mercatolavoro 350 260di Anna Elisa De Santis – Relazione di lavoro e democrazia. L’esperienza dei 530 della FCA-

La massa di informazioni che ci ingloba dal mattino fino a notte, ha un effetto tra gli altri molto comune: la difficoltà a comprendere cosa sta accadendo. Molte cose accadono ogni giorno, ma se diciamo “che è successo oggi?”, intendiamo cosa è avvenuto che ieri non era e adesso non solo esiste ma ha già cambiato il nostro presente.

530: sono volti, sguardi, sono persone

Il recente articolo del Direttore di UNOeTRE. it sulla mancata stabilizzazione degli addetti FIAT scuce la cappa che la realtà mediatica cala attorno al tema del lavoro, ridotto spesso nell’informazione frettolosa a meri dati numerici.
Il numero, in questo caso 530, tanti sono i lavoratori colpiti, si riferisce a persone. 530 volti, sguardi che hanno letto il messaggio della FIAT (FCA), del quale il Direttore sottolinea il tono lieve, inappropriato alla sostanza della missiva.
Si potrebbe dire con piana tranquillità che questi sono i tempi, il linguaggio ai tempi della valanga linguistica che ci rotola addosso da un capo all’altro del mondo. Sarebbe consolante dirlo e invece, se guardiamo meglio in questa notizia, troviamo ben altre informazioni che sono collegate alla funzione che socialmente si vuole riconoscere al lavoro.

La comunicazione FIAT è dentro il pensiero politico orientato ad una trasformazione definitiva della relazione di lavoro.
Il lavoro dipendente e le collaborazioni che dell’impresa seguono le sorti in una fittizia autonomia, sono un’accessorietà intercambiabile, riducibile, estensibile.
La questione è interamente politica e con la politica i lavoratori devono tornare a confrontarsi, non accettando di essere chiusi nelle riserve indiane di famiglie sempre più deboli, territori isolati in città come in provincia. Territori frammentati nei quartieri indeboliti dall’alienante partecipazione limitata al momento della conta del peso elettorale, alle pratiche monotone di costruzione di opposti schieramenti attorno a comitati elettorali. Così anche nelle frazioni, nei borghi, nelle campagne.
Così anche nel territorio ciociaro e a Cassino, dove la vicenda dei 530 lavoratori ha preso corpo.

Partecipazione alla politica, è il mezzo per difendere dignità e valore di sé

I lavoratori possono riprendere nelle loro mani il filo interrotto della partecipazione alla politica, perché questa è il mezzo per difendere la propria dignità e valore, in una società che sia capace di rispettare la dignità e il valore di ognuno, in uno Stato che conosca le diseguaglianze e agisca per superarle.
La partecipazione politica dei lavoratori potrà efficacemente contrastare la riduzione della politica a conta, perché potrà essere baricentro dell’impegno di quanti vogliano impegnarsi in questa stessa direzione per una società che libera capacità e contrasta diseguaglianze, rimuove gli ostacoli all’espressione piena della persona umana, in ogni condizione di vita e relazione, compresa quella di lavoro.
Il Prof. Luigi Ferrajoli, nel suo Principia juris. Teoria del diritto e della democrazia, ha affrontato il tema dell’eventualità che la formazione della maggioranza, nell’esperienza contemporanea, possa non essere sufficiente da sola a garantire la realtà democratica.
Nel vivo dell’esperienza, l’ipotesi del Professore si conferma di rilievo e non solo per vicende come quella americana con Trump.
Se tutto si riduce a conta, i numeri costruiranno una realtà solo apparente, fittizia. Colui che può aggiungere o diminuire i dati da contare, se nessuno bilancerà questo suo potere, si presenterà come necessario autore del bene, come fa Marchionne. I 530 sono solo uno dei numeri risultato. La disumanità delle sue decisioni è quindi del tutto possibile, il punto è chi bilancia questo potere grandissimo d’impresa. Chi altri se non un governo democratico dovrebbe farlo? E’ comunista chiedere questo? Non basta più classificare, magari bastasse per fare il giusto. Anche la Cina aggiunge e toglie lavoratori, usa strumenti capitalistici, è nella competizione capitalistica. Come?
In Italia è possibile porsi obiettivi di cambiamento profondo della governance aziendale, affinchè sia interrotto lo scivolamento del lavoro umano alla condizione dell’occasionalità, di variabile prima nella gestione. Cambiamenti non solo nelle linee guida, ma nelle norme, che spostino in avanti la responsabilità d’impresa, sociale e etica. In autonomia dalle norme, ma alimentata da queste.

Se tale è l’orizzonte, potrà essere più chiaro come trovare la forza di ricostruire il concetto stesso di diritto del lavoro, che è andato sfumando insieme a quello di diritto al lavoro. Possiamo dirlo con chiarezza che l’assioma della inesistenza del diritto al lavoro, sostenuto dal Ministro Fornero, sia stato uno dei colpi più duri inferti dall’Italia alla funzione del lavoro contemporaneo, alle relazioni di lavoro. E’ stato, questo è vero, un pensiero di elaborazione non esclusiva di quel Ministro, sul quale tutti gli strali è troppo facile indirizzare, ma l’esito di una costante marcia di destrutturazione costituzionale, condotta a livello culturale, prima di giungere al presente, in cui le persone corrono costantemente il rischio di essere assimilate a solitari numeri o stock.

Di Anna Elisa De Santis

Anna Elisa De Santis. Avvocata. Vive a Ceccano, impegnata in ricerche della giurisprudenza dell'ambiente e della coerenza dell'attività imprenditoriali con l'Art 41 della Costituzione italiana. Ama scrivere poesie e favole.

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