di Nadeia De Gasperis – Ormai saranno noti a molti i fatti accaduti il 10 febbraio al Liceo classico Simoncelli di Sora in occasione del giorno del ricordo per le vittime delle foibe. Un evento tra i banchi di scuola è stato fatto oggetto di interrogazione tra i banchi del Parlamento, e chissà se il decorso si concluderà in un’aula di tribunale. Alcuni ragazzi del liceo, hanno organizzato un convegno, sponsorizzato da gruppi politici di estrema destra, tra gli altri forza Nuova, che si è risolto in un comizio politico parafascista dove l’interlocutore, un tizio spacciatosi per giudice, forse affinché la sua mistificatoria lettura della Costituzione fosse più convincente (!?), ha sciorinato una serie di luoghi comuni sul comunismo e la sinistra più in generale, provocando il risentimento di due insegnati che sono tempestivamente intervenute deplorando la messinscena, difendendo il loro diritto e dovere di tutela su ragazzi minorenni, motivo per cui la giurisprudenza italiana non ha tentennamenti.
Poi l’interrogazione di Gasparri, che invocato dal capogruppo al consiglio provinciale di Frosinone, Gianluca Quadrini, ha presentato una interrogazione al Ministro Fedeli perché condannasse “la partigiana degli aguzzini”, così ha definite in un twitt Roberto Fiore, una delle due insegnanti, intanto annunciava una querela per aver ostacolato il normale svolgimento di un evento volto a “promuovere valori civili e universali di giustizia, pace, libertà e democrazia, autorizzato dalla Dirigente Scolastica”. Mentre la Rete degli Studenti Medi Sora invitava Gasparri ad occuparsi delle criticità strutturali dell’edificio Simoncelli, se proprio avesse voluto occuparsi di loro, Fratelli d’Italia e altre forze di destra stigmatizzavano il comportamento dell’insegnante “nota per il suo credo politico”, insegnante accusata di fare negazionismo.
Mi tornano in mente i racconti dei miei genitori, di insegnanti “al confino” per il loro “credo politico”, come recita forza nuova, negli anni ’70, furono spedite in questo paesino di provincia, Sora dove però, incontrando il Collettivo studentesco, che si riuniva giornalmente presso la Camera del lavoro studentesco, iniziarono un percorso sociale, politico, umano, e scolastico a fianco degli operai e degli studenti, che ancora oggi, fa rimpiangere i loro nomi. Tutto andò nella direzione opposta a quella auspicata dai loro detrattori e non solo questi insegnanti avviarono una iniziativa politica con gli studenti che li vide schierati nelle lotte di democrazia e libertà, sui temi del lavoro e della scuola, ma furono insegnanti eccezionali, ancora oggi ricordati con nostalgia dai loro alunni. Con loro nacque il collettivo femminista.
Mi chiedo dove fossero gli altri insegnanti del Simoncelli. Erano davvero tutti contenti di quanto stesse accadendo in quella aula arredata di manifesti che richiamavano all’orgoglio italiano e bandiere della Dalmazia e Istria, o si sono sentiti ricattati, o tirati fuori da un discorso che pensano possa prescindere dall’insegnamento delle loro materie di studio? Questi insegnanti e la dirigente scolastica, che in nome dell’autonomia scolastica (!?) ha autorizzato la manifestazione, si sentono esclusi dalla responsabilità delle intimidazioni violente di stampo fascista all’uscita della scuola da parte di uno sconosciuto con un tricolore sul bavero nei confronti di una delle insegnanti?
Ora non ci resta che aspettare la risposta del ministro interrogato. Chissà se in questo caso il ministro Fedeli, parlerà di iniziative “non ipotizzabili” come è accaduto in una scuola di Roma, dove si è tenuto un “Gran ballo fascista”. “Ma non sono ipotizzabili iniziative, decisioni o scelte che creino confusione nei soggetti coinvolti in questo percorso, a cominciare dalle studentesse e dagli studenti, oltre che dalle loro famiglie”, recitava la condanna del ministro.
Ci aspetteremmo parole più decise, di condanna, precise e perentorie, verso qualsiasi forma di manipolazione, soprattutto, nel delicatissimo ambiente scolastico, dove è vergognoso e deprecabile offrire uno sguardo mistificato sulla storia mentre si fa propaganda politica, di stampo fascista.
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