DanieleRiggi 350 260di Ivano AlteriNell’ambito della rassegna di opinioni che questo giornale sta raccogliendo e pubblicando sul significato del recente voto amministrativo a Frosinone e in Italia, abbiamo incontrato Daniele Riggi, consigliere neo eletto nel capoluogo, nonché membro del Partito Socialista Italiano e dirigente provinciale dei giovani socialisti della Fgs.

Come si sente nei panni del consigliere più giovane del Consiglio Comunale?

È una responsabilità forte, poiché sono l’unico rappresentante della generazione degli anni ’90. Quindi è una posizione difficile perché, da una parte, ho a che fare con una generazione di consiglieri con maggiore esperienza di me; dall’altra, sento la responsabilità di rappresentare una generazione che oggi fa fatica ad entrare nelle istituzioni e nei partiti politici.

A seguito delle elezioni amministrative a Frosinone, ritiene che la situazione della città sia migliorata o peggiorata?

È peggiorata. Sostanzialmente perché, nonostante l’apparente protagonismo del sindaco e dell’amministrazione, i problemi strutturali della città, di fatto, non vengono affrontati; non quello ambientale, non quello sociale, né quello della vivibilità più in generale.

Però, in compenso, oggi c’è un’opposizione molto più agguerrita, molto più organizzata di quanto non lo fosse la precedente…

Sì, perché la precedente veniva da una spaccatura politica forte, determinatasi proprio nel momento elettorale, che nei cinque anni successivi non è riuscita a compattarsi; per diversi motivi, forse più personali che politici. Su quella componente personalistica avrebbero dovuto intervenire i partiti, ma questi hanno dimostrato tutta la loro debolezza. Se un partito non riesce a sanare le questioni personali, vuol dire che al suo interno prevalgono le persone e non le politiche. E questo mi preoccupa.

E ritiene che questo abbia favorito Ottaviani?

Indubbiamente, perché quelle spaccature non ci hanno concesso nei cinque anni di strutturare un’opposizione organica, ci hanno fatto presentare alle elezioni con fratture ancora non ricomposte, e ci ha impedito di offrire alla città una proposta chiara e alternativa.

Anche la maggiore compattezza della sua coalizione deve aver avuto il suo peso.

Assolutamente sì. Anche se bisogna notare che Ottaviani ha cercato per tutta la campagna elettorale di accreditarsi come “civico”, cercando in tutti i modi di scansare da sé ogni segno di appartenenza partitica.

Da un altro punto di vista, cos’è che penalizza il centrosinistra più in general

Ciò che ci ha ulteriormente penalizzato a livello locale è stato non avere riferimenti politici chiari a livello nazionale, sia dal punto di vista partitico sia da quello programmatico. Se ci fossero stati avremmo avuto degli indirizzi su questioni importanti per la città, come i servizi, l’ambiente…

Come vede i movimenti politici a sinistra del Pd, considerato che il Pd attuale costituisce più il il problema che la soluzione, per il centrosinistra?

Il Pd oggi si caratterizza come partito di governo ma non come partito di elaborazione. Il Pd che c’era prima, quello di Bersani per capirci, non c’è più: quello aveva una visione chiara su alcuni punti fondamentali, come il lavoro, la gestione dei servizi, l’Europa. Quello attuale è geneticamente diventato qualche altra cosa, che non appartiene a quel campo di centrosinistra che abbiamo conosciuto prima.
Per quanto concerne ciò che sta accadendo alla sinistra del Pd, a mio parere con MDP si sta tentando di ripartire dal progetto “Italia Bene Comune”, quando il Pd fece l’alleanza con Sel e noi socialisti per creare una nuova socialdemocrazia. L’altra sinistra, invece, quella del Brancaccio, penso che nasca più da un’esperienza civica e culturale del dopo referendum. Quindi questa ha un’impostazione più civica, indubbiamente; quella, più politica.
Secondo me, potrebbe essere utile trovare una sintesi efficace tra queste due; l’una non esclude l’altra. Perché indubbiamente ci vuole un’impostazione politica, non se ne può fare a meno, poiché la società civile ha dimostrato di non farcela, senza la politica; d’altra parte, un partito non può chiudersi ad alcune componenti della società, che hanno diritto di entrare nell’agone politico.

E in questa discussione, come giudica l’assenza del Partito Socialista, il partito storico della sinistra?

Negli ultimi anni il partito socialista ha fatto una scelta chiara a livello d’indirizzo politico e governativo, che non facilita in questo momento una ricomposizione con quella parte di sinistra. Però, questo non significa che all’interno del partito non vi sia un dibattito aperto su queste questioni. Quindi non è necessario che si resti nell’attuale schema. A livello locale, per esempio, abbiamo già capito che col Pd è difficile fare un discorso politico, di condivisione politico programmatica…

Si riferisce agli esiti del vostro ultimo congresso provinciale?

Sì; l’ultimo congresso ha detto chiaramente che il Psi ormai fa fatica a trovare sinergie politico-programmatiche col Pd, perché non abbiamo interlocutori chiari, prima di tutto, e questo rende difficile dialogare con quel partito.

Quindi ritiene che il Psi possa avere un ruolo, in quella discussione a sinistra del Pd?

Per la sua impostazione storica, il partito socialista potrebbe porsi a capo di una nuova operazione a sinistra, di un centrosinistra progressista e plurale. Il problema è che bisogna ritrovare prima una chiarificazione al nostro interno, perché se non c’è non possiamo proporci come guida alle altre formazioni.
E secondo me, il campo progressista che si sta aggregando intorno a Pisapia, potrebbe aver bisogno di una componente storica come il partito socialista. Perché Mdp viene dall’altra tradizione della sinistra italiana, quella appartenente all’ex Pci; manca la tradizione socialista. Infatti il contenitore del centrosinistra è attualmente un po’ vuoto.

La condizione in cui si trova la politica in questo momento fa sì che molti cittadini ne stiano lontani. Nello specifico, ve ne è una fascia la cui lontananza è particolarmente preoccupante: quella dei giovani. Cosa può fare un giovane consigliere come lei per riavvicinare i giovani alla politica?

Bisogna dire, in primo luogo, che i partiti oggi non sono molto appetibili ai giovani; primo perché negli ultimi anni non hanno favorito un dialogo con le giovani generazioni; secondo, non hanno prodotto politiche per i giovani, allontanandoli. Però, nonostante queste loro mancanze, se i partiti tornassero ad avere una dimensione non solo “amministrativa”, ma anche di guida culturale e di valore, i giovani potrebbero riavvicinarsi. Forse bisognerebbe tornare a far vedere la bellezza della politica, che è quello strumento per realizzare una vita migliore per tutti.
In secondo luogo, occorrerebbe cambiare l’impostazione culturale delle giovani generazioni. Perché, di fatto, la scuola che in tal senso avrebbe un compito enorme, ma non lo assolve. Formare nei giovani una sensibilità civica e politica non significa necessariamente formarli ad indirizzi precostituiti. Invece può significare far comprendere che in un paese democratico è necessaria la partecipazione civica e politica di tutti.

Se dovesse scegliere, a livello locale, una cosa che deve essere fatta assolutamente, quale sceglierebbe?

Affrontare il problema ambientale, con tutto ciò che ne consegue in termini di viabilità e vivibilità, vorrebbe dire affrontare in termini strutturali i problemi della città; come la vecchia amministrazione non ha fatto.

Se invece dovesse scegliere una cosa da non fare assolutamente?

Questa politica di spacchettamento dei servizi, e di cessione dei servizi pubblici ai privati, deve essere assolutamente impedita. Intanto perché dal punto di vista economico non ha portato alcun beneficio all’ente; e dal punto di vista della qualità non ha portato alcun beneficio ai cittadini. Anzi, devo aggiungere che anche dal punto di vista della trasparenza e della legalità, lascia al quanto a desiderare.

Frosinone 21 luglio 2017

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

La riproduzione di quest’articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l’autore

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

Sostieni UNOeTRE.it

Di Ivano Alteri

Ivano Alteri: Libero professionista di Frosinone, esperto in problemi del lavoro, ha collaborato prima con edicolaciociara.it sul cui sito ha pubblicato interventi relativi al mondo del lavoro e alla politica più in generale. Ha collaborato alla ricerca sugli infortuni sul lavoro svolta dall'associazione Argo per conto della Provincia di Roma, poi pubblicata dalla stessa. Dalla nascita di unoetre.it è membro della sua Redazione

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.