guerra siria bambino

guerra siria bambinodi Daniela Mastracci – War games. Ero una ragazzina quando uscì questo film. La guerra era stellare, non terrestre. Sono cresciuta nel mondo bipolare, quando però era ormai agli sgoccioli. Così sembrava. Siamo cresciuti così sciocchi! Pensando che studiavamo le guerre, ma che ormai non ci riguardassero più. Il nostro era il mondo della pace. Eravamo sicuri e tranquilli. Avevamo il nostro libro di storia e lo leggevamo come fosse il paleolitico. Noi i ragazzi degli anni ’80. Tutti Timberland e Ciesse. E poi la generazione degli anni ’90 che è cresciuta a pane e Berlusconi: dalla Milano da bere agli happy hour di ogni dove. Ci siamo creduti invincibili. Noi che non avevamo fatto nessuna guerra, ci credevamo migliori. Immuni. Tempi di barbarie finiti. Tempi di egoismi finiti.

Come siamo stati indottrinati

Cosa c’era ancora da conquistare? E ci dicevano anche che la storia fosse giunta al termine; che l’occidente aveva raggiunto tutti i suoi obiettivi. Ci hanno indottrinato così, mentre però su questa terra dalla storia compiuta, iniziava la conquista delle braccia, degli uteri, dei figli dei figli.. e di tutti quelli che hanno mangiato di più, e hanno potuto aumentare e moltiplicarsi, per diventare nuova carne da macello, ma libera però! felice del nuovo corso liberista.

Ah che meraviglia questi capitali che vanno ovunque indisturbati. Che portano pane e prosperità. Che risolvono quella fame del mondo su cui scrivevo i temi della scuola media agli inizi degli anni ’80. Ecco vedi quanta strada ha percorso l’umanità! Ora possiamo dire di aver risolto la fame del mondo. E allora prosperiamo e nasciamo, e siamo dentro il lurido meccanismo del profitto su cose e su persone. Il capitale ha invaso tutto e di tutto si serve per crescere esponenzialmente su se stesso. Guai a chi si mette sulla sua strada.

Gli interessi economici spadroneggiano ovunque

E però se le cose vanno troppo bene, va a finire che qualche popolo, qua e là, si crede davvero emancipato e comincia a rompere le scatole e a chiedere diritti, ad alzareSIRIA ARMI CHIMICHE la testa con sindacati e partiti socialisti. Già hanno costituzioni troppo socialiste! Mica vogliamo correre il rischio che credano di essere liberi per davvero? Beh! Che si fa? D’altronde produciamo armi e le vendiamo in abbondanza. Ai paesi più industrializzati servono risorse energetiche.

Metti insieme queste due cose e che succede? Forse quel mondo senza guerre in cui avevamo creduto non esisteva affatto, perché abbiamo visto le bombe e gli spari e le mitragliate e le fucilazioni, i colpi di machete, e le impiccagioni …e tanto tanto altro, dove? Dove sono cadute le bombe? Dove si è ucciso con i gas? Dove le cannonate? Ah certo, non nella pacifica Europa. Noi abbiamo sottoscritto trattati, noi la guerra ce la siamo lasciata alle spalle. Noi siamo civili e democratici. Anzi così tanto democratici che, insomma, non la vogliamo portare anche da qualche altra parte questa bella democrazia? Da dove cominciare? Come ricostruire decenni di guerre fuori dei confini europei? Di quelli della bella America? Di quelli di una Russia non più sovietica? Di quelli di fanatici governatori africani sedotti dalle febbre del potere? Degli interessi di quell’occidente che protegge, cercando in cambio tutte le risorse di un continente libero, ma che sta là, pronto per essere espropriato, depredato, ancora. Stavolta però sotto le bandiere del mondo pacifico e civile che ha superato i conflitti armati. Basta non farseli a casa propria. Siamo andati a farceli dappertutto. A cominciare ancora dal cuore di quei Balcani che non hanno ancora mai conosciuto davvero la tregua e tantomeno la pace. E poi ovunque ci fossero risorse. Africa, Asia soprattutto. Centro America, sud America.

Gli interessi economici hanno spadroneggiato ovunque. Non sono in grado di ricostruire ciò che è accaduto in questi ultimi decenni. Non certo in un articolo di sfogo come è questo. Ma proprio in nome dello sfogo che mi sono permessa dico basta! Non se ne può più. Di guerre e guerrafondai. Di gente che preme bottoni con la disinvoltura di un gioco di ruolo. Tutti a far prevalere la propria parte, la propria persona, i propri interessi. Tutti a giocare un gioco sporco di violenza crescente e inaudita. Stanno terrorizzando il mondo intero.

Ci vogliono silenti. Ci vogliono piegati. Ci vogliono strozzare la voce in gola a forza di bombe e morte e stermini infiniti. Vogliono prendersi tutto e non guardano in faccia a nessuno. Anzi, spavaldamente si sfidano, si fronteggiano. Ma da dove? Dal sicuro dei loro palazzi, delle loro stanze ovali, delle loro guardie e sicari. Forti della forza più bruta che è solo quella della forza, niente altro.

La Siria, un drammatico campo di gioco per giocatori venuti da fuori

Pensavamo che la guerra fredda fosse paleolitico. Abbiamo sbagliato. Perché la guerra fredda è adesso. Forse sono cambiati i protagonisti. Ma forse no. Specie ora, oggi,Siria sarin quando al lancio di Tomahawk americani sta rispondendo Putin, e non soltanto lui, alzando una tensione senza precedenti. E’ da lì che mi nasce questo sfogo. E’ dalla Siria che mi viene in mente il titolo del film “War games”, perché la Siria è teatro di guerra da 6 anni. Perché la guerra ce la stiamo portando tutti noi. Indiscernibili tutte le cause e concause, gli intrecci di attori, le responsabilità, gli inizi e lo svolgimento. La Siria è terreno dei giochi di guerra quasi per antonomasia. I protagonisti sono tanti ed è difficile, complicato, destreggiarsi per svolgere le matasse. Argomentare secondo ragione è complesso anche per la contraddittorietà, spesso, delle notizie che a volte si accavallano, si smentiscono, si elidono a vicenda. In Siria, ma non solo, si vede che oggi, forse, non siamo nel mondo bipolare della guerra fredda ma, peggio ancora, ci sono tanti protagonisti, tutti super armati, alla faccia del disarmo di cui si sono riempiti la bocca per un po’ di anni. Ma sotto traccia non hanno mai smesso. Anzi. E di queste armi si servono, eccome. E mai come adesso, da troppi anni, la guerra non è affatto fredda, ma ribolle di fuoco sparato. È impossibile aprire un quotidiano senza leggere di morte. Impossibile stare connessi senza vedere notifiche di morte. Fino a che chi le sta vedendo non esplode egli/ella stesso dentro una metro, a piedi per strada, dentro un ospedale ridotto a brandelli. Sotto il sole di un mondo che è diventato un cielo di bombe, di gas, di fumo, di polvere… Siamo in pace qui da noi? Eppure ce lo crediamo ancora. Se ci guardiamo negli occhi vediamo la paura solo quando accade un attentato o quando si crepa sotto le bombe. Ma stanno sempre da un’altra parte. Forse però questo lo pensano anche loro, gli altri, altrove, prima di soccombere. Se posso dire una preghiera laica io dico basta armi, basta questo commercio infame di morte. Basta ammazzare. Io prego per una politica di pace, di diplomazia, di fine di tutte le guerre. Non ne siamo capaci? Allora la poesia di Primo Levi è più attuale che mai… Se questo è un uomo (?)

 
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Di Daniela Mastracci

Daniela Mastracci.Sono nata l'11 marzo del 1970 e insegno nel Liceo Scientifico del mio Comune, Ceccano. Sono Prof e Mamma di due figli che mi crescono intorno mentre scopro che mi piace scrivere.

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