AchilleMigliorelli 350 260

AchilleMigliorelli 350 260di Ermisio Mazzocchi – Un impegno costante per una politica di grandi valori ideali e sociali. Questo è Achille Migliorelli.
Comunista, iscritto al PCI da giovanissimo. La sua terra devastata dalla guerra e dall’emigrazione doveva ricostruire il futuro e Achille fu l’artefice e il protagonista di quella rinascita.
Sindaco all’età di 26 anni, il primo e unico sindaco comunista in un territorio dove la DC aveva il dominio assoluto nei comuni che circondavano la sua S. Giorgio a Liri. In pieno boom economico, la sua tenacia e le sue capacità politiche gli consentirono di essere eletto alla prima carica delle sua città.
Non era solo questo.
Migliorelli era una figura poliedrica, colta, aperta, disponibile al dialogo, costruttore di rapporti politici convergenti su progetti avanzati di rinnovamento sia negli atti amministrativi sia nei partiti, in particolare quello a quale lui apparteneva.
Non era un conformista. Si proiettava sempre in una visione degli avvenimenti con una sua interpretazione per approfondire, capire, trovare altre strade per dare risposte soddisfacenti e giuste.

Da sempre uomo di sinistra

Migliorelli è sempre stato un uomo di sinistra. Non è mai venuto meno a questa matrice culturale – politica e questo non ha mai costituito un elemento di rottura, di divisione, ma era rivolto a trovare una unità non formale, ma nella sostanza delle scelte politiche.
Il dialogo come strumento per costruire una politica sana, costruttiva, di forti idee nell’interesse del popolo. Nel PCI ebbe un ruolo non secondario nella ricerca di percorsi che salvaguardassero la democrazia interna, il libero dibattito.
Non accettò che il centralismo democratico si trasformasse in centralismo burocratico come ebbe a definire la questione del “Manifesto”, opponendosi con determinate argomentazioni alla decisone della Direzione nazionale del PCI di radiare i promotori di quella esperienza politica.
Non è l’unico caso. Molteplici sono state le sue posizioni di dissenso, mai distruttive e tutte rivolte a unire per meglio rispondere ai problemi.
Il suo è stato un percorso politico lineare, chiaro, senza ombre, con molti interrogativi, questo sì.
La sua formazione politico – amministrativa lo portava a porsi domande, a capire non in modo dogmatico i processi della società e le trasformazioni del suo partito, prima il PCI e poi il PD.

Fermamente convinto di dover difendere i diritti garantiti dalla Costituzione

Saldamente ancorato ai valori della democrazia costituzionale, che era stata la sua bussola di orientamento nel suo impegno come amministratore che come dirigente politico, non aveva avuto dubbi a schierarsi per il NO.
Infaticabile nel perseguire le sue convinzioni, non aveva mai abbandonato il suo impegno politico come lo ara stato in quegli anni che ricopri la carica di sindaco, come nei vivaci dibattiti politici nelle interminabili riunioni nel Comitato di zona del PCI e negli organismi dirigenti provinciale del PCI.
Non da meno lo fu nella trasformazione dei partiti, sino al PD.
Nessuno di noi mai lo considerò un eretico. Era considerato un interlocutore prezioso per esperienza e per la sua profonda passione della politica, quella al servizio dei lavoratori, delle parti più deboli della società, dell’intera comunità cittadina, indistintamente che si trattasse del suo paese che di tutta l’Italia.
Non lascia un vuoto. Lascia una patrimonio ricco di valori, di passione, di rigore morale, di impegno sino all’ultimo minuto.
Non molti hanno avuto questa infinita e forte spinta propulsiva, costante e visibile, su cui tutti avrebbero potuto fare affidamento, senza avere il timore di essere lasciati in mezzo al guado.
E quelli che oggi si stringono intorno a lui sanno di essere come “Il viandante ansioso di varcare il torrente, getta pietre una sull’altra nel profondo dell’acqua, poi posa sicuro il suo piede sulle ultime che affiorano, perché sa che quelle riprese nel gorgo sosteranno il suo peso” (Rosselli).
Ciao compagno Migliorelli.

lì 7 settembre 2017

 

Di Ermisio Mazzocchi

Ermisio Mazzocchi: nato a Vetralla (VT) il 7 agosto 1946. E' laureato in Filosofia presso l'Università di Roma "La Sapienza". Nel 1972 è dirigente nel PCI nella Federazione di Frosinone. Dal 1985 assume l'incarico di Presidente della Confederazione italiana coltivatori (oggi CIA) che lascerà nel 1990 per ricoprire incarichi politici nel Comitato regionale del PCI e in seguito PDS del Lazio. Si è occupato di agricoltura e dei suoi prodotti come Presidente della Consulta regionale e nell'ambito dell'ARSIAL. Nel 2004 tiene su incarico dell'Università di Cassino un corso sul tema "Storia della bonifica pontina". Nel 2003 pubblica il suo primo libro sulla storia dei partiti cui segue il secondo nel 2011 sullo stesso tema. Il suo impegno politico è nel PD. Studia avvenimenti storici ed economici.

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