LIP contro Buona Scuola

LIP contro Buona Scuoladi Daniela Mastracci La Lip Scuola, la Legge di iniziativa popolare sulla Scuola della Costituzione.
L’8 settembre, data simbolica, potremmo dire, della lotta antifascista, verrà depositata in Cassazione la Lip Scuola, ovvero la Legge di iniziativa popolare per la Scuola della Costituzione. Unoetre invita tutti i suoi lettori a leggere integralmente la Legge per farsi una propria idea e soprattutto perché è bellissima, ha un linguaggio chiaro, comprensibile, rispettoso delle differenze di genere e depurato da ogni approccio aziendalista. Si chiama Scuola della Costituzione perché parte esattamente da là, dalla nostra Carta Costituzionale, patrimonio di democrazia e partecipazione attiva e consapevole che fa da sfondo e da fondamenta a tutti noi Cittadini Italiani.
Principi: la Legge di Iniziativa Popolare ha come riferimento potente e portante la nostra Carta Costituzionale (artt 3, 9, 33 e 34): la scuola deve essere plurale, laica, inclusiva, finalizzata alla valorizzazione della persona ed alla rimozione degli ostacoli economici, sociali, culturali e di genere che limitano libertà e uguaglianza. Si fonda sulla libertà di insegnamento sancita dalla Costituzione quale principio imprescindibile di garanzia dell’interesse generale. È democratica: garantisce la partecipazione al suo governo da parte di docenti, educatori, personale ausiliario, tecnico e amministrativo, genitori e studenti; rilancia ed amplia i poteri degli organi collegiali. È sempre tesa al miglioramento della scuola pubblica, tramite l’obbligo per gli insegnanti alla formazione e all’aggiornamento ed una costante e trasparente autovalutazione delle scuole a partire dall’ascolto degli alunni e dei loro genitori e con il contributo di figure professionali esterne.
Finalità: le legge prevede l’acquisizione consapevole dei saperi, nel rispetto dei ritmi dell’età evolutiva, tramite alternanza di lezioni frontali, attività laboratoriali, lavoro individuale e cooperativo, con un’attenzione costante all’interazione interculturale.
Risorse: è necessario il 6% del Pil, perché il 6% è la media europea e nulla di più, mentre noi oggi siamo al penultimo posto per la spesa per l’istruzione; se ce la fanno Paesi ben più poveri del nostro, non si capisce perché noi destiniamo così poco al futuro dei nostri ragazzi (e quindi della nostra società).
Risorse, quindi, per: l’obbligatorietà dell’ultimo anno di scuola dell’infanzia e l’estensione dell’obbligo scolastico a 18 anni. Classi di 22 alunni, il ripristino del modulo e del tempo pieno nella scuola primaria e prolungato nella secondaria di primo grado; perché per fare una buona scuola, sono necessari necessario tempo ed attenzione verso ogni ragazza/o. Dotazioni organiche aggiuntive stabili e adeguate per il sostegno, l’integrazione, la lotta alla dispersione e al disagio.
La legge, inoltre, pensa a una scuola che in nome della continuità didattica dei docenti e della qualità del sistema educativo affronta la questione del precariato, con l’obbligo di assunzione a tempo indeterminato su tutti i posti vacanti. Una scuola secondaria di secondo grado con un biennio unitario e un triennio di specializzazione che rimanda la scelta delle proprie attitudini a 16 anni (e non a 13 come accade oggi, disorientando le scelte) e che fino a quell’età offre a tutti i suoi cittadini l’opportunità di “assaggiare” tutti gli ingredienti necessari per una buona riuscita nella vita, che sa vedere oltre la necessità del mercato del lavoro, e antepone ad esso lo sviluppo delle capacità critiche di ogni individuo.
E ancora: un piano straordinario di edilizia scolastica che metta in sicurezza le scuole esistenti e progetti nuove scuole: sicure, salubri, accoglienti, belle ed ecologiche.

 
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Di Daniela Mastracci

Daniela Mastracci.Sono nata l'11 marzo del 1970 e insegno nel Liceo Scientifico del mio Comune, Ceccano. Sono Prof e Mamma di due figli che mi crescono intorno mentre scopro che mi piace scrivere.

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