Paola Bucciarelli – Qualche settimana fa ho scritto un articolo sul caos che si sarebbe generato con il rinnovo delle graduatorie di istituto e, puntualmente questo caos è avvenuto!
Il Miur, dopo ripetute proteste da parte di sindacati e dirigenti scolastici, è dovuto correre ai ripari prorogando le scadenze di inserimento da parte delle segreterie scolastiche sempre più esauste per i numerevoli disservizi del sistema informatico.
Oggi è uscito il dato del numero di domande presentate: 700 mila!!!!
700 mila persone hanno presentato domanda per lavorare, forse, precariamente!!!!
In un paese normale, il governo, la politica, la classe dirigente, si porrebbe il problema di perché un numero così alto di persone ha deciso di presentare una domanda per un lavoro precario e mal pagato (l’OCSE pochi giorni fa ha evidenziato come gli stipendi dei prof italiani siano tra i più bassi in Europa), discuterebbe del motivo per cui a presentare domanda per fare le supplenze non siano più solo i laureati nelle materie destinate per lo più all’insegnamento (lettere, matematica, lingue), ma: ingegneri, psicologi, chimici, farmacisti, avvocati, commercialisti, biologi, geologi, fisici…
Inoltre, discuterebbe del perché non siano solo i neolaureati a presentare domanda, ma anche tantissimi che un lavoro lo avevano e da qualche tempo lo hanno perso e non riescono più a trovare nulla, oppure lavorano ma con contratti precari e stipendi da fame e quindi cercano nella scuola un modo per avere uno stipendio poco remunerativo ma certo! Forse la nostra classe dirigente non sa cosa vuol dire lavorare con un contratto a progetto: i soldi li vedi, se va bene, dopo un anno e più, per non parlare del fatto che non hai neanche un giorno di malattia!
La classe dirigente dovrebbe chiedersi il motivo per cui tra le tante domande presentate per fare le supplenze ci siano molte donne (eh si, ormai le scuole sono dei ginecei!), posso anticipare la risposta: perché l’insegnamento è un lavoro che ancora permette abbastanza di poter conciliare lavoro e famiglia, visto che sempre qualche giorno fa è stata pubblicata la “Relazione annuale sulle convalide delle dimissioni e risoluzioni consensuali delle lavoratrici madri” che vede crescere il numero di donne che è costretta a lasciare il lavoro nel momento in cui nasce un figlio.
Purtroppo, la nostra classe politica è impegnata a pensare alla prossima campagna elettorale e quindi ad accaparrarsi la pancia degli elettori e, di mancanza di lavoro, precarietà di lavoro e di vita non si deve parlare.
Il pensiero unico che si propaga da Palazzo Chigi ai Tg: è va tutto bene, l’economia italiana si sta riprendendo! Che l’economia sia in ripresa, ammesso che lo sia davvero, ma i dati dicono altro, non significa che aumentino i posti di lavoro, e comunque se anche crescono un po’ i posti lavoro, crescono soprattutto gli occupati a tempo determinato e non indeterminato.
Alla politica, al ”palazzo”, basterebbe dare un’occhiata alle file nei centri per l’impiego, o nelle sedi INPS, o nei patronati per capire quanta disoccupazione e disagio sociale ci sia nel paese reale, ma la politica ha smesso da molto tempo di parlare al paese reale, oppure gli parla populisticamente e demagogicamente. Ad aggravare la situazione è il fatto che anche il paese reale ha smesso di cercare di parlare con la politica e si è visto dal crescente astensionismo ad ogni recente tornata elettorale.
Questo crescente astensionismo è un dato preoccupante perché ridurrà le istituzioni parlamentari ad essere rappresentative non di un popolo ma di elites e lobbies, quindi la maggioranza degli italiani rimarrà esclusa, emarginata, frustrata, alimentando spinte di disorientamento politico, insicurezza, frammentazione sociale, xenofobe, razziste. Tutto ciò è già abbastanza evidente a chi non vuole raccontare favole.
Troppi giovani e, non più giovani, sono rassegnati ad una vita fatta di rinunce, precarietà, sono convinti che le cose sono così e non si possono cambiare, che bisogna adattarsi a meno di non emigrare, e quindi cercano disperatamente di lavorare nella scuola: molte di quelle 700mila domande non sono dettate dalla passione di insegnare, ma dalla disperazione .
La disperazione di trovare un lavoro che possa permettere non di realizzare i propri sogni, ma sbarcare il lunario, realizzare una vita normale: le persone vogliono occupazione, una casa, un reddito, una buona educazione per i bambini, la sanità. Vogliono essere protette quando sono disoccupate e che ci si prenda cura di loro quando sono anziane. Ora dovremmo solo capire che dobbiamo combattere per conquistare i diritti che le generazioni precedenti si sono conquistati, quindi vuol dire impegnarsi, avvicinarsi alla politica, non allontanarsi, chiedere, pretendere partecipazione non aspettare che qualcuno arrivi a salvarci.
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