dall’Ufficio stampa del Deputato Luca Frusone M5S – «Il vice presidente Borgomeo non ha chiara la natura delle mie preoccupazioni, che riguardano ben altro che il progetto della Saxagres in sé. Sottolineare che l’azienda voglia produrre alla luce del sole e sotto i dovuti controlli sanitari, mi pare il minimo e anzi, credo debba essere scontato, come per qualunque azienda al mondo. Ci tengo invece a ribadire la mia preoccupazione espressa nel comunicato indirizzato qualche giorno fa al Sindaco di Anagni Bassetta, e cioè che ad oggi, non esiste alcuna legge che regolamenti l’utilizzo di ceneri contenenti scorie pericolose come materiale da riciclo per produzione di piastrelle o quant’altro.
E sono costretto a ripetermi, l’impianto di San Vittore produce, secondo dati ISPRA 2016, ben 39.727 tonnellate all’anno di ceneri contenenti scorie pericolose, a fronte di sole 4.892 tonnellate annue di non pericolose, dunque è evidente, basta leggere i dati, che esiste un problema, per il quale, ho chiesto spiegazioni al Ministro dell’ambiente Galletti e i miei colleghi in Regione hanno chiesto un intervento di controllo dell’ARPA Lazio. Ad oggi non sappiamo a cosa sia dovuto questo numero così alto di produzione di scorie pericolose, sicuramente questo dato, di cui non si può far finta di nulla, ci mette molto in allerta. In questo quadro di poca trasparenza e chiarezza, si aggiunge inoltre, la maxi inchiesta sul traffico illecito di rifiuti che ha coinvolto in questi giorni la provincia di Frosinone. Non è molto rassicurante sapere che l’inchiesta ruota intorno a uno scambio illecito di codici CER (codici che identificano la tipologia del rifiuto), che trasformavano “magicamente” rifiuti pericolosi, in non pericolosi.»
E conclude: «La mia preoccupazione rimane dunque più che legittima perché si può portare avanti il miglior progetto di recupero di rifiuti, ma se a monte ci sono delle sofisticazioni dei rifiuti stessi, delle modifiche di cui l’azienda destinataria può anche non essere a conoscenza, allora non si tratta di disinformazione, ma di semplice principio di precauzione e siccome viviamo in una delle zone più inquinate d’Italia non possiamo permetterci nemmeno più un singolo dubbio.»
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«La mia preoccupazione rimane dunque più che legittima perché si può portare avanti il miglior progetto di recupero di rifiuti, ma se a monte ci sono delle sofisticazioni dei rifiuti stessi, delle modifiche di cui l’azienda destinataria può anche non essere a conoscenza, allora non si tratta di disinformazione, ma di semplice principio di precauzione e siccome viviamo in una delle zone più inquinate d’Italia non possiamo permetterci nemmeno più un singolo dubbio.»