Intervista di Ivano Alteri a Chriustian Bellincampi del M5S – Amministrative 2017 a Frosinone, rifiuti e acqua, competenze e partecipazione, Consulta delle associazioni, servizi in “house”, città intercomunale, reddito minimo, politica e antipolitica… questi alcuni dei punti affrontati in quest’intervista a Cristian Bellincampi, 33 anni, candidato sindaco nel capoluogo per conto del M5S, che già prima della sua candidatura aveva registrato l’11% dei consensi, nel sondaggio commissionato giorni fa da Ciociaria Editoriale Oggi.
Bellincampi, nella fase successiva al Graticola Day del 5 marzo 2017, al momento del voto hai ricevuto 18 voti su 33. Gli altri 15 sono andati a Marco Mastronardi. Alcuni hanno ironizzato sui giornali e sul web sulla esiguità dei numeri, rispetto all’ambizione di andare ad amministrare la città di Frosinone. Che ne pensi?
Intanto bisogna dire che il nostro è un gruppo di una quarantina di persone, che si sono attivate ed hanno iniziato a frequentare il nostro luogo d’incontro settimanale già da qualche mese, per iniziare ad organizzarci e redigere il programma. Io e Marco non abbiamo partecipato al voto, per regolamento. Quindi erano presenti intorno alle trentacinque persone, altri erano assenti per lavoro o altri impegni personali. Io mi chiedo quanti altri partiti o movimenti possano annoverare nelle proprie fila quaranta persone attive, che si riuniscono tutte le settimane per discutere, anche animatamente, dei temi della propria città…
Quante volte vi riunite a settimana?
Inizialmente una volta a settimana, adesso tre volte sui vari temi cittadini, per definire il programma e l’impostazione da dare alla campagna elettorale. Allo scopo, abbiamo anche aperto la nostra sede, in Corso della Repubblica 126, dove poterci incontrare e incontrare i cittadini.
Sono partecipate queste riunioni?
Sì lo erano già prima; ma adesso anche di più, con la partecipazione di cittadini incuriositi dal nome del candidato sindaco, per conoscermi, perché magari già conoscevano il Movimento a livello nazionale, ma non la sua attività sul territorio. Così molti vengono a vedere cosa facciamo noi a Frosinone. E così andremo avanti per tutta la campagna elettorale, ma anche oltre, anche quando governeremo questa città, per condividere l’attività amministrativa, magari riunendoci in posto più grande per contenere più persone.
Qui c’è un punto essenziale, cioè la partecipazione. Senza partecipazione è difficile uscire dal cul de sac in cui Frosinone, e non solo Frosinone, si è venuta a trovare negli ultimi decenni. La partecipazione diventa quindi lo snodo attraverso cui è possibile che si avvii una qualche soluzione dei problemi. Ma al momento la partecipazione è richiesta strumentalmente solo nella fase del voto, poi non ha seguito nella fase dell’attività amministrativa concreta. Voi cosa pensate di fare?
Parto da quello che successe ne 2012, quando ci presentammo a Frosinone la prima volta. In quel caso, solo una piccola parte di coloro che parteciparono all’inizio, continuarono a partecipare; anche perché non avemmo una rappresentanza in consiglio, e in quelle condizioni è più difficile riuscire ad incidere; si ha difficoltà anche solo ad avere accesso agli atti amministrativi. Però molti sono rimasti accrescendo il gruppo. Noi sappiamo che faremo un bel risultato, e questo ci consentirà di dare maggior seguito alla partecipazione, ed attrarre anche persone normalmente distanti dalla politica. Sarebbe bello che la cittadinanza, comunque, partecipasse a prescindere, prendesse la parola e riuscisse anche a mantenerla, come dice Erri De Luca.
Il M5S è partito con la partecipazione sul web, che consente sicuramente una partecipazione più massiccia; ma si sente, comunque, l’assenza di una “fisicità”. Ritieni sia opportuno si passi dalla sola partecipazione “virtuale”, ad una partecipazione anche fisica delle persone?… perché incontrasi fisicamente e guardarsi negli occhi è cosa diversa che battere quattro tasti su una tastiera in solitudine…
Noi abbiamo iniziato con internet perché era il modo più facile e meno costoso, non avendo noi sovvenzioni di nessun tipo. La rete era il modo più semplice per incontraci e discutere fra di noi. Però, come dicevo, noi ci incontriamo più volte a settimana, e stiamo cercando di far uscire le persone dalle case, di farle partecipare fisicamente alle nostre discussioni ed iniziative.
Nel corso degli anni, gli amministratori hanno operato nella direzione opposta. Lo abbiamo visto nel caso della Consulta delle Associazioni, che era un modo per darsi una migliore strutturazione sociale, oltre che istituzionale, e quindi consentire una vera e concreta partecipazione dei cittadini. Però poi questa Consulta è stata boicottata e lasciata morire. Ritieni che richiamare in vita la Consulta possa essere uno strumento per radicare la partecipazione nei quartieri e sui territori, fisicamente parlando; che possa essere utile per la città?
Non solo, noi vogliamo anche creare nuovi “intermediari” tra gli amministratori e la città. Noi adesso stiamo facendo il Quartieri Tour; siamo partiti dalle periferie. Alcune zone non hanno strutture organizzate, e lì noi stimoliamo l’aggregazione per dare e avere punti di riferimento. In queste settimane abbiamo incontrato molte associazioni, perché essendo impegnate su problemi specifici, possono fornire approfondimenti ed esperienze. Quindi noi favoriamo l’aggregazione perché procura una crescita complessiva della città.
Due cose. Fino a poco tempo fa, fino a quando non si è capito che poteva disturbare il manovratore, l’associazionismo è stato inteso come “corpo intermedio” per una vera democrazia partecipata, e non solo delegata, e nominale più che sostanziale. Poi, quando ci si è resi conto che l’associazionismo poteva disturbare, allora c’è stato un attacco mortale. Così la Consulta è stata misconosciuta. E qui c’è un primo quesito: credere nel sistema dei “corpi intermedi” è fondamentale? Poi c’è il secondo quesito: è indispensabile prima vincere le elezioni, per riportare in vita questo tipo di partecipazione, o è possibile anche prima riportare in vita la Consulta? Anche perché oggi stiamo assistendo ad una frammentazione del mondo dell’associazionismo, proprio a causa della campagna elettorale. Abbiamo impiegato anni per costruire quella partecipazione, e poi è bastata qualche promessa per vedere tutto crollare.
Questo accade spesso quando non c’è una cabina di regia, quando non c’è un gruppo coeso, come la Consulta del associazioni, una linea comune; e in questa situazione capita che ognuno pensi di ottenere qualcosa per sé, quando invece va ad assecondare soltanto gli appetiti elettorali di questo e di quello. Noi crediamo molto, invece, nei corpi intermedi, che rendano la città viva, non rassegnata alla mediocrità, non assuefatta alla mediocrità. Ridare vita alla Consulta, stimolare i comitati di quartiere, può aiutare certamente questo processo. Certo, non si può pensare di avere sempre il consenso delle associazioni; capiteranno occasioni per essere in disaccordo. Ma questo è proprio quel che serve perché vi sia una comunità, quale Frosinone non è più; per fare comunità occorre che si facciano delle cose insieme.
La città di Frosinone vive problematiche molto forti e da lungo tempo. Uno dei problemi più gravi, forse non del tutto percepito, è quello ambientale, e più precisamente l’inquinamento dell’aria. Ritieni che i provvedimenti adottati siano sufficienti?
Le targhe alterne sono solo palliativi, imposti anche dalla Regione e dalle norme: quando vi sono gli sforamenti dei limiti previsti dalla legge, scattano in automatico, ma non risolvono alcun problema. Il problema è sistemico. Intanto bisogna evitare che si istallino sul territorio altre attività inquinanti. Anche migliori informazioni ai cittadini sul tipo di riscaldamento, per esempio, può aiutare a superare quelle pratiche non convenienti economicamente e dannose per la salute. L’amministrazione può fare tanto e anche insegnare tanto; una maggiore informazione e formazione dei cittadini può dare un importante contributo. C’è un sistema che va cambiato, anche tenendo conto dei comuni limitrofi, facendo rete e sistema.
A tal proposito, c’è una proposta in campo, lanciata originariamente dai socialisti, poi fatta propria anche da altri attuali candidati, che è quella della Città Intercomunale. Cosa ne pensi di questa idea?
La città intercomunale andrebbe anche spiegata meglio. La conformazione del nostro territorio non rende facile integrare i diversi comuni. È importante invece fare rete e sistema su alcuni interessi comuni, come per esempio i parchi sui fiumi; sarebbe importante fare sinergia per presentare progetti anche all’Europa per avere finanziamenti in tale senso. Io non condivido molto gli accentramenti, come quelli che avverrebbero in una città intercomunale. Molto meglio verificare caso per caso gli interessi in comune, e lasciare ad ogni campanile le proprie peculiarità, che sono la nostra ricchezza.
Tra i punti cruciali per la vivibilità in città ve n’è uno che unoetre.it ha messo al centro della propria attenzione, ed è quello dei rifiuti e della raccolta differenziata. Dai vostri documenti risulta che anche per voi rappresenta un aspetto importante della vostra azione amministrativa.
Sicuramente sì, perché l’immondizia rappresenta una spesa consistente per l’Ente e per i cittadini, che pagano tasse tra le più alte d’Italia. Anche qui bisogna cambiare mentalità. Il rifiuto è una risorsa; noi dovremmo vendere i rifiuti che produciamo: la plastica, i metalli, la carta… I rifiuti possono essere trasformati in altri oggetti. Invece l’immondizia è solo un costo: dobbiamo pagare la società raccoglitrice, la Saf, l’inceneritore, la discarica. E tenerci l’inquinamento che ne segue.
Quindi bisognerebbe anche iniziare a distinguere le attività sul territorio che riguardino il recupero dei rifiuti, dagli inceneritori, termovalorizzatori ecc.? Questo non mette in relazione la questione dei rifiuti anche con quella occupazionale?
Certamente sì. Perché a fronte dell’evoluzione tecnologica si perdono posti di lavoro, ma attraverso questo nuovo modo di approcciare al rifiuto si può recuperare occupazione e dare respiro alle imprese locali. Anziché dare tutto in appalto ad altri, che poi gestiscono tutto per conto proprio e proprio interesse, si può pensare di recuperare i siti industriali dismessi per svolgere quel tipo di attività relative al recupero, che abbiano una ricaduta positiva sulla città.
È in atto una diatriba tra il territorio ciociaro e Roma e la Regione, che usano la Ciociaria come una discarica. A Roma c’è una giunta del M5S. Pensi che possa essere utile una relazione tra il M5S di Frosinone e la giunta Raggi, per affrontare insieme questo problema?
Per noi più che utile è fondamentale. Possiamo cambiare il rapporto con Roma, collaborare con Roma, senza essere succubi di Roma. In quell’amministrazione conosco molti protagonisti di grande qualità, da cui riceviamo e riceveremo consenso e sostegno nella nostra azione amministrativa.
Ritieni che questa nuova relazione con la città di Roma, e quindi anche con la regione, sia possibile costruirla già a partire da oggi, prima delle elezioni?
Certamente, entrando nel consiglio comunale, saremo comunque dei riferimenti per i cittadini e degli interlocutori degli amministratori romani…
Il M5S è un movimento già in essere, con una sua strutturazione sul territorio, ma anche una strutturazione nazionale. Quindi insisto nel chiedere: è possibile che già da ora, prima delle elezioni, il M5S di Frosinone riesca a tessere relazioni con Roma, tali da affrontare e risolvere questo problema dell’immondizia?
Noi abbiamo intenzione di incontrarci a breve con la giunta romana, ben prima delle elezioni, per far presente loro le problematiche del nostro territorio, e riuscire a strappare risultati importanti. Certo, un nostro eventuale e auspicabile successo alle elezioni a Frosinone darebbe una forte continuità alla nostra azione. In ogni caso noi non smetteremo di utilizzare tutte le relazioni che il Movimento sa tessere per apportare vantaggi a tutti i nostri concittadini, qualsiasi sia il nostro ruolo istituzionale.
Questo ci porta a parlare della questione dell’acqua, in termini un po’ più politici e meno propagandistici. Come sai, i sindaci hanno recentemente votato per la rescissione del contratto con Acea; sappiamo che il comune di Roma ha la maggioranza in Acea Spa; sappiamo che il comune di Roma è amministrato dal M5S; e che questo può diventare un fatto dirimente per il comune di Frosinone ma anche per il resto del territorio provinciale. Ritieni che il M5S di Frosinone possa avere un ruolo un po’ più politico e meno propagandistico, in questa vicenda, tenuto conto che con il voto dei sindaci, in realtà, si è aperto un contenzioso con Acea, e non ancora, effettivamente, cacciata Acea?
Il nostro intervento politico è necessario, anche perché non possiamo proprio permetterci il contenzioso che Acea ha già annunciato. L’intervento della politica è fondamentale. Sicuramente dovrà esserci un nostro intervento politico.
E quindi negli incontri pre elettorali con la giunta romana parlerete anche della questione Acea e del ritorno alla gestione pubblica dell’acqua?
Sicuramente sì.
Un altro punto fondamentale nell’azione amministrativa è certamente quello dei servizi al cittadino. Oggi siamo preda di un furore ideologico che vorrebbe imporre la privatizzazione di tutti i servizi. A Frosinone ne abbiamo un’esperienza con la scelta di licenziare tutti i lavoratori della Multiservizi, e favorire le cooperative amiche, alcune anche coinvolte in Mafia Capitale, attribuendogli servizi per assegnazione diretta. La vostra idea è quella di riportare “in house”, come si dice nelle norme, tali servizi?
Noi siamo contro le esternalizzazioni totali dei servizi fondamentali alle persone. Il nostro obiettivo deve essere quello di migliorare i servizi in essere e riportarli sotto il controllo comunale. Iniziando a far rispettare le regole degli appalti, che come abbiamo visto in città non sempre è avvenuto. Il centro della nostra attenzione è la tutela dell’interesse collettivo. Al momento non è possibile stabilire se il comune sia in grado, in brevissimo tempo, di riprendere la gestione di tutti i servizi, vista la pessima situazione finanziaria in cui si trova. Noi non siamo pregiudizialmente contrari alla gestione privata di alcuni servizi; ma dobbiamo avere la certezza del rispetto delle regole, che non è stata la più grande preoccupazione degli amministratori di questa città, mi pare. In ogni caso, alcuni servizi, come quello dell’acqua, devono tornare nella gestione pubblica. Ma anche quelli della sanità, del walfer… La gestione pubblica non deve essere necessariamente cattiva gestione; vi può essere, invece, gestione pubblica a livelli eccellenti.
La provincia di Frosinone registra la presenza di 140 mila disoccupati su 480 mila abitanti. Se a questi togliamo i pensionati e i bambini, le percentuali di disoccupazione vanno ben al di là delle statistiche che ci forniscono le autorità competenti. Questo causa sofferenze terribili a migliaia di famiglie. Vi sono movimenti che si battono per eliminare la sofferenza fisica e spirituale di queste persone; pur considerando l’inadeguatezza dell’ambito territoriale cittadino ad affrontare questo problema, cosa ne pensi, più in generale?
A livello nazionale il M5S propone l’istituzione del Reddito di Cittadinanza, con modalità già presenti nelle proposte di legge. Certo il M5S deve considerare tali sofferenze anche in città e deve affrontare il problema con gli strumenti amministrativi disponibili. Noi prevediamo di dare per quanto sarà possibile un piccolo sostegno al reddito alle persone in sofferenza, anche con aiuti nelle relazioni con i gestori dei servizi essenziali, rispetto ai quali il comune deve farsi intermediario. Sono situazioni che vanno viste caso per caso.
Frosinone è sempre agli ultimi posti delle classifiche nazionali sulla qualità della vita. Eppure in questi lunghi anni abbiamo avuto competenze straordinarie in campo amministrativo. Come si spiega questo apparente paradosso?
Le competenze sono sicuramente importanti, ma ancora più importante è che vi sia una linea politica per la città. Allocare le competenze giuste nel posto giusto è essenziale; anche all’interno dell’Amministrazione vi sono grandi competenze, che spesso non sono affatto valorizzate come meriterebbero e non sono utilizzate per l’interesse comune. Poi bisogna dare una linea chiara a quelle competenze. La modalità in corso, con la rotazione degli assessori ogni tre mesi, per accontentare tutti, non va certo in questa direzione. Per dare efficacia politica all’azione amministrativa c’è bisogno della giusta competenza, allocata nel giusto luogo, per molti anni; cinque, dieci anni almeno.
A proposito di politica, voi siete accusati di essere l’antipolitica. Ma voi siete politica o antipolitica?
Noi vogliamo ridare dignità alla parola politica. La vera antipolitica la fa chi si avvicina alla politica per la carriera nelle istituzioni e nei partiti, per affari, per familismo, interessi personali più o meno leciti. Noi vogliamo invece impegnarci per la polis, vogliamo fare politica, fare gli interessi dei cittadini.
Quindi l’accusa è ribaltata?
Esattamente. L’antipolitica l’hanno fatta gli altri, i partiti e i politici che hanno abusato del potere loro conferito, che lo hanno distorto per scopi indicibili. Noi invece diamo alla politica un significato altissimo a cui non vogliamo rinunciare. Io sono appassionato di politica sin da ragazzino…
Cosa prevedi per le prossime elezioni?
Noi ci candidiamo a governare la città. Non sarà semplice vincere, ma il M5S ha abituato i cittadini a grandi sorprese. Le difficoltà sono tante, non abbiamo le risorse di altri raggruppamenti; ma saremo la sorpresa di queste elezioni, il nostro obiettivo è andare al ballottaggio…
Con chi ti piacerebbe andare al ballottaggio?
Con Ottaviani, per dirgliene quattro, visto che non ci è proprio piaciuto ciò che ha fatto e non ha fatto per la città.
Frosinone 10 marzo 2017
