di Paola Bucciarelli – Siamo alle solite: quando si sente l’odore della campagna elettorale i ministri cominciano ad avere gli attacchi di annuncite! Una malattia che colpisce i ministri per raccattare un po’ di voti! La Ministra dell’istruzione Fedeli non vi sfugge, tanto che negli ultimi giorni, in interviste e incontri pubblici, ne ha sparati diversi: licei brevi, Erasmus alle superiori, aumenti stipendiali, innalzamento dell’obbligo scolastico a 18 anni.
Nella foga di sparare tutti questi annunci, non si è accorta di entrare anche in contraddizione, perché se vuoi abbreviare i percorsi liceali per entrare prima nel “mercato” del lavoro, allo stesso tempo non puoi voler innalzare l’obbligo scolastico “perché nella società del futuro quello che conta sono le conoscenze e le competenze”.
A parte ciò, i suoi annunci dimostrano una cosa soltanto: che non ha una visione di scuola pubblica e non sa governare, questa è la causa profonda dell’annuncite, non avere le idee chiare su cosa vogliamo dalla scuola e quindi su dove vogliamo posizionare il paese.
I nostri governanti continuano un giorno sì e l’altro pure, ad alimentare caos con le loro affermazioni e a non governare.
In tutti i settori del Paese si evidenzia in maniera drammatica la mancanza di governo: il territorio, l’ambiente, la sanità, la sicurezza, i migranti, la politica estera, ovunque manca un disegno, una linea di governo, ogni volta si lascia al caso, all’approssimazione, all’evento, alla buona volontà.
Così, purtroppo, il Paese va a fondo in un vortice di caos, inefficienza e alla lunga, violenza.
Alcuni indispensabili consigli
Tornando alla scuola, se avessi la possibilità di dare un consiglio alla Ministra le direi di lasciar perdere di distrarre il Paese con annunci e di concentrarsi sulle priorità del sistema scolastico.
Innanzitutto scuole sicure, non ci può essere una scuola di qualità in ambienti non a norma e malsani; dopo di che mi occuperei dei problemi dei lavoratori della scuola: scuole senza dirigenti, dirigenti reclutati alla meno peggio per coprire più e più sedi, un concorso che si annuncia caotico solo per coprire carenze troppo grandi, senza guardare minimamente al ruolo del dirigente che dovrebbe essere una figura di grande spessore culturale, con grandi capacità relazionali e grandi competenze tecniche.
I DSGA che non si trovano e l’unica soluzione che si propone è’ di passare a ruolo coloro che oggi sono semplicemente degli amministrativi, quando invece si hanno tanti laureati in giurisprudenza ed economia che potrebbero essere formati e reclutati adeguatamente.
Ma, soprattutto, fossi la Ministra, mi occuperei dei docenti che mancano, perché mancano soprattutto al nord e in determinate materie e, per quale motivo, in altre zone (leggasi sud) e in altre materie ne ho tanti, nonostante il caotico concorso del 2016, per quale motivo la riforma del reclutamento che ho ideato (Fit) mi porterà ad accentuare questo problema e non a risolverlo.
Andiamo con ordine: al nord(Lombardia ed Emilia Romagna) risultano migliaia di cattedre che dovranno essere assegnate a supplenti per lo più non abilitati nelle discipline matematiche e letterarie alle medie.
Ora ciò è assurdo se si pensa che nel frattempo ci sono validissimi insegnanti abilitati, pure vincitori di concorso, che sono posizionati in graduatorie di nicchia delle superiori che magari non lavoreranno o ripiegheranno sul sostegno (altro grande ambito in cui non si hanno docenti), quando potrebbero sicuramente essere in grado di insegnare matematica alle medie e addirittura innalzare i livelli di apprendimento e quindi risolvere la cronica carenza in matematica degli studenti italiani evidenziate dalle classifiche internazionali.
Questo è solo un esempio, ma la stessa cosa si potrebbe fare con le materie letterarie per eliminare precariato e dare continuità didattica, basterebbe che alle superiori le ore di storia e di geografia venissero assegnate ai docenti abilitati e vincitori di concorso in queste discipline, riequilibrando quindi la situazione tra le varie classi di concorso, molti docenti specifici in materie letterarie sceglierebbero di insegnare alle scuole medie .
Infine veniamo all’ultimo punto: il Fit, è l’acronimo con cui viene indicato il nuovo percorso di reclutamento e formazione dei docenti, ora questo percorso risulta essere molto lungo, se tutto va bene, una decina d’anni per arrivare ad avere un posto da 1300 euro al mese.
Per accedere a questo nuovo percorso però bisogna acquisire 24 crediti in discipline demo-psico-pedagogiche, e ciò per chi è laureato si potrà fare solo pagando 500 euro e impegnandosi nello studio di queste discipline per almeno altri sei mesi.
Ora,queste modalità porteranno molti laureati, soprattutto in materie tecnico-scientifiche, a rinunciare ad intraprendere la carriera di insegnante perché in pochi saranno disposti a pagare 500 euro, non pochi per giovani che lavorano precariamente, e studiare materie ostiche visto la lontananza dai loro percorsi originali, per poi tentare un concorso per poche decine di posti e avere la prospettiva, se si vincesse, di fare tre anni di formazione e tirocinio con un misero rimborso spese(400 euro).
Quindi, negli anni avremo sempre più carenza di docenti di materie scientifiche, perché non vi è dubbio che questi sceglieranno altri percorsi professionali più brevi e più remunerativi.
A mio avviso questo è un problema serio su cui ragionare se si vuole dare al paese una scuola all’altezza delle sfide che incombono e se si vuole una preparazione per le proprie giovani generazioni che le metta in grado di essere cittadini del mondo.