Valerio Ascenzi

Sono nato ad Anagni il 25 giugno del 1977. Dal 1998 seguo la cronaca locale e provinciale. Dal 2001 sono iscritto all'ordine dei Giornalisti, elenco pubblicisti. Ho iniziato a lavorare per Ciociaria Oggi, per poi passare a Il Messaggero (cronaca di Frosinone), il Tempo (sempre di Frosinone) e poi al Quotidiano di Frosinone, giornale che ha avuto vita brevissima, esperienza a tratti positiva, ma conclusasi male a causa del fallimento del giornale. In ambito giornalistico e comunicativo ho lavorato in alcune iniziative editoriali romane e nazionali, accostandomi anche al mondo del foto-giornalismo.Ho alle spalle un percorso di studi lungo, poiché "travagliato". Era il 1997. I primi due anni di università li ho trascorsi nella facoltà di Farmacia presso La Sapienza. Già dopo il primo anno ho avvertito l'esigenza di cambiare. L'ho fatto poi iscrivendomi a Scienze della Comunicazione, sempre alla Sapienza, facoltà in cui avevo trovato la mia dimensione. Ma dovendo lavorare contemporaneamente – supplenze nella scuola pubblica e incarichi presso il Convitto Principe di Piemonte di Anagni - ho rallentato gli studi e li ho interrotti un paio di volte. Studiando e lavorando ho preparato due concorsi di abilitazione all'insegnamento – vinti entrambi. Oggi insegno nella scuola primaria, in provincia di Roma. Dopo aver preso il ruolo nel 2007, ho deciso di concludere il percorso universitario. Ho una laurea magistrale in Teorie e tecniche della comunicazione e dell'informazione, conseguita nel 2013 con una tesi in semiotica narrativa e storytelling: un lavoro meticoloso portato avanti per circa diciotto mesi, iniziato (e lasciato aperto) per garantire a me stesso una sorta di riqualificazione in un diverso settore della scrittura (la narrativa e lo screenwriting: la sceneggiatura). Del resto il giornalismo in questa provincia non dà più da mangiare a nessuno. In questi ultimi anni ho compreso che una formazione superiore non basta. Non basta neanche una laurea. Per questo ho ripreso a studiare di nuovo, iscrivendomi ad un master e non so se mi fermerò dopo.Scrivo per passione e da più di dieci anni faccio politica per passione. Dopo aver preso la tessera dei Democratici di Sinistra, sono divenuto per un paio di anni segretario di Anagni. Un traghettatore: nel 2007 siamo entrai nella fase costituente del PD. Avendo aderito alla mozione critica promossa da Gavino Angius, all'ultimo congresso dei DS, per restare coerente con la nostra linea (quella di lavorare per un PD iscritto al PSE) sono uscito con tutto il gruppo, dopo la totale indifferenza per le nostre proposte da parte dell'allora maggioranza guidata da Fassino. Il percorso politico da allora è stato sempre più difficile. Un'area politica, socialista democratica, realmente di sinistra, in Italia non è ancora nata. Nel 2008 ho seguito Angius nella costituente del PSI. Sono stato candidato alle elezioni politiche lo stesso anno. Il PSI non raggiunse neanche l'1%. L'esperienza con i socialisti non è stata positiva, non ne conservo un buon ricordo, soprattutto per il fatto che la struttura di quel partito non aveva nulla a che fare con la nostra cultura politica, fatta di partecipazione, discussione, analisi dei problemi e condivisione delle idee. Siamo rientrati a metà del 2009, insieme a Gavino Angius nel PD. Essendo noi una voce critica, ma piccola piccola, ci siamo resi conto del fatto che nel frattempo quel partito, i DS, non c'era più ed era stato sostituito da qualcosa che ancora oggi non sembra essere un partito. Gavino Angius rientrò con la volontà di lavorare per l'adesione al PSE. Ma ben presto si è capito che il PD andava in una direzione diversa. Nonostante tutto oggi il PD è un partito del socialismo europeo. Ma solo sull'etichetta. Di fatto, le sue politiche non sono di impronta socialista.Molti problemi annunciati dall'allora mozione Angius, sono ancora nodi da sciogliere nel PD nazionale e, a caduta, in quello regionale e provinciale. I circoli cittadini poi, lasciamoli perdere.Ho raccolto l'invito di Ignazio Mazzoli e di unoetre.it per cercare di coniugare la passione per la scrittura, per il giornalismo e per la politica. Per questo cerco di scrivere e commentare, sempre cercando di essere obiettivo, e allo stesso tempo critico, trattando i fatti della politica provinciale nell'area nord della provincia di Frosinone, in particolare ad Anagni.

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