Ermisio Mazzocchi invita UNOeTRE.it a promovere un dibattito e un’analisi sulle questioni “terremoti” e “stato urbanistico nelle città della provincia”. Nessuno ne parla mai. Infatti. Eppure è accertato che il nostro è un terriotorio soggeto ad attività sismica non infrequente.
Si fanno analisi, critiche, proposte, leggi ecc su alcune emergenze drammatiche come la sanità, ma niente su speculazioni, abusivismi ecc nell’urbanistica (i voti sò pezzi de’ core). Giusto. Perchè non provarci, amgari condividendo l’impegno con altre testate?
Mazzocchi inizia fornedoci una sua chat con il deputato del suo partito Roberto Morassut.
Morassut 25 agosto 2017 dopo il terremoto che ha colpito Ischia
«Ad Ischia sono crollati edifici per un terremoto forte ma non devastante. E si è riaperta la discussione sulla fragilità costruttiva di tanti nostri borghi. Discussione che, non c’è da illudersi, si spegnerà tra poco fino al prossimo evento sismico o alla prossima catastrofe naturale.
Faccio queste considerazioni:
1. La storia di migliaia di borghi italiani è una storia di povertà rurale e di arretratezza. In migliaia di comuni italiani il Medioevo è finito poco dopo l’ultima guerra. Borghi costruiti poveramente e pietra su pietra, con materiali essenziali e su luoghi impervi scelti per difendersi dalle invasioni e dalle pestilenze delle valli e delle paludi. Il fatto che molti borghi abbiano assunto nei decenni più recenti un aspetto più decoroso e gradevole con restauri e ristrutturazioni non toglie che la qualità costruttiva originaria è sempre povera e fragile.
2. In questi borghi ( ma non solo lí ) le leggi sul condono, i piani casa e le semplificazioni normative edilizie ( senza controlli ad esito degli interventi autocertificabili ) hanno contribuito a trasformare molti edifici in modo parziale, ad ampliare le superfici, a modificazioni anche sostanziali ma lasciando inalterate le caratteristiche strutturali ( fragili ) e, semmai, compromettendole ulteriormente.
3. L’abusivismo residenziale edilizio di nuova costruzione ( quindi non ampliamenti o ristrutturazioni dell’esistente ) è un fenomeno contraddittorio. La qualità costruttiva è buona se si tratta di case. Perché chi si è fatto la casa da solo ha curato che fosse sicura. Ma il danno urbanistico è enorme. Quindi i problemi non si presentano nei terremoti ma molto più spesso in caso di alluvioni o frane. Perché sono sbagliati i luoghi degli insediamenti.
4. L’abusivismo edilizio di tipo produttivo ha prodotto invece capannoni e manufatti fragili anche dal punto di vista edilizio. Sono edifici leggeri. Costruiti con scarse risorse per i cronici limiti della piccola impresa italica. E spesso collocati in luoghi sbagliati. Lo abbiamo visto in occasione del terremoto nella civile Emilia. Sono crollati come castelli di carte.
Insomma in queste occasioni rivediamo le fragilità antiche e recenti del nostro Paese. E ci rendiamo meglio conto che l’urbanistica vera è un insieme di episodi tra loro slegati. Basta vedere la forma di molte nostre città e si coglie l’interruzione dei disegni e delle forme.
La politica per le città resta il nodo irrisolto italiano.
Ed è qui che si trova la chiave di un serio discorso sulle periferie.
E poiché le città sono il vero motore dell’economia, se funzionano male, il motore perde colpi.
E quando succede qualcosa, si spacca.
Giustamente tra i commenti si domanda: quale soluzione?
Rispondo che non c’è “una soluzione”.
Ma deve e può esserci una “politica per le città” che mettendo insieme, con una buona legge, rinnovo urbano, servizi e ambiente può dare progressivamente un altro segno alle nostre città.
Oggi sulle materie urbanistiche ed edilizie intervengono in modo separato e non coordinato almeno 4 ministeri e 20 regioni…..
Con una buona riforma del governo del territorio l’Italia può diventare più sicura e più civile»
Osserva Mazzocchi
«Spero che tu mi voglia rispondere e ascoltare. Vado subito al nocciolo. Bene l’analisi, bene le ipotesi ed è giusto dire che non c’è una “soluzione”. Occorre subito risistemare tutta la legislazione, unificare le competenze ministeriali, ma soprattutto definire un nuovo piano per l’urbanistica. Ora in tutto questo, caro Roberto, manca il soggetto. Chi deve fare tutto questo? Risposta: il governo e le forze che lo sostengono, quindi anche il PD. Allora perché non proponi una Conferenza su questo tema promossa dal PD (visto che facciamo le conferenze programmatica) e prepari una proposta aggiornata da presentare al Parlamento. Anche per sapere che fine ha fatto il progetto “Casa Italia”. Prendi questo impegno?»
Risposta di Morassut
«Le proposte le faremo nel rapporto conclusivo della Commissione delle periferie. Ma il tuo suggerimento lo raccolgo»
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