Bombardieri in azione 350 260

Bombardieri in azione 350 260di Nadeia De Gasperis – Ricordate quando un aereo militare sorvolava la città a bassa quota, seguendo una traiettoria insolita? Non bisogna avere cento anni per avere di questi ricordi, basta portarsi un po’ dietro negli anni, quando la guerra ci ha riguardato molto da vicino. Sulla scia di quell’orco che bestemmia la pace, c’è la traccia dei ricordi di una guerra vicina, nel tempo e nello spazio. L’angoscia che sorvolava le nostre teste per deflagrare altrove.
Eppure, a volte, quell’altrove è un luogo tanto vicino che puoi stare con un piede sulla terra che dici tua, e un piede sulla terra che chiami straniera e dirti tutto intero, se nessuna guerra ti ha spezzato. Ma come puoi dirti intero se stai calpestando due terre che vedi così diverse, di cui solo una merita il rispetto tuo? Se stai calpestando due storie di cui una sola dici tua?

Ma se è un uccello di ferro a coprire il tuo sole… 

Ricordo uno dei pomeriggi più belli della mia vita, trascorso con mio padre sulla collina che sovrasta la città, concentrati come due studiosi di tassonomia di un bioma immaginario, fluttuante, a ricostruire la fauna celeste, dando forma e nome a ogni nuvola che ci oscurasse il sole. Potevamo stare distesi, esposti, a braccia aperte, a quella cavalcata di cirri, che non faceva alcun rumore se non quello di ovatta sfrangiata.
Ma se è un uccello di ferro a coprire il tuo sole, che non lo puoi raccontare con parole buone, perché sputa fuoco come un drago che nessuna fiaba contempla, allora un uomo può solo sperare che quella colata di sudore e dolore, non si abbatta impietosamente sulle vite che ama.
Se lasciamo la terra che ci ha dato le origini perché le nostre braccia siano accolte a braccia aperte e ricompensate da un Paese che adotta il nostro talento, come possiamo biasimare un uomo che lascia la sua terra per un cielo di piombo che piange la morte sulle spalle di un figlio, di un amico, di una donna, di un uomo che ama?
Eppure quel rombo di guerra che passa sulle nostre teste non riesce ancora ad abbattere il muro del suono che fa il verso dell’indifferenza.

 
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Di Nadeia De Gasperis

Nadeia De Gasperis, nata a Sora (Fr) il 10 agosto del 1977. Dopo aver frequentato il liceo scientifico Leonardo Da Vinci di Sora, nel 1996, si iscrive alla facoltà di Scienze Ambientali presso l'Università degli studi dell'Aquila, dove lavora come borsista, presso la biblioteca della Facoltà di Scienze. Dopo gli studi, collabora come docente nel campo della formazione destinata ai professionisti. Dal 2009 inizia la collaborazione con la rivista di fotografia documentaristica Rearviewmirror, un magazine di reportage documentaristico edito da Postcart, dove collabora alla cura dei testi e dell'archivio. Normal 0 14 false false false IT X-NONE X-NONE Rearviewmirror

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