di Ivano Alteri – La campagna elettorale per le elezioni amministrative della prossima primavera a Frosinone, già in atto da mesi, è stata fino ad ora caratterizzata, secondo il nostro modo di vedere, da due aspetti generali per nulla edificanti: lo spappolamento del mondo associativo in mille meteore indistinte; il ricorso dei partiti alle liste “civiche” per la competizione elettorale. Entrambe erano stati ampiamente previsti; ma vederli in atto non manca di fare una particolare impressione.
In questi anni, come abbiamo più volte evidenziato, l’unico luogo di genuina produzione politica è stato il mondo associativo. Sono state le associazioni a vivacizzare la discussione e a fornire importanti spunti di riflessione, per quanto scarsamente raccolti dal ceto politico e amministrativo. Da queste abbiamo visto sorgere non solo l’opposizione a progetti dissennati degni della peggiore tradizione amministrativa (vedi autorizzazioni per la costruzione di un palazzo sulle Terme Romane), ma anche la proposizione concreta di nuovi modi di concepire il governo della città, con ampia e consapevole partecipazione degli stessi cittadini.
Ma con l’approssimarsi delle elezioni, come temevamo, quelle associazioni sono diventate preda delle fameliche brame elettoralistiche dei raggruppamenti politici e degli aspiranti sindaci, i quali tentano di assorbirne il consenso candidando qualche loro adepto nelle proprie liste”civiche”. Ciò causerà il quasi disfacimento delle associazioni, e la loro capacità di produzione delle idee sarà ridotta a vuota propaganda. Poi, quando tutto sarà finito, ci si accorgerà di aver dilapidato un patrimonio collettivo, per qualcuno e qualcosa che delle associazioni e dell’associazionismo non sa che farsene. Allora si dovrà ricominciare tutto d’accapo a ricostruire il tessuto connettivo della comunità, senza il quale non potrà mai nascere alcuna buona amministrazione. Ma nel frattempo si sarà seminata ulteriore sfiducia, e tutto sarà più difficile di prima.
D’altra parte, specularmente, osserviamo una tendenza dei vari raggruppamenti politici a farsi “civici”, con una faciloneria quasi imbarazzante. Vediamo personaggi ben stagionati politicamente, assurti alla politica proprio grazie ai partiti, presentarsi in vesti verginali di fronte agli elettori attoniti, con un’impudenza che dà da pensare; mentre i partiti stanno a guardare impotenti, o complici, incapaci di distogliere lo sguardo dal mero calcolo elettoralistico. Forse pensano che il realismo politico imponga questo; ma a noi pare che la loro non sia altro che una fuga ignominiosa dall’agone politico. Questo aspetto ci pare ancor più preoccupante dell’altro. Dalle forze politiche e dai candidati a sindaco, infatti, ci aspetteremmo un maggiore senso di responsabilità, una maggiore consapevolezza e lungimiranza; invece registriamo una diffusa codardia, e proprio nel momento del giudizio popolare le vediamo nascondersi dietro quella vergognosa “maschera civica”. Ciò che prevale in loro è il marketing elettorale: i simboli di partito non “tirano” tra la gente, ergo li mettiamo da parte. Ma è un inganno; e un ragionamento politico, come si converrà, di cortissimo respiro, che fa disperare anche i più ottimisti fra di noi. Come giudicare un tale atteggiamento? Come giudicheremmo, nella vita quotidiana, una persona che si comportasse in questo modo? Perché dovremmo accettare un tale comportamento nella vita pubblica?
È a partire da questa preoccupazione, dunque, che bisognerebbe auspicare un ravvedimento operoso da parte di tutti. Da parte delle associazioni, affinché in questa fase delicata tutelino con particolare attenzione la propria autonomia presente e futura, evitando di prestare con disinvoltura le proprie migliori energie e facce a chicchessia, specie a quei raggruppamenti che non hanno mai sostenuto, né ascoltato e spesso osteggiato, le associazioni (vedi il trattamento riservato alla loro Consulta); o, per lo meno, affinché prevedano le dimissioni dagli organismi dirigenti di coloro che dovessero candidarsi in qualsiasi lista, come qualcuna di esse sta già facendo motu proprio.
Ma un ravvedimento operoso sarebbe auspicabile anche e soprattutto da parte dei candidati sindaci e delle forze politiche, affinché lascino alla società civile l’eventuale creazione di liste civiche e compiano un atto di coraggio, per rispetto della propria storia e per assunzione delle responsabilità storiche della propria parte politica, presentandosi alle elezioni amministrative con i propri simboli, con schiettezza e determinazione. I candidati e i partiti lo devono ai propri sostenitori, per i quali quei simboli hanno significato tanto: molto più di quanto abbiano da essi ricevuto, al contrario di candidati e partiti. Indossare la “maschera civica” significherebbe perciò compiere un atto disonorevole proprio nei confronti di chi ha sostenuto, con maggior impegno e costanza, la propria parte e i propri candidati.
E lo devono anche a tutti gli altri cittadini, che altrimenti questa volta potrebbero decidere di non lasciarsi di nuovo coinvolgere in quest’inganno.
Frosinone 3 febbraio 2017
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