Parigi 350 260

Parigi 350 260di Daniela Mastracci – Parigi: nuovo attacco. Domenica si vota. Le Pen è in vantaggio? Cavalcare il terrore è facile. Arrivi subito alla gente. Tutti hanno paura.
Ero a Parigi il fine settimana di Pasqua. E tutti noi cittadini europei e del mondo tutto, ci siamo lasciati perquisire come nulla fosse. E’ accaduto a me e accanto a me come fosse normale. Lo abbiamo vissuto quasi con nonchalance: normale essere perquisiti davanti al sagrato di una Chiesa, un museo, un giardino. Normale passare attraverso un posto di blocco con Gendarmerie ed Esercito. Uomini con giubbotto antiproiettile e divise con annessi e connessi. D’ordinanza e mimetiche. Bombe a mano nelle tasche. Fucili mitragliatori. Armi automatiche.

Quando ci accorgiamo che noi siamo l’Europa di Maastricht, mica quella sociale, culturale per davvero, politica

Ci siamo lasciati passare i metal detector addosso senza fare una smorfia. Ci hanno aperto le borse, gli zaini, i trolley (per chi arrivava o ripartiva quel giorno). Abbiamo farfugliato parole in un inglese stroppiato, indirizzato verso guardie che altrettanto facevano finta di essere internazionali. La lingua però non lo era affatto. Là si avvertiva tutta la nostra e loro distanza. Certo! perché noi siamo l’Europa di Maastricht, mica quella sociale, culturale per davvero, politica. Ci accomuna l’euro, mica la sensibilità di essere un mondo relato e responsabile e consapevole, un mondo che sta assieme perché condivide una storia, una cultura, una visione che era quella della Pace dopo conflitti che ci hanno visto ammazzarci gli uni gli altri. Noi Europa lo sappiamo bene cosa vuol dire guerra, stato securitario, perquisizioni e altro, molto molto altro. No, invece siamo distanti, incompresi e in-comprendenti: ma con un solo unico sentire in comune: la paura, il bisogno di sicurezza, la necessità di quelle stesse perquisizioni che ci hanno fatto già tanto male ma, sole, di fronte a cui riconosciamo il Diritto. La sola Legge. Siamo già inchinati a quella Legge. Nemmeno una smorfia, un pò di sorpresa, almeno all’apparenza. Nessuno che si chiedesse: ma perché mi devono aprire i bagagli? perché devo lascia vedere le mie cose nella borsa? perché le loro mani, dove una regge ferma un’arma, l’altra deve infilarsi nella mia sacca, deve prendere e rigirare le mie cose? perché questo?

Ma io non ci casco nella retorica della paura e della sicurezza: La denuncio

No, non ce lo chiediamo nemmeno: ecco, siamo arrivati e ora passiamo ai controlli…che pizza però un’altra volta ad aprire la borsa. Un’altra volta devo mettere giù il trolley e aprirlo…poi magari mi va tutto all’aria. Ve lo immaginate? Eh sì, perché succede che ti cascano le cose da dentro; magari non hai stretto bene le cinte che richiudono i vestiti e il beauty case. Però giusto questa preoccupazione, forse. O forse nemmeno questa…Ah certo perché pare che non mi facciamo togliere le scarpe, mi ci guardano solo sotto. Mica come in aeroporto che me le devo sfilare e passare con quei sacchetti di plastica blu sotto al metal detector. Umiliante stare a piedi scalzi, togliersi e rimettersi le scarpe, mentre escono fuori le calze, i calzettoni, la mia intimità…
Nemmeno una smorfia, nemmeno un pò di stupore…mi pare che lo stato securitario sia diventato normale amministrazione. Ma questo stato non è quello dove sono nata e cresciuta: io vivevo in un mondo dove alle piazze, ai giardini, ai musei, alle stazioni, ai centri commerciali, a tutto…Io ci potevo entrare tranquilla, serena, senza incontrare gli occhi vigili, concentrati, sgomenti, di un ragazzo, di un uomo, di una donna che sta lì con un’arma in mano e mi deve frugare nella borsa. Non era il mio mondo. Ma lo è oggi. Lo è per i miei figli.
Ma io non ci casco nella retorica della paura e della sicurezza: La denuncio. Non la voglio. Voglio che tutto ciò che può significare spavento, venga letto nella sua vera forma: la destabilizzazione. Il controllo della ricchezza. L’accrescimento del profitto. L’eterno gioco sporco dei rapporti di forza.
Non venitemi a raccontare che si tratta di una guerra di religione; non venitemi a raccontare che si tratta di terrorismo da cui dobbiamo difenderci. Raccontatemi la verità, una volta tanto. Raccontatemi che vi state difendendo, voi, ma dal chiuso delle vostre roccaforti miliardarie, da cui vi fa gioco vederci spaventati, frammentati, diffidenti gli uni degli altri, supini a logiche securitarie, pur di aver salva la pelle. E mentre ci preoccupiamo di avere salva la pelle voi giocate con le nostre paure a rialzo dell’inasprimento dei controlli, della fine dei Diritti, della fine della Libertà.

Di Daniela Mastracci

Daniela Mastracci.Sono nata l'11 marzo del 1970 e insegno nel Liceo Scientifico del mio Comune, Ceccano. Sono Prof e Mamma di due figli che mi crescono intorno mentre scopro che mi piace scrivere.

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