TommasoMontanari 350 260

TommasoMontanari 350 260di Daniela Mastracci – Ho trovato interessante l’articolo uscito su Huffington Post a firma di Tomaso Montanari.
Montanari è attualmente Presidente di Libertà e Giustizia. Secondo me ha interpretato bene il voto del 4 dicembre, non soltanto come voto “per” la Costituzione, ma anche come la voce, che finalmente si è levata, dagli Italiani, stanchi di governi chini alle logiche dell’austerity, del pareggio di bilancio, dello smantellamento dei diritti sociali, della riduzione del lavoro a mera merce; del Neoliberismo, neanche più “mascherato” di sinistra: jobs act; abrogazione dell’articolo 18; sblocca Italia; legge 107 sulla scuola, che porta a coronamento la sua aziendalizzazione e piega professionalizzante, nonché promotrice di lavoro under 18 gratuito; di politiche che distruggono l’ambiente, che aumentano la cementificazione, che guardano solo alle cosiddette grandi opere, che di grande hanno solo un impatto degradante sui territori, e conseguentemente sulla qualità della vita e sulla salute dei cittadini, che mettono a valore arte, paesaggio, mare… Montanari è anche membro del Comitato Scientifico di Sinistra Italiana.

La credibilità prima di tutto

Domenica 21 è apparso l’articolo da cui parte questa riflessione, e lì Montanari dice chiaro che l’Alternativa non può partire da ulteriori tentennamenti e blandi tentativi di sinistra “moderata”: deve essere una Sinistra Sinistra, e deve guardare proprio al 4 dicembre e essere capace di portare al voto quei milioni di cittadini che hanno detto No: per chi voterebbero, se si votasse oggi?. Il vulnus sta nella sfiducia, nell’allontanamento, nello spostamento sul Movimento 5Stelle, o, peggio, su una deriva nella destra salviniana sempre più massiccia. Invece chi si sente di sinistra non si vede rappresentato: non trova un Partito di riferimento, e se vede ancora titubanze in salsa centro-sinistra, se vede voglia di federatori come Pisapia, allora rischiamo che quel popolo senza voto si stanchi ancor di più, si allontani, oppure si sposti, portando voti a chi prometta soluzioni forti, demagogiche, nazionaliste, xenofobe, razziste, e che con i valori della sinistra non c’entrano assolutamente nulla. Ad un popolo stanco, senza lavoro, che si vede reietto, che crede di dover fare la “guerra” a chi è più stanco e debole di lui, perché la politica non fa sua la lotta alla diseguaglianza fino in fondo, senza tentennamenti e nessuna allusione più, a quel Pd che vede come causa, a quel Berlusconi che non ama, e meno male, allora a quel popolo senza voto, possono fare “gola” le parole di chi esclude il migrante, dandogli la “colpa” dell’impoverimento, della mancanza di lavoro, dell’illegalità; di chi alza muri; di chi cerca il capro espiatorio…

A quel popolo senza voto cosa e come rispondiamo? Come infondiamo fiducia? Gli evochiamo soluzioni con alleanze che cercano ancora proprio il Pd, federatori come Pisapia? Ciò che manca in questa “visione”, se lo è, è la credibilità; è l’iniezione di fiducia in chi anela a un Partito di Sinistra da votare, ma che di nuovo si ritroverebbe ammutolito davanti ad uno scenario già visto, già fallimentare, che farebbe girare dall’altra parte, piuttosto che recarsi alle urne. La credibilità è necessaria. Si deve far vedere e sentire fino in fondo l’alternativa, la discontinuità, e questa alternativa non può essere rappresentata da chi le stesse politiche, per cui si chiama a gran voce la discontinuità, le ha votate. A cominciare proprio da Pisapia che il 4 dicembre ha votato e fatto votare Si. Come può riconoscersi in lui il popolo che ha votato NO? Qui sta il vulnus di un ragionare politico che, sembra evidente, l’umore del 4 dicembre non lo interpreta fino in fondo. Il popolo della Sinistra sta là: e Montanari lo riconosce bene quando dice “è indubbio che il popolo del 4 dicembre è disperatamente in cerca di qualcosa da poter votare”. E in questa direzione mi sembrano più che sensati “gli errori” che Montanari individua nel dibattito della Costituente di Mdp-Articolo1.

Le tre ragioni

“La prima: si continua a immaginare un centro-sinistra, cioè una formazione moderata e neoblairiana, quando è evidente che le politiche centriste e moderate hanno partorito una diseguaglianza ferina, e una terribile infelicità generale. Solo una sinistra-sinistra (e non già un centro-sinistra) può portare al voto i milioni di giovani che il 4 dicembre hanno battuto un gran colpo per dire No. La seconda: la leadership di Giuliano Pisapia (il sindaco dell’Expo e un uomo del Sì al referendum costituzionale) è il sigillo di questa ennesima versione del centrismo. E infatti Pisapia continua a predicare il dovere di un’unità col Pd renziano: che per una sinistra vera è indistinguibile (politiche alla mano) da qualunque centro-destra liberista europeo. La terza: è diffusa la sensazione di una certa confusione tra mezzi e fini. Come se la principale preoccupazione dei pezzi di sinistra che provano ad unirsi fosse quella di garantire un futuro materiale ai loro apparati. Quasi che l’obiettivo primario sia cercare di andare in Parlamento: e non cercare di capire a cosa servirebbe andarci.”

Di Daniela Mastracci

Daniela Mastracci.Sono nata l'11 marzo del 1970 e insegno nel Liceo Scientifico del mio Comune, Ceccano. Sono Prof e Mamma di due figli che mi crescono intorno mentre scopro che mi piace scrivere.

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