di Stefano Di Scanno da L’inchiesta di sabato 9 settembre 2017 – Non si possono pubblicare per anni articoli di Franco Assante ed Achille Migliorelli, esserne stati amici, aver presenziato con loro ad iniziative pubbliche, aver avuto scambi di opinione continui, averne condiviso e sostenuto le battaglie più importanti, e poi tacere o nascondere notizie, quando eticamente siamo tenuti a darne conto nella loro completezza e correttezza anche se fossimo cronisti di primo pelo. Regola deontologica valida ancor più se parliamo di fatti riferibili allo stomachevole sistema della dilapidazione scientifica del denaro pubblico a scopi privati, perseguita da certa politica.
La precisazione è importante non solo perché – dopo le cronache (o le mancate cronache) degli ultimi giorni – definisce l’appartenenza ideale di coloro che si riconoscono nella linea editoriale del nostro giornale e che lo portano in giro, una volta acquistato in edicola, senza aver timore di esibirlo, ma anche perché rappresenta una dichiarazione che rinnova un impegno cristallino della direzione e della redazione con i lettori ed i sostenitori di ogni genere, a partire dagli inserzionisti di riferimento (un patrimonio essenziale per il nostro lavoro di informazione indipendente, per questo consigliamo sempre di guardare con particolare attenzione anche gli spazi pubblicitari che ospitiamo e che ci aiutano a resistere).
Va ribadito che la questione morale investe anche la categoria giornalistica ed i più temibili nemici dell’opinione pubblica sono i lustrascarpe – lo scrivevamo la scorsa settimana – che fingono indipendenza con sprezzo multimediatico ed invece puntano solo a far crescere i propri conti correnti, tenendosi buoni e cari i veri detentori del potere predatorio. Dall’acqua alla sanità, dai rifiuti ai munifici gestori delle finanze regionali.
Ma torniamo al potere che conta: non è un caso se Assante – di cui ricordavamo nei giorni scorsi i tre anni dalla scomparsa – e Migliorelli, di cui ieri si sono celebrate le esequie, siano stati sempre tenuti ai margini delle stanze dei bottoni. A parte i soliti amici stretti che li hanno ricordati, con commozione autentica, per il resto molti dei potenti si sono ben guardati dal rilasciare dichiarazioni e spesso anche dallo spedire un semplice telegramma ai parenti. Perché ormai non avvertono neppure la necessità di dissimulare il loro senso di “liberazione” da esponenti storici moralmente inattaccabili. Franco Assante e Achille Migliorelli hanno guardato con sospetto i pacchetti di tessere con fiumi di contante, denunciato l’accapparramento parentale e clientelare dei posti di lavoro, la sistemazione monarchica di discendenti nei posti che contano; hanno attaccato la corruzione latente e diffusissima, il morbo dell’asservimento di troppe persone – parliamo di professionisti e ceti medio alti, non di diseredati – che terranno pure famiglia ma hanno gettato via da un pezzo la dignità.
Un po’ come per l’orografia, si ha l’impressione che i due avvocati del Pci siamo rimasti come due belle isole, circondate da un mare insidioso e pieno di mulinelli. Nelle ultime ore una sentenza d’appello della Corte dei Conti ha fatto riemergere, come un fiume carsico spruzzato improvviso tra le rocce, una vicenda da sordido sottogoverno. Un contratto da dirigente per un professionista che mette tranquillamente agli atti di “non aver alcun obiettivo predeterminato da raggiungere per l’incarico ricevuto, come pure che la prestazione che era stato chiamato a svolgere non era in linea con le proprie professionalità”. Insomma una spesa di 600mila euro a carico dei contribuenti del tutto immotivata e scoperta solo grazie ad una verifica della Guardia di Finanza (i deboli accendano un cero alle Fiamme Gialle, non guardiamoli sempre e solo come braccio armato del Fisco).
Quanti altri incarichi e consulenze sono stati fatti e continuano ad essere assegnati potendosene fare tranquillamente a meno? Quant’è esteso il malgoverno che genera asservimento elettorale e corruzione? Dove inizia la parte buona della politica e delle istituzioni? C’è un confine da cercare e da presidiare?
Domande che Assante e Migliorelli hanno posto prima di tutto al loro stesso partito che, negli anni, era diventato il Pd. Senza ricevere alcuna risposta.
A proposito si sappia che, oltre ad essere esclusi (immotivatamente nonostante le molte richieste rituali per posta elettronica), dalle pubblicazioni istituzionali della Regione Lazio, ultimamente anche il Comune di Cassino nel bando per le strisce blu ha avuto il buon senso di rivolgersi a 4 giornali tenendo fuori solo il nostro. Grazie sindaco D’Alessandro. Lei sì che si comporta come Zingaretti.
Ma esistono uomini politici e amministratori, come Ottaviani e Pompeo che, sebbene non sprizzino di gioia sfogliando L’inchiesta, non la escludono certo dalle inserzioni istituzionali dei Comuni di Frosinone e Ferentino e della Provincia.
Perché bisogna sempre diffidare dei detentori della verità, dei sedicenti duri e puri. La democrazia è semplicemente e banalmente assicurata solo dal pluralismo dell’informazione e dalla voce delle coscienze libere. Finché c’è un cane da guardia vero, capace di azzannare un potente, si può restar tranquillo. Qualche anticorpo in circolazione resiste, nonostante i soliti politici e giornalisti, col fondoschiena al sicuro nel Sistema.