di Ermisio Mazzocchi – Le differenze rimangono. Se non si accentuano ancora di più. L’annuale classica delle Università nazionali stilata da Il Sole 24Ore, pur nel suo “arbitrario esercizio di analisi”, come dicono i promotori della graduatoria, costituisce un utile parametro di valutazione e pone alcune riflessione, che aiutano a capire quale potrebbe essere il futuro degli atenei e in modo più appropriato quello della cultura italiana.
Qualità e ricerca si posizionano e si consolidano per la loro maggiore credibilità al Nord del paese. Al Sud permane se non scivola verso una difficoltà che ne abbassa la capacità di attrazione e di espansione. Si pone un problema sostanziale per ifuturo dell’intero paese e delle prospettive delle nuove generazioni.
L’antico divario tra Nord e Sud può tradursi in una separazione più marcata di quanto non lo sia oggi. Si pongono inevitabilmente questioni rivolte alle risorse finanziarie per le Università e a una politica di rinascita delle aree deboli del paese, da cui la provincia di Frosinone non è esclusa.
Centrale è il ruolo delle Università
Gli interventi devono mirare a rendere il Sud conforme al resto del paese con una preferenza per le infrastrutture e il potenziamento di settori produttivi vitali, in cui è centrale il ruolo delle Università.
Ritengo che debba essere molto chiaro che bisogna rifuggire dalla logica dell’intervento “straordinario, “speciale”, e ribadire quella della politica “ordinaria” del paese per togliere il Sud dalla marcatura della “specificità”, nulla togliendo alla dimensione meridionalistica i tratti di particolari inconfondibili e rilevanti. Una questione che può essere risolta unicamente nel quadro dell’unità nazionale e di quella europea. La vastità dei problemi delle Università italiane, dai finanziamenti alla carenza dei dottorati di ricerca, alla necessità di ricambio generazionale dei professori, pur rimanendo rilevanti gli aspetti positivi, qualità e un flusso maggiore di studenti, per citarne alcuni, sono aspetti di un unico problema quale quello del ruolo delle Università nel panorama della crescita del paese.
Unicas va nella direzione giusta
In questo ambito dobbiamo rilevare che l’Università degli Studi di Cassino e Lazio meridionale mantiene una posizione che non allarma per la sua stabilità rispetto agli anni passati, “stiamo andando nella giusta direzione”, come dice il Rettore Giovanni Betta. Restano aperte altre considerazioni, non ultima quella della ripartizione delle risorse finanziarie, che riguardano la percezione del ruolo di questa Università nell’area centro-sud dell’Italia. Il vettore del nuovo assetto territoriale e organizzativo è sempre più orientato a una integrazione tra le due province di Frosinone e Latina, aprendo scenari inediti nei rapporti economici, sociali, politici. L’Università di Cassino è il punto focale per un impulso alla qualificazione delle politiche di una vasta area geografica. Un terreno su cui le forze politiche dovranno rivedere i loro parametri di valutazione su le scelte di governo dello sviluppo e crescita per circa mezzo milione di cittadini. E l’Unicas non può essere considerata ai margini di questa ristrutturazione sociale ed economica. Non può essere lasciata sola nel suo sforzo di alzare il suo livello di “gradimento” e di qualificazione. E’ il fulcro sui cui fare leva per dare una prospettiva alla nuove generazioni. Intorno a essa si deve costruire una rete di salvaguardia per rafforzare ulteriormente le sue energie e potenzialità. E ognuno deve fare la sua parte. Il PD deve metter in campo interventi verso il Miur, attraverso i suoi parlamentari, per una verifica delle politiche del governo verso questa Università, coinvolgendo in modo sinergico la Regione con l’assessore regionale, Buschini. Penso che il PD non possa sottrarsi a questa responsabilità, attivando con una propria iniziativa dall’ampio respiro politico sul futuro dell’Università. E’ necessario e urgente.
Pubblicato su Perté (settimanale) giovedì 5 gennaio 2017
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