Buondonno 1

Buondonno 1di Nadeia De Gasperis – Un giorno, quando saremo finalmente “grandi”, ricorderemo i momenti di impegno, di fratellanza, di assunzione della responsabilità, la responsabilità di avere nutrito, con le nostre azioni e le nostre convinzioni la speranza degli ultimi, dei “diversi” dei poveri, dei migranti. Sarà la nostra memoria.
Ricorderemo la violenza, per condannarla una volta ancora e disdegnarla, per scongiurare la eredità della sua oscura natura , ricorderemo ancora le occasioni perdute per dirci “umani”, e festeggeremo la vita che disperata spera.
Il 5 luglio a Fermo ci sarà una festa!? Un giorno di lutto!? Una occasione importante per dirci umani, lo faremo insieme agli amici del Comitato 5 luglio, per ricordare Emmanuel Chidi Namdi, ucciso in una aggressione razzista il 5 luglio dello scorso anno. La redazione di UNOETRE.IT aderisce alla manifestazione, insieme a decine di altre realtà da tutto il Paese. Ne parliamo con uno degli organizzatori, Giuseppe Buondonno, insegnante, scrittore, membro del comitato 5 luglio della città di Fermo.

La ridefinizione socio-formale dei CIE, l’approvazione del decreto Orlando-Minniti, la discussione dello IUS SOLI, sono i presupposti per uno Stato “democraticamente” razzista?

I decreti Minniti-Orlando sono sicuramente un bruttissimo passo indietro nelle politiche di accoglienza e integrazione; sia sul piano giuridico, che della gestione concreta, che su quello teorico e politico. Non esagero se dico che dopo le leggi razziali del ’38 sono è il primo provvedimento giuridico che classifica le persone per quello che sono e non per quello che fanno; mi pare grave, molto grave; come è preoccupante questo nuovo investimento sui CIE che sono luoghi di segregazione, non di solidarietà e sono parte del problema, non la soluzione. Del resto la sostanza di quei decreti è nello strizzare l’occhio (da parte del PD e del Governo) alla pancia del Paese, identificando ancora il tema dell’immigrazione con quello della sicurezza, invece che dell’umanità e dei diritti. Si è ingaggiata una corsa a destra ignobile, da parte di PD e 5Stelle, nei confronti della Lega. Inoltre, da una parte si strangolano finanziariamente i Comuni, dall’altro si offre ai Sindaci la possibilità di recuperare consensi spingendoli a “rimuovere” (come la polvere sotto il tappeto) i poveri, invece di affrontare, in termini sociali e di giustizia, il problema della povertà.
La proposta di legge sullo “Ius soli” è, invece, pur con qualche limite, un passo positivo, perché riconosce un dato di fatto ed un diritto elementare. Ma ciò che colpisce – ed a cui fai riferimento nella domanda – è la schizofrenia di questi due provvedimenti, che la dice lunga sulla mancanza di identità del PD, sul fatto che le strategie di governo sono affidate, ormai, ai sondaggi d’opinione. Si confrontano con un grande tema epocale (e allo stesso tempo, perenne) come le migrazioni, con la miopia di bottegai di paese; il risultato è (se ci fosse posto per l’ironia) quello che tu riassumi.

2. Il 5 luglio sarà un giorno di festa per celebrare la vita che Emmanuel Chidi Nnamdi avrebbe voluto vivere, o un giorno di lutto per condannare una volta ancora il suo omicidio?

Né l’uno né l’altro (o entrambi, perché questi aspetti saranno presenti, inevitabilmente). Sarà una manifestazione per ricordare questo essere umano ucciso da una violenza razzista che, come sempre ha il volto della “banalità del male”; per dire a chi vorrebbe dimenticare o giustificare, che è sbagliato, perché le rimozioni sono pericolose e bisogna, invece, tenere alta la guardia, diffondere cultura, informazione e coscienza civile, perché non ci siano altri giovani che si sentano, domani, in diritto di insultare e picchiare gli altri perché diversi (ma, in generale, perché le persone non si insultano e non si picchiano). In questo anno abbiamo fatto tante cose, nella città, nel territorio, nelle scuole. Il 5 luglio è un punto di arrivo di questo lavoro culturale; ma è anche un punto di partenza, perché c’è ancora tanto da fare, e noi andremo avanti, soprattutto per i giovani.

Cosa pensa della campagna denigratoria contro le ONG?

Che è profondamente strumentale, finalizzata a gettare fango su chi soccorre ed accoglie. Se, come “mafia Capitale” ha dimostrato, ci sono infiltrazioni mafiose nella gestione di alcune strutture, vanno perseguite con determinazione; ma la risposta sono i corridoi umanitari, non l’inumanità di lasciar affogare le persone, né la denigrazione di migliaia di volontari o operatori che svolgono – spesso in sostituzione dello Stato e dell’Europa – un ruolo fondamentale. Tra l’altro, è davvero singolare che, poi, si riproponga l’estensione metodologica dei CIE, nei quali non c’è spazio – oltre che per la dignità – per controlli di trasparenza e qualità, né per progetti seri di convivenza e integrazione.

I dati elettorali delle ultime elezioni amministrative, i consensi ottenuti dalle liste neofasciste (nei contenuti e nel nome), e il fatto stesso che la parola “fascista” possa essere propagandata, quanto ci devono preoccupare?

A me preoccupano molto, soprattutto per i messaggi che arrivano ai più giovani. Perdita collettiva della memoria, sdoganamento del fascismo (in particolare nelle sue versioni razziste, xenofobe, leghiste, contemporanee); le curve degli stadi che sono sempre più (anche se non da per tutto, ma spesso) un veicolo di indottrinamento e diffusione delle pericolose banalità e simbologie neofasciste. Quello che è accaduto a Fermo è stato anche conseguenza della sottovalutazione di questo clima. Mi preoccupa ancor più il calo verticale degli “anticorpi” democratici e civili; che è, però, a sua volta, figlio dei cedimenti culturali delle forze progressiste e di una incapacità di stare tra le masse, di produrre egemonia e rispondere ai bisogni concreti e contemporanei.
Da troppo tempo si sorvola sulla legislazione antifascista e su questo carattere della Costituzione; ma, soprattutto, da troppo tempo si è lasciata alle destre uno spazio in settori popolari e giovanili. Ci sono, però, anche segnali opposti e positivi, c’è anche una risposta democratica e di civiltà; ma, appunto, se vogliamo che cresca, non possiamo sottovalutare o pensare che si tratti, ogni volta, di “episodi”. Anche per questo manifestiamo il 5 luglio.

Un messaggio di speranza per chi si sente “complice” dei sogni di donne e uomini come Emmanuel e sua moglie.

Che il desiderio di salvezza, di ricerca della felicità, di una vita più degna, è inarrestabile negli esseri umani. E se questo desiderio, invece della paura – e di quello che Pietro Barcellona chiamò tanti anni fa l’“individualismo proprietario” – incontra la democrazia, la curiosità, l’apertura, si può costruire una società più giusta, più interessante, più vitale. Questa “complicità” non è solo un sogno; per tante e tanti è già la realtà multietnica. Non ci lasceremo rigettare indietro. Se fossi un bravo scrittore, racconterei la storia di un marchigiano che emigra in Argentina, sessant’anni fa. Il protagonista si chiamerebbe Emmanuel.

 
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Di Nadeia De Gasperis

Nadeia De Gasperis, nata a Sora (Fr) il 10 agosto del 1977. Dopo aver frequentato il liceo scientifico Leonardo Da Vinci di Sora, nel 1996, si iscrive alla facoltà di Scienze Ambientali presso l'Università degli studi dell'Aquila, dove lavora come borsista, presso la biblioteca della Facoltà di Scienze. Dopo gli studi, collabora come docente nel campo della formazione destinata ai professionisti. Dal 2009 inizia la collaborazione con la rivista di fotografia documentaristica Rearviewmirror, un magazine di reportage documentaristico edito da Postcart, dove collabora alla cura dei testi e dell'archivio. Normal 0 14 false false false IT X-NONE X-NONE Rearviewmirror

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