ecosistema urbano 350 260

ecosistema urbano 350 260di Giuseppe Sarracino – Il rapporto sulle performance ambientali delle città 2017, presentato da Legambiente, in collaborazione con Ambienteitalia e il Sole 24, riguardante le città capoluogo della regione Lazio, mette in luce la loro cattiva qualità urbana.
Infatti nella classifica generale, Roma, occupa l’88° posto, seguita da Latina 89, Frosinone 99°, Viterbo 102°, mentre la città di Rieti si distingue posizionandosi a metà classifica ovvero al 61° posto. Occorre evidenziare che nessun miglioramento è stato fatto rispetto agli anni passati, al contrario abbiamo un ulteriore scivolamento verso il basso della graduatoria delle suddette città.
I dati dimostrano, quindi, che nel Lazio esiste una “questione ambientale” che non può essere lasciata solo ai singoli comuni, ma al contrario, pur partendo da essi occorre avviare una nuova politica di sostenibilità urbana.
Passando ad esaminare alcuni degli indicatori il cui peso è rilevante sulla saluta umana, ovvero gli inquinanti solidi ( particolato, PMX) e gassosi ( biossido di azoto, O3) prodotti da attività naturali o antropiche, si vede come la città di Frosinone occupa una posizione fortemente preoccupante nella classifica, seguita da Roma, Latina, Rieti, mentre Viterbo non è classificabile per mancanza di dati. In altri termini sono, queste, le aree forse più critiche del paese, per gli elevati livelli di PM10, PM2,5 ma anche per i livelli di ozono e biossido di azoto.
Numerosi studi di importanza internazionale hanno dimostrato “un’associazione tra esposizione a particolato atmosferico e l’incidenza del cancro polmonare”, in due piccoli comuni italiani è stato dimostrato come la “concentrazione del PM2.5 superiore ai limiti di legge sono stati causa della morta di 8 delle 177 morti riscontrate, mentre 3 delle 177 sono imputabili all’eccesso di inquinanti gassosi” A tutto questo occorre aggiungere gli ingenti costi sanitari che vengono sostenuti per la cura dalle suddette patologie. Il progetto “Aphekom”, condotto da 60 ricercatori in 12 paesi in tutta Europa ha dimostrato come in 25 città esaminate, il più grande onere sanitario sostenuto è da imputare agli effetti dell’esposizione cronica a PM2.5.
Non è intenzione utilizzare questi dati per fare del “terrorismo” spicciolo, al contrario si vuole porre l’attenzione sul fatto quanto sia pericoloso sottovalutare tale problema e pertanto occorre mettere in campo ogni azione per migliorare la qualità dell’aria che respiriamo.
A tale proposito occorre ricordare come numerosi studi hanno dimostrato che esiste un rapporto stretto tra qualità urbana e presenza di verde, il cui effetto riduce i livelli di inquinamento atmosferico.
Gli indicatori, del rapporto, riguardante l’estensione pro-capite di verde usufruibile presente nelle cinque città laziali, varia da 12,6 mq/ab. del comune di Latina a 29 mq./ab di Frosinone , mentre Roma si attesta a 15.9 mq./ab., Rieti a 13.5 mq./ab ed infine Viterbo a 17.2mq./ab. Per quanto riguarda il numero degli alberi per ogni 100 abitanti, le cinque le città sono sotto il valore medio, relativo ai 64 comuni che hanno fornito il dato, che è di 18 alberi /100 abitanti. Eppure sono proprio gli alberi forse che possono contribuire enormemente, ed in modo naturale, ad abbassare i livelli di inquinamento atmosferico soprattutto del particolato.
Gli alberi e meglio ancora, le loro chiome sono in grado di catturare le particelle inquinanti presenti nell’aria per poi assorbirle attraverso meccanismi naturali. Tale capacità varia da specie a specie, dall’età del soggetto arboreo e da altri fattori, ma il dato importante riguarda la capacità di ridurre la deposizione di particelle atmosferiche.
Da tempo si parla di foresta urbana, ovvero portare la” natura in città”, esperienze interessanti sono state fatte anche in Italia, a Bologna attraverso il progetto “Gaia”, sono state individuate 24 specie idonee ad assolvere questa funzione (l’ Acero campestre, il Bagolaro, l’Orniello, il Tiglio ecc.). L’obiettivo del progetto è quello di piantare migliaia di alberi all’interno delle aree urbane e periurbane, in modo da ridurre il fenomeno dell’inquinamento atmosferico.
Le cinque città capoluogo laziali, per quanto riguarda l’impegno sulle tematiche del verde sono sostanzialmente prive di ogni strategia di lungo periodo. Eppure sarebbe necessario che ogni comune, pur nelle differenze che li caratterizzano, adottassero per il governo dei propri sistemi verdi urbani e periurbani quanto indicato dalla legge sulle “ Norme per lo sviluppo degli spazi urbani”, la Legge n.10/2013.

Purtroppo occorre constatare:
1° – Nessuno dei comuni è provvisto di un Piano del verde, strumento utile in grado di progettare in modo armonioso le scelte sul territorio e integrarle all’interno degli strumenti di pianificazione. Uno strumento capace di indirizzare le politiche di trasformazione urbanistica locale e le conseguenti scelte dell’amministrazione comunale in materia di verde pubblico, ma non solo.
2° – Eccetto il Comune di Frosinone, gli altri sono privi di un regolamento del verde, il cui scopo è quello di garantire, in un’ottica di sostenibilità e di miglioramento dei servizi ecosistemici, efficacia funzionale alle singole piante e alle aree verdi pubbliche e private, sia nelle aree costruite sia in quelle rurali, riconoscendone il rilievo ambientale, paesaggistico, storico, culturale, sanitario e ricreativo. ( Linee guida Comitato per lo sviluppo del verde pubblico)
3° – I comuni non hanno effettuato il censimento del verde, per conoscere il proprio patrimonio arboreo e arbustivo, in modo da consentire una corretta pianificazione di nuove aree verdi, la progettazione degli interventi di riqualificazione del patrimonio esistente, nonché per la stima degli investimenti economici necessari al mantenimento e potenziamento della funzionalità del patrimonio verde. ( Frosinone effettuato nel 2004 ).
Il quadro presentato non è per niente esaltante per quanto riguarda l’ impegno profuso verso il verde, il più delle volte esso viene confinato al ruolo di verde ornamentale ed estetico.

Se la nostra lente di indagine analizza i comuni della provincia di Frosinone, al di là dei dati forniti da ecosistema urbano, scopre una situazione preoccupante.
La provincia di Frosinone ha 91 comuni di piccole e medie dimensioni, il 74% di essi è composto da una popolazione che oscilla tra i 300 e poco meno dei 5.000 abitanti, solo 12 comuni, hanno una popolazione che supera i 10.000 abitanti ( Fiuggi 10.000, Frosinone 47.000 abitanti). Le ridotte dimensioni della maggior parte di essi rende difficile avviare adeguate politiche ambientali. Ma i dati forniti dall’ARPA Lazio per Ceccano, Ferentino, Alatri, Frosinone, riguardante il PM10 e gli inquinanti gassosi sono fortemente inquietanti.
Certamente occorre avviare politiche integrate, su scala intercomunale, di medio e lungo termine, per cominciare ad ottenere alcuni risultati. La forestazione urbana può svolgere un ruolo fondamentale in tal senso, risultati interessanti si sono verificati a villa Ada Roma, dove la vegetazione ha ridotto di oltre 4 tonnellate la quantità di PM10 durante il corso del 2012.
Da quando detto appare chiaro che occorre porre maggiore attenzione alla progettazione e programmazione del verde, in quanto studi e progetti sperimentati e realizzati ormai ovunque, sono in grado di stimare i benefici che il verde urbano può offrire in termini di sequestro della CO2, nonché nella rimozione di inquinanti dall’aria e nell’abbassamento dei costi per le cure sanitarie.
Tenendo conto le peculiarità dei Comuni medio-piccoli, che caratterizza il territorio laziale, spesso provvisti di limitate risorse economiche e umane occorrerebbe che la Regione, offrisse un minimo di strumenti di governo del verde necessari per migliorare la qualità di vita dei propri cittadini, partendo da un grande progetto di forestazione urbana.

*Giuseppe Sarracino
Agronomo Paesaggista

 

Performance ambientali di alcuni indicatori e classifica

Indicatori

Roma

Frosinone

Latina

Rieti

Viterbo

2017

2016

 

2017

2016

2017

2016

2017

2016

2017

2016

1)    NO2 ug/mc

50.79

49.40

33.5

36

25.67

29

21

25

nd

nd

2)    Ozono

10.78

25.25

20

31

1

0

0

40

nd

nd

3)    PM10

28.75

30.80

35

41.5

23.67

26

21

22

nd

nd

4)    PM2.5

16.4

x

19

x

13

x

15

x

nd

nd

Alberi ogni 100/Ab.

11

X

9

x

nd

x

9

x

nd

nd

Verde totale ( mq/ab.)

15.9

15.9

29.1

29.1

12.6

12.6

13.5

13.5

17.2

17.2

 

Classifica

2017

2016

 

2017

2016

2017

2016

2017

2016

2017

2017

88

85

99

103

89

71

61

54

102

92

Fonte: Ecosistema Urbano di Legambiente

Note:

1)Media dei valori medi annuali in μg/mc registrati dalle centraline urbane.

2) Media del n° giorni di superamento della media mobile sulle 8 ore di 120 μg/mc registrata dalle centraline urbane

3) Media dei valori medi annuali in μg/mc registrati dalle centraline urbane

4) Media dei valori medi annuali in μg/mc registrati dalle centraline urbane.

Nd= Non dichiarato

X = nuovo ind.

La tabella mostra che la quantità di polveri sottili è maggiore rispetto a quella suggerita dai valori guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per la tutela della salute. ( Limite PM10 OMS = 20 μg/mc) mentre rimane sotto il limite per i valori U.E. ( Limite UE (PM10 = 40 μg/mc.).

Performance ambientali di alcuni indicatori e classifica

Indicatori

Roma

Frosinone

Latina

Rieti

Viterbo

2017

2016

 

2017

2016

2017

2016

2017

2016

2017

2016

1)    NO2 ug/mc

50.79

49.40

33.5

36

25.67

29

21

25

nd

nd

2)    Ozono

10.78

25.25

20

31

1

0

0

40

nd

nd

3)    PM10

28.75

30.80

35

41.5

23.67

26

21

22

nd

nd

4)    PM2.5

16.4

x

19

x

13

x

15

x

nd

nd

Alberi ogni 100/Ab.

11

X

9

x

nd

x

9

x

nd

nd

Verde totale ( mq/ab.)

15.9

15.9

29.1

29.1

12.6

12.6

13.5

13.5

17.2

17.2

 

Classifica

2017

2016

 

2017

2016

2017

2016

2017

2016

2017

2017

88

85

99

103

89

71

61

54

102

92

Fonte: Ecosistema Urbano di Legambiente

Note:

1)Media dei valori medi annuali in μg/mc registrati dalle centraline urbane.

2) Media del n° giorni di superamento della media mobile sulle 8 ore di 120 μg/mc registrata dalle centraline urbane

3) Media dei valori medi annuali in μg/mc registrati dalle centraline urbane

4) Media dei valori medi annuali in μg/mc registrati dalle centraline urbane.

Nd= Non dichiarato

X = nuovo ind.

La tabella mostra che la quantità di polveri sottili è maggiore rispetto a quella suggerita dai valori guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per la tutela della salute. ( Limite PM10 OMS = 20 μg/mc) mentre rimane sotto il limite per i valori U.E. ( Limite UE (PM10 = 40 μg/mc.).

Di Giuseppe Sarracino

Autori che hanno concesso i loro articoli, Collaboratori occasionali

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