vertenza frusinate 3mar17 350 210di Donato Galeone* – Sul mio sito facebook gli amici Ignazio Mazzoli e Angelino Loffredi hanno condiviso e trasferito i due post di “Vertenza Frusinate Disoccupati uniti” con l’annuncio della Conferenza Stampa del 3 marzo e la visione del documento rielaborato nella forma di proposta di legge sul “Reddito Minimo” laziale mirato alla inclusione sociale e il lavoro.
Ringrazio Ignazio e Angelino che mi permettono di menzionare – non a loro – la nascita di “Vertenza Frusinate Disoccupati uniti” (una vertenza per il lavoro) e di sottolineare con qualche richiamo e commento l’attualità della iniziativa di riproposizione del reddito minimo da parte della rappresentanza dei disoccupati ciociari alle rappresentanze politiche laziali di ripristinare – adeguandola dal 2009 al 2017 – la Legge Regionale Lazio n.4/2009 che prevedeva il “Reddito Minimo Garantito”.
Quel provvedimento legislativo regionale – mi sembra utile richiamarlo – prevedeva nel triennio 2009-2011 la destinazione di 135 milioni di euro in favore di disoccupati, inoccupati e lavoratori precari così distribuiti: nel 2009 € 15 milioni; 60 milioni di € nel 2010 e 60 milioni di € nel 2011, media di reddito minimo pari a 580 € mensili, ai residenti nel Lazio da almeno 24 mesi, iscritti ai Centri per l’Impiego e con reddito personale imponibile non superiore a 8.000 euro l’anno.
Così come non si volle sufficientemente giustificare, in quegli anni, l’annullamento per il 2010-2011 dei 120 milioni di euro destinati alle domande dei disoccupati, inoccupati e lavoratori precari, probabilmente, perché nella previsione sbagliata di 60.000 domande previste ne furono presentate 115.000 e la sperimentazione triennale sul reddito minimo si concluse con la durata di una sola annualità e con una graduatoria discriminatoria tra i richiedenti, non certamente, mirata verso il lavoro ma come mero aiuto di sopravvivenza assistenziale caritatevole.
Ed è proprio questo l’aspetto essenziale – superare lo stato di sopravvivenza assistenziale – della riproposizione e ripristino di una legislazione regionale sul “reddito minimo garantito di reinserimento al lavoro” da emendare alla realtà sociale del 2017 e collegare alla interessante sperimentazione del “contratto di ricollocazione” già legiferato dalla Regione Lazio con la DGR n. 632 del 30.9.2014 sulla politica attiva del lavoro che è basata sull’adesione del lavoratore con un “patto” firmato, contestualmente, nel Centro per l’Impiego e dall’operatore o agenzia accreditata dalla Regione Lazio per l’assistenza intensiva e attiva, fino a ricollocazione a lavoro avvenuta e alla contestuale cessazione del reddito minimo.

Un circuito virtuoso: Un reddito di sostegno e politiche attive per nuovi lavori

Questo modello laziale di reddito minimo di sostegno verso il lavoro così integrato richiede, non solo a a mio avviso, l’accettazione di un sistema cooperativo pubblico-privato nel senso che gli operatori o agenzie riconosciute per la ricollocazione a lavoro “supportino il servizio pubblico” da orientare verso qualificate professionalità richieste dalle innovazioni tecnologiche e sul piano attuativo dello sviluppo locale e laziale, nella previsione produttiva possibile programmata.
Sappiamo che la capacità della Regione Lazio di integrare e adeguare normative con ogni “linea guida per regolare e gestire lo stato crescente della disoccupazione” già furono indicate con l’Accordo Stato-Regioni del 5.12.2013 così come nel basso Lazio con l’Accordo di Programma area di Frosinone,Anagni,Fiuggi dell’agosto 2013 e recentemente anche con i riconoscimenti delle aree di crisi complesse, appare evidente che continuano ad essere emergenti, giorno dopo giorno, le criticità vere sulla domanda-offerta di lavoro in assenza di rilancio produttivo e posti di lavoro nel basso Lazio, mentre sono prossime le scadenze del sostegno al reddito con gli ammortizzatori sociali anche per quanti hanno perso il lavoro e, nei fatti, di persone a zero reddito.
E fu proprio con queste persone e gruppi di licenziati per crisi aziendali che verso fine anno 2014 ci incontrammo alla Biblioteca comunale di Anagni alla presenza di un eccezionale disoccupato mantovano che, dopo avere raggiunto in bicicletta la sede dell’Unione Europea, con la stessa sua bicicletta raggiunse Anagni e raccontò alla CGIL – CISL – UIL provinciali la motivazione ed i risultati della sua iniziativa molto mirata per “sollecitare non austerità ma crescita produttiva e lavoro per l’Italia”.
Quell’incontro di Anagni si concluse, presente il direttore del giornale telematico www.uoetre.it e il direttore del quotidiano L’Inchiesta, con la proposta di aprire una “Vertenza per il Lavoro” coinvolgendo i licenziati delle aziende in crisi e la generalità dei giovani e meno giovani che attendevano lavoro e che i due giornali avrebbero sostenuto tutte le iniziative, in ogni sede,dei disoccupati ciociari nella lotta per il lavoro.
E l’11 gennaio 2015 da Frosinone, direttamente collegati con il gruppo dei disoccupati di Mantova si ritrovarono rappresentanti dei Sindacato e delle Associazioni locali, parlamentari del Lazio e alcuni Sindaci, tra cui il Sindaco di Anagni che centrarono le loro attenzioni sulle motivazioni della lentezza procedurale rispetto ai tempi attuativi degli interventi possibili e previsti dall’Accordo di Programma Sviluppo Frosinone,Anagni, Fiuggi sottoscritto il 3 agosto 2013.
Ed il 1°maggio – Festa del Lavoro – con CGIL-CISL-UIL al termine del tradizionale corteo di lavoratori e cittadini rappresentati da numerosi Sindaci veniva rilanciato, con lo sviluppo dell’economia provinciale e regionale, sia il sostegno al reddito per le migliaia di persone che avevano perso il lavoro e attendevano una ricollocazione, sia per le altre migliaia di giovani e donne che attendevano lavoro. Furono questi gli argomenti e le sollecitazioni della CGIL-CISL-UIL rappresentate dal Segretario Regionale della CISL Andrea Cuccello e riprese dal rappresentante di “Vertenza Lavoro Frusinate” Gino Rossi, licenziato-disoccupato della Videocon di Anagni, durante il comizio conclusivo del 1° maggio 1965 a Isola del Liri.

Una esperienza a cui guardare

Il gruppo auto organizzato e aggregatosi volta volta tra disoccupati, attorno allo slogan emblematico “Vertenza per il Lavoro “sin da fine maggio 2015 non si fermava e né si rassegnava ma dimostrava, giorno dopo giorno – pressato da esigenze di sopravvivenza famigliare – di continuare a rivendicare l’esercizio di un diritto “il lavoro che è alla base della dignità della persona” peraltro tanto esaltato e richiamato da Papa Francesco che 24 febbraio 2016 li accoglieva in Piazza San Pietro all’udienza generale di ogni mercoledì.
Frequenti sono stati gli incontri convocati dalla nuova Amministrazione Provinciale congiuntamente ai Sindaci per chiedere aiuti economici nella previsione di un lavoro che ritardava avvicinandosi la scadenza degli ammortizzatori sociali e veniva, ancora, sollecitata la Regione Lazio dal Presidente della Provincia e dai Sindaci per un incontro istituzionale che, finalmente, avveniva il 28 gennaio 2016, mediante il ricorso ai buoni uffici del ciociaro Consigliere-Assessore Regionale Mauro Bruschini e con un ordine del giorno attesissimo:”Lavoro e sviluppo nel territorio della Provincia di Frosinone”.

Quell’incontro regionale era tanto atteso per conoscere il “come” si dovevano orientare e utilizzare le risorse disponibili non solo a breve-medio termine ma anche da subito con il mettere in cantiere il “dove e quando” rendere spendibili le disponibilità già indicate nel Documento Economico Finanziario 2016 approvato recentemente dalla Regione Lazio, tenendo presente che, a breve, circa 50.000 cassaintegrati laziali nella previsione delle riorganizzazioni e ristrutturazioni tecnologiche produttive più della metà avrebbero perso posto di lavoro (parte di un mio articolo del 25 gennaio 2015 www.unoetre.it).
Da quella data a seguire si producevano nella Regione Lazio solo normative e qualche sostegno-bonus, ignorando che il nuovo sistema degli ammortizzatori sociali anche con i decreti attuativi del Jobs Act, accettabili o meno graditi, il sostegno al “reddito minimo” della persona che non lavora è ancora frammentato e non universale in attesa, peraltro, dell’istituzione di un “salario minimo” che è presente nella maggior parte dei Paesi europei.

Ed ecco, quindi, attualissima e da sostenere la riproposizione dopo oltre 7 anni, in presenza di crescente crisi occupazionale laziale, di una condivisibile e accettabile proposta di accesso al “Reddito Minimo di Inclusione al Lavoro” che è non altro un “ammortizzatore sociale di ultima istanza” e che riconferma tanto la disponibilità personale del richiedente a voler lavorare quanto la sua partecipazione attiva sia ai programmi di adeguamento professionale e sia la disponibilità per progetti di interesse sociale locale comunitario.
(*) ex Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio
Roma, 7 marzo 2017

 
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