di Alice Brilli – Sulle Tracce d’esame. Siamo quasi alla fine di questa maturità, che tanto ci ha tolto. Ci ha tolto la possibilità di dimostrare che siamo parte attiva e consapevole di ciò che ci accade intorno. Con tutto ciò che sta sconvolgendo il mondo in questi anni – l’uscita di un Paese dall’Unione Europea, il terrorismo, Trump al governo, la destra che conquista il Nord Europa, i milioni di morti in Africa, la rivolta sanguinosa del Venezuela per la libertà, lo stato cuscinetto della Nord Corea, il Medio Oriente, la Turchia e tutti i governi dittatoriali che stanno trasformando il pianeta in una versione più tecnologica del 1914 – ci sono state rifilate tracce che sembrano essere state prese dalle famose “cartucciere” o dai libricini che si vendono in giro con tanto di temi già svolti.
“Disperdono le nostre energie”
Tematiche fuori dal mondo, per posizionarci sotto la campana di vetro delle nenie sentite e risentite, prima fra tutti quella de “la tecnologia il lavoro”. «Le tracce proposte alle studentesse e agli studenti avevano come filo conduttore il rapporto fra persona e natura, l’equilibrio dinamico tra azioni umane e fenomeni naturali come chiave per affrontare il progresso, inteso come progresso scientifico e tecnologico, ma anche morale e civile» ha detto la Ministra Fedeli.
Io rispondo: no. Le tracce proposte avevano come obbiettivo quello di disperdere le nostre energie e di annichilirci ulteriormente su tracce volte solo e unicamente alla santificazione del progresso come unico protagonista del nostro tempo, tagliando fuori ogni parte critica, tutto quello che di negativo il progresso ha portato nella mente umana: regresso morale e civile. Guerre ancora più aspre, odio, ritorno al razzismo degli esordi, puro e sconfinato.
Per non parlare di come è stato trattato l’argomento della parità di genere nella seconda prova di inglese, cioè da un punto di vista esclusivamente economico, misurando il “valore potenziale” in dollari di una donna se fosse considerata pari all’uomo, e il conseguente guadagno che ogni Paese riceverebbe.
Solo il punto di vista della nostra società consumistica
In questo, ha ragione la Ministra: è un punto di vista degno della nostra società consumistica. Dopo averle affrontate e superate, sebbene con rammarico e tristezza, ci avviamo ora verso l’orale, desiderosi di parlare di qualcosa che ha acceso in noi quel fuoco sacro che va protetto a tutti i costi, e mai soffocato. Quei dieci minuti, anche se per i più non significano molto, per noi sono tutto; l’unico spazio che abbiamo per mostrare uno spicchio di noi stessi dopo cinque anni di emozioni, crescita personale, dialogo, istruzione (non indottrinatura), e passione. Quella che quest’anno il MIUR non ci ha trasmesso.
Non trattateci così, fatelo con rispetto, come se fossimo il bene più prezioso che possedete, e non come un organo da spolpare per riempire altre carenze. Perchè lo siamo: anche se non ci vedete e ci sottovalutate, noi ci siamo, pensiamo, abbiamo cuori che battono e orecchie che ascoltano. E vi diciamo: non può andare avanti così. L’istruzione non è una merce, la scuola non è un’azienda.
Alice Brilli è lo pseudonimo di una studentessa che sta affrontando gli esami di maturità in questi giorni in un liceo di questa provincia e vuole esser promossa come merita, ma vuole dire liberamente cosa pensa, anche. Entrambi sono suoi diritti intoccabili.
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