di Silvia Testani* – Quanto bisogno c’è di far conoscere alle nuove generazioni la storia della terra che abitano, quanta necessità di rilancio ha la nostra Ciociaria (e tutto il nostro bel Paese) e quante potenzialità invece restano non sfruttate!
Martedì 11 aprile il Comitato genitori di Arnara ha voluto organizzare, in collaborazione con l’Istituto comprensivo Ceccano I, una visita per i ragazzi della scuola secondaria di I grado di Arnara presso ciò che resta del campo di concentramento Le Fraschette di Alatri.
Hanno potuto così conoscere un luogo che per oltre 30 anni, tra i più difficili per il nostro Paese, é stato crocevia di innumerevoli storie di persone ognuna con il proprio bagaglio di esperienze e di vita, crogiolo di decine di culture diverse accomunate da un unico destino: essere sradicati dai propri luoghi, dai propri affetti e espropriati dei propri beni per non aver condiviso un regime o perché d’intralcio ai suoi disegni.
Perdita della libertà, in un’unica espressione, la misura “cautelativa” che subirono donne, bambini e anziani a Le Fraschette tra il 1942 ed il 1944.Il campo fu poi rifugio temporaneo per profughi e rifugiati politici nel dopoguerra e legato infine anche al ritorno forzato in patria di chi venne cacciato dall’Africa del nord intorno agli anni sessanta.
Si parla tanto oggi di “memoria” e menomale, ma se alle parole, seppur sentite ed accorate, non seguono fatti concreti, il vento dell’oblio cancella la memoria stessa.
I ragazzi di Arnara, cogliendo questa occasione per prepararsi alla ricorrenza del 25 aprile, hanno fatto un tuffo in un passato prossimo quasi dimenticato, in un puzzle che faticosamente si sta ricomponendo, tassello dopo tassello, grazie alla passione ed alla dedizione di uno staff di cui tra tutti voglio ricordare Marilinda Figliozzi e Carlo Costantini.
Proprio guidati e coinvolti da Marilinda, i ragazzi hanno “conosciuto” quegli anni, hanno ascoltato la storia del campo e alcune delle storie dei prigionieri, per poi contestualizzare, quasi visualizzare queste vicende che sono divenute quasi tangibili su quel suolo che tanta sofferenza ha raccolto.
Hanno camminato lungo il viale del campo come fosse un percorso interiore di crescita, di presa di coscienza e consapevolezza, calcando pietre intrise di dolore,
privazione e frustrazione.
E solo le pietre stanno rimanendo, solo quel terreno incolto,una distesa popolata di fantasmi e rovine che nonostante gli sforzi e la visibilità che si sta dando a ciò che resta del campo Le Fraschette, cozza contro la mancanza di lungimiranza delle istituzioni ad ogni livello, nonché contro quella che ormai è diventata la risposta/scusa sempre pronta che tronca ogni entusiasmo: non ci sono soldi!
I ragazzi stessi si sono stupiti nel poter constatare in che degrado versa il sito, in un Paese che ha tanto bisogno di rilancio e che forse ancora non ha capito che l’unico traino che dovrebbe essere sfruttato al massimo è il turismo, la valorizzazione del territorio nelle sue ricchezze anche culturali e storiche.
Un’altra certezza, anzi un’ovvietà, dovrebbe essere tale alle coscienze di chiunque: bisogna riporre la speranza di un futuro di rinascita nei giovani, bisogna ricominciare da loro; ricostruiamo una scuola dei contenuti, le “competenze” lasciamole a chi non ha nulla da fare; non ci stanchiamo di offrire ai ragazzi mezzi per lo sviluppo di una coscienza ed un pensiero libero, per apprezzare un mondo complesso e sfaccettato e non uniformato sotto il comodo piattume della società di massa, gioiello da indossare e controllare per le elite dominanti.
Vi lascio con un detto che é stato riferito da un ex internato tornato in visita recentemente a Le Fraschette e che circolasse nel campo: “Buon Natale senza sale, buona Pasqua senza acqua”. A pochi giorni dalla ricorrenza del 25 aprile, che non manchi sale in zucca ai nostri governanti e acqua fresca a spegnere i venti di guerra che, senza memoria, ancora infiammano il mondo.
Buona Pasquetta!
*Silvia Testani Presidente del Comitato dei genitori “Un Comune-una Scuola” di Arnara.
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