Sotto sequestro la Saf di Colfelice e la discarica di Cerreto. Sigilli ad altri nove impianti di trattamento tra Frosinone e le province di Latina e Roma, 31 gli indagati con accuse che vanno dal traffico di rsu alla truffa aggravata, dalle violazioni ambientali alla frode. Questa la maxi indagine della DDA. Sotto la lente degli inquirenti l’intero ciclo dello smaltimento.
Già nel dicembre 2015 un’interrogazione a risposta scritta (mai arrivata) dei Deputati Beatrice Brignone e Luca Pastorino del gruppo “Misto-Alternativa libera-Possibile” aveva sollevato i problemi ambientali e gli illeciti presenti nell’area del Frusinate oggetto del sequestro attuale. Nessuno rispose.
Andiamo con ordine seguendo la cronaca de L’Inchiesta della giornata del 25 gennaio
da linchiestaquotidiano.it – FRUSINATE – Dalla mattinata odierna i militari del Gruppo Carabinieri Forestale di Frosinone, coadiuvato dal Gruppo Carabinieri Forestale di Latina e Gruppo Carabinieri Forestale di Roma, nonché dal Comando Provinciale Carabinieri di Frosinone, dal NOE di Roma e dalla sezione di P.G. della Procura di Cassino, hanno eseguito due decreti di sequestro emessi dal GIP del Tribunale di Roma, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma, nei confronti di 10 impianti di trattamento rifiuti e una discarica per rifiuti non pericolosi, e di un decreto di perquisizione emesso nei confronti delle stesse aziende, di laboratori di analisi e di 25 indagati ai quali sono contestati, a vario titolo, i reati di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, truffa aggravata, frode in pubbliche forniture e violazione di prescrizioni AIA. Le indagini, condotte dal Nucleo Investigativo del Gruppo Carabinieri Forestale di Frosinone, con la collaborazione della sezione di P.G. della Procura di Cassino e la Polizia Provinciale di Frosinone, iniziate presso la Procura della Repubblica di Cassino e trasmesse alla Procura di Roma per competenza, riguardano 31 indagati e ipotizzano l’esistenza di un traffico illecito di rifiuti che coinvolge aziende che smaltivano rifiuti ritenuti pericolosi presso una discarica per rifiuti non pericolosi, nonché l’esistenza di una truffa aggravata e frode in pubbliche forniture per il mancato trattamento di rifiuti solidi urbani.
I possibili reati su cui si indaga
In particolare due sono i filoni investigativi. Il primo ipotizza che 10 aziende di trattamento rifiuti avrebbero conferito alla discarica per rifiuti non pericolosi situata nella provincia di Frosinone ingenti quantità di rifiuti pericolosi, declassificati come rifiuti non pericolosi. Ossia, secondo quanto accertato dagli inquirenti, i rifiuti, classificati con codice CER (Codice Europeo Rifiuti) a “specchio”, per essere ritenuti non pericolosi avrebbero necessitato di analisi di laboratorio esaustive e tali da escludere la pericolosità degli stessi. ARPA LAZIO e il CTU nominato dalla Procura di Roma hanno invece accertato che tali rifiuti non sarebbero stati esaustivamente analizzati, che non sarebbero potuti essere classificati come non pericolosi bensì come pericolosi. La “declassificazione” dei rifiuti da pericolosi a non pericolosi avrebbe consentito – come si legge nel lungo e corposo comunicato stampa emesso dalla DDA di Roma – alle società di smaltire ingenti quantità degli stessi presso la discarica, non abilitata alla gestione di rifiuti pericolosi, con il conseguimento di enorme profitto derivante dalla differenza dei costi di smaltimento, ben superiore relativamente ai rifiuti pericolosi. Un apporto significativo e determinante sarebbe stato dato dai responsabili dei laboratori di analisi che avrebbero stilato i rapporti di prova non esaustivi, necessari per declassificare i rifiuti. Un secondo filone d’indagine, invece, riguarda il recupero dei Rifiuti Solidi Urbani da parte della società pubblica SAF SPA, alla quale vengono conferiti tutti i rifiuti provenienti dai comuni della Provincia di Frosinone.
Le società sequestrate sono state affidate ad amministratori giudiziari
Le verifiche della P.G., in base alle conclusioni dei consulenti nominati dalla Procura di Roma, ipotizzano un presunto scarso e/o inefficace trattamento dei rifiuti urbani, sia indifferenziati che differenziati. A causa di ciò si sarebbe determinata una maggiore quantità di rifiuti conferiti alla discarica (con conseguenti maggiori costi di smaltimento da parte della società pubblica), nonché l’emanazione di cattivi odori derivanti dalla scarsa bio-stabilizzazione e, infine, una maggiore produzione di percolato. Ciò ha determinato anche l’attribuzione di errati codici CER ai rifiuti gestiti. In riferimento alla produzione di compost, i consulenti della Procura di Roma ritengono che la SAF avrebbe recuperato una parte insignificante dei rifiuti organici provenienti dai comuni della provincia di Frosinone, che invece avrebbero pagato un corrispettivo alla SAF proprio affinchè tali rifiuti venissero recuperati. Per tale motivo si ipotizzano, di conseguenza, i reati di truffa aggravata e frode in pubbliche forniture a danno degli stessi comuni conferenti. Il profitto conseguito dalle citate società attraverso le presunte attività illecite ammonterebbe a più di 26 milioni di euro, ed è stato oggetto di sequestro con i decreti in corso di esecuzione.
Le società sequestrate sono state affidate ad amministratori giudiziari, deputati alla gestione delle aziende, assicurando che il ciclo di smaltimento dei rifiuti solidi urbani non si interrompa.
L’arrivo delle forze dell’ordine in un video dei Carabinieri
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