Alta uniforme e medagliere 350 260

Alta uniforme e medagliere 350 260di Antonella Necci – Giunse il giorno del referendum popolare. Poldino in Gran divisa da Gran Sceriffo stava fermo, davanti all’ingresso del Palazzo e si inchinava davanti ad ogni lieta famigliola che ivi entrava, lieta di poter esprimere, per la prima volta, il proprio giudizio su un argomento di cotanta importanza.
Uno stemma era sempre un simbolo e di prestigio per il paesino sonnacchioso che quella mattina si stava risvegliando al suono dei cinguettii e delle campane.
Ad occhio e croce, da quando aveva aperto il portone del Palazzo, Poldino si era già inchinato un centinaio di volte. Aveva baciato la mano compito alle signore che lo guardavano estasiate per tanta gentilezza. Aveva stretto le mani ad altrettanti mariti gelosi, che lo vedevano nella sfarzosa divisa da Gran Sceriffo. Aveva salutato con altrettanti cenni del capo i membri del Gran consiglio che si divertivano a passare lì davanti senza entrare. Chi lanciava scuse, chi si dichiarava intento a seguire i figli, chi passeggiava e prometteva di entrare quanto prima. Tutti con sorrisi deliziati. Tutti con serietà d’intenti.

A tutti Poldino rispondeva con gentilezza, anche se aveva già capito che qualcosa bolliva in pentola.
Perché quei ribaldi sfrontati non gli si avvicinavano? Perché nessuno veniva per dargli il cambio? Erano quasi quattro ore che si piegava e baciava e salutava e che indossava quella divisa pesante di medaglie, stretta sul giro vita, per colpa del nuovo chef francese appena assunto. Il caldo di quella limpida giornata di sole primaverile rischiava di dargli il colpo di grazia.
Pensò, per rallegrarsi in tanta pena, che almeno la vittoria del suo stemma era sicura.

Proprio la sera prima i suoi concittadini si erano radunati tutti sotto le sue finestre, chiamandolo ad alta voce e ridendo, cantando gli avevano lanciato baci e promesse.
“Sei il nostro eroe. Che faremmo senza di te? Lo stemma? Mai se ne era visto uno più raffinato. Che uomo e che eleganza! Poldino siamo qui per giurarti eterna fedeltà! Ci hai liberato da Trippotto. Ti ripagheremo domani scegliendo il tuo stemma!”
“Buonanotte miei cari concittadini! Ora andate a dormire. Domani ci attende un gran giorno. Sono commosso dalle vostre parole.”

E commosso lo era sinceramente. Andò a dormire nel suo solitario lettone, versando calde lacrime di gioia.

Ed eccolo il domani. Era giunto. Era lì in corso e lo stava già facendo soffrire. Se non fosse stato per l’intima gioia che pregustava di fronte alla vittoria certa. E che gli faceva sopportare anche quei provocatori dei gran consiglieri.
“Stasera riderò io al vostro posto. La finirete di fare i furbetti. Il popolo mi ama e sta con il mio stemma”.

Così pensando e meditando passarono ben dieci ore. Senza cibo, stremato dal caldo e dal peso della divisa ma ormai deciso a restare fino allo spoglio delle schede, Poldino chiuse il portone e sali la scalinata che lo conduceva nella Sala Elettorale.
La Commissione elettorale lo attendeva per avviare lo spoglio delle schede. I consiglieri erano tutti seduti dal lato opppsto della sala. Freschi di riposo pomeridiano, e lavati e lindi. Profumati come tante roselline di Maggio. Si senti a disagio. Una giornata a fare da paggio servente pesava sulle sue spalle. Anche il digiuno si cominciava a far sentire nella fiacchezza delle gambe.
Si sedette sul suo trono e tentò di schiacciare un pisolino ad occhi aperti. Stava davvero per rilassarsi quando senti dall’altra parte della sala le urla di gioia dei consiglieri all’unisono.

Il loro leone! Aveva stravinto! Popolo di Anagnon avanti alla riscossa!
Il leone con la corona a tre palle fu il netto vincitore. Lo stemma di Poldino prese poche decine di voti. Lo stemma della guardia reale addirittura poche unità di voti.

Abbandonato furente il Gran Palazzo decise che stavolta l’affronto era troppo evidente. Il popolo di Anagnon sur la mer si era dimostrato infido e meschino.
E lui senti ancora di più la mancanza dei suoi fidi amici. E di Marinelle che avrebbe saputo cosa dirgli per consolarlo e che ora era lontana chissà dove. E magari non sapeva nemmeno di quanto stava accadendo.
Che tristezza. Ma qualcosa andava fatta. Stavolta la vendetta gli apparteneva.
Si, ma cosa?
Non era di indole vendicativa e la rabbia per il tradimento gli annebbiava il cervello.
Ma tanto meditò che alla fine gli venne un’idea arguta. “Si, perché no? Se lo meritano proprio.“

Riguadagnò d’incanto il suo sorriso. “Domani è un altro giorno.“
Si pentì per quel pensiero prosaico e femminile, ma dopo tanta stanchezza la fantasia si era assopita. Decise di festeggiare la futura vendetta con una lauta cena. E al diavolo la Gran divisa!

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

La riproduzione di quest’articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l’autore

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

Sostieni UNOeTRE.it

Di Antonella Necci

Sono Antonella Necci nata a Roma vivo a Roma e insegno lingua e civiltà inglese in un liceo ad indirizzi classico e linguistico. Sono appassionata di storia e filosofia ma voglio provare ad iscrivermi nuovamente all'università. Ho intenzione di ricominciare a studiare per diventare medico, se mi riesce. È sempre stato il mio sogno ma per pigrizia non mi sono voluta misurare con il lavoro da affrontare con la facoltà di medicina.Cos'altro aggiungere? Non mi piace parlare di me!Ah una cosa però la voglio dire: il mio regista preferito è Ken Loach e spero tanto che vinca la Palma d'oro a Cannes visto che presenta un film di connotazione prometeutica!

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.