di Nadeia De Gasperis – Il 20 marzo del 1984 moriva, Ilaria Alpi, una grande donna, giornalista e fotoreporter, assassinata a Mogadiscio mentre lavorava per la RAI. A distanza di 33 anni. Tra le altre per le quali si era profondamente battuta, denunciandole, c’è la pratica della infibulazione e delle mutilazioni genitali femminili. La televisione pubblica ricorda il sacrificio di Ilaria con la chiusura della trasmissione “Parliamone Sabato” condotta da Paola Perego. A proposito di mutilazioni femminili, la trasmissione manda in onda un decalogo, anzi no, sei punti, per i quali sarebbe meglio preferire una fidanzata dell’est a una italiana. Ne conosciamo tutti ormai la forma. Non un decalogo, ci si ferma al punto sesto, che ricorda il sesto comandamento, NON COMMENTTERE ADULTERIO. EST! Est!! Est!!! Come un buon vino, se ne parla, tra ammiccamenti e doppi sensi, battuttine banali dei convenuti, che verrebbe di interrompere la trasmissione del pensiero. Ora qualcuno è stato punito, come quando viene punito un grafico delle pubblicità tro
Per strada la gente grida “al boia” per un uomo instabile che ha ucciso una donna, ma si ridacchia per la donna sbattuta sulle pagine di un quotidiano, su un giornale provinciale intanto campeggia un titolone che ci racconta di un uomo che porvoca lesioni a sua moglie, colpendola con un vibratore del quale la donna faceva uso. Non si stigmatizza la violenza, ma si insiste con ammiccamenti goliardici ai trastulli della donna. Intanto le ultime pagine del giornale ci ricordano la mission del quotidiano, con delle stelline che non si capisce se premino i punti forti delle donne in vendita, o ne coprano le fattezze.
Nelle pubblicità, tra doppi sensi e giochi di parole, sempre velate da combinazioni ironiche che legittimino immagini e senso discriminatori. Se se ne può ridere, si può accettare. La regolamentazione dei messaggi in Italia è piuttosto vaga e così sta al buon giusto del grafico, ma se non ci si può affidare agli strumenti legislativi e alle autorità perché ci tutelino, bisogna che diventiamo tutti un po’ più critici e responsabili e impariamo a dismettere certe ideologie, modi di pensare, diventare più critici e consapevoli. 
Questo vale per gli uomini e per le donne. Possibile che agli uomini piaccia essere rappresentati come ossessivamente interessati al lavoro e se interessati alla vita, solo se stuzziacati eroticamente!? Che debbano ossessivamente esibire la loro indubbia virilità!? Sempre rappresentati come anaffettivi e assenteisti con la famiglia. E le donne esaltate dalla lucentezza del water, sempre isteriche, esagerate e non affatto interessate alla relazione emotiva con il proprio partner, salvo poi rappresentarci come oggetti sessuali.
Siamo tutti complici del modello culturale diffuso dai media, o sante o puttane, per quel fraintedimento cattolico per il quale la Madonna era la donna del Sì.
Lei che per prima ha detto no, no a un matrimonio organizzato, no alle convenzioni. Lei che ha deciso di rinunicare a tutto questo per mettere al mondo quel comunista rivoluzionario che doveva essere suo figlio.
Smettiamo anche noi di cercare l’approvazione dell’uomo. Lavoriamo su autostima e indipendenza. Ricominciamo a fare rete intergenerazionale.
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