di Ignazio Mazzoli (video-interviste) – Un sasso in piccionaia «La legge Delrio stabilisce che il Presidente della Provincia resta in carica 4 anni e non è sfiduciabile. Nel caso del frusinate, il titolare di questa carica, Antonio Pompeo è del PD, ma se l’8 gennaio 2017 prevalesse il centrodestra (come oggi appare prevedibile), tanto per citarne una, ci sarà un presidente pro Acea e una maggioranza anti Acea. Questa legge dimostra come le attuali riforme sono fatte male e servono solo a produrre inciuci. Questo voto dell’8 gennaio è una farsa». E’ la convinzione del Segretario della Federazione frusinate del PRC Paolo Ceccano. E, non ha tentennamenti.
Già da queste colonne riportammo una posizione, “vox clamantis in deserto” (la voce d’uno che grida nel deserto), espressa da Sara Battisti a poche ore dal risultato del 4 dicembre che sanciva la vittoria dei “NO”, vice segretario del PD provinciale, affermava: «A dato referendario acquisito credo che debba essere un’urgenza quella di chiarire il vulnus legislativo che, se da una parte definisce le Province Enti di Secondo livello, dall’altra la Costituzione le inquadra nei livelli di governo territoriale a rappresentanza popolare. Il voto di ieri respinge la nostra proposta di riforma costituzionale, pertanto visto che bisogna andare a rinnovo del Consiglio Provinciale, siano i cittadini a scegliere i propri rappresentati in quell’assise. Una necessità che impedisce confusione, divisone e lacerazione riconsegnando ai cittadini la responsabilità della decisione».
Dal PD e non solo, silenzio assoluto. Neppure un commento almeno per contraddire la Battisiti.
Oggi 4 gennaio finalmente una posizione vera e chiara da un partito: il PRC. Nella conferenza stampa svolta stamattina nella sede di viale Napoli, 55 a Frosinone, Paolo Ceccano, Guglielmo Maddè, Luigi Mingarelli, Adriano Papetti, Giovanni Pierino Tedeschi e Debora Tiberia hanno illustrato perché non parteciperanno al voto per l’elezione del Consiglio Provinciale.
«C’è una relazione fra il voto a sostegno del “NO” e questa decisione. In questo momento di confusione sofferenza che la politica attraversa, i cittadini non sanno che si vota. Il “NO” ha sancito di nuovo, con forza la sovranità popolare e nessuno è delegato a rappresentarla. Queste elezioni sono una farsa». La voce di Paolo Ceccano assume il tono grave che la circostanza richiede per sottolineare come ancora una volta, a pochi giorni dell’esito referendario si tenta di ignorare la volontà degli elettori. «Ci hanno raccontato tante bufale sul risparmio.» – Prosegue Ceccano – «Risparmiare è una cosa, limitare la democrazia è altro. Essa non va toccata, tagli e risparmi si possono fare in tanti modi non così: le Province non servono? Si tagliano. Le Province restano, come tutti vedono, allora siano elette dai cittadini»
Il Consigliere del PRC, Guglielmo Maddè, presente nel Consiglio comunale di Esperia rappresenta convinto l’atteggiamento che con coerenza assume nel suo comune: «Rifiutiamo questi accordi politici, sono inciuci e lo diciamo a tutti, se qualcuno pensa che in questo voto possano esserci occasioni per la rinascita di forze di sinistra, diciamo che questo modello non ci appartiene. Dall’8 gennaio inizia la nostra campagna in tutta Italia per l’abrogazione della legge Delrio, chiaramente incostituzionale, ma soprattutto per consentire ai cittadini tutti, di riappropriarsi del diritto di voto ini tutti i casi in cui debba affermarsi la rappresentanza popolare. Il primo appuntamento è un sit-in a piazza Gramsci sotto l’Amministrazione Provinciale, l’8 gennaio».
Si. Ci pare proprio un sasso in piccionaia questa conferenza stampa. Si commenti da sola, ma ci spinge anche a qualche considerazione.
Non ci sfugge che tutta la comunicazione ruota intorno alla parola “credibilità”. “Coerenza” con il voto del 4 dicembre per essere “credibili”. La sinistra deve avere un modello per la sua rinascita che troverà “credibilità” se non inseguirà il PD. Gli “inciuci” come modo di governare distruggono ogni “credibilità” nelle istituzioni (come i governi delle larghe intese? ndr). Aggiungiamo che nel panorama delle figure della politica e delle istituzioni anche i Sindaci ci pare che paghino ormai un prezzo alto, troppo alto. In questa vicenda “elettorale” (si fa per dire) che compito si assegnano i sindaci o meglio assegnano loro i capetti della politica? Riusciamo a immaginare cosa deve fare un Sindaco che si trova 3 candidati nel suo Consiglio comunale che li deve votare? Fa il mediatore, deve scegliere fra i due della sua maggioranza, gira la testa dall’altra parte? Impossibile a dirsi per chi scrive.
Ci appaiono disarmati. I sindaci sono leader popolari (in tutta la storia d’Italia dal Medioevo al secolo scorso) che si avviano a diventare cinghie di trasmissione per favorire accordi di mero potere. Sono apparsi chiaramente disarmati, in particolare quelli che si rifanno al PD davanti ad Acea ed alle pressioni che hanno dovuto subire impedendo loro di stare dalla parte dei propri cittadini vittime delle inefficienze e delle esose bollette del gestore privato. Li abbiamo visti disarmati anche di fronte alla maggioranza regionale nella drammatica emergenza della disoccupazione. “Quousque tandem abutere, patientia nostra? …di ciceroniana memoria? Fino a quando? Chi può, si ricorda che fine hanno fatto i sostenitori dell’ “omogeneizzazione delle maggioranze” (oggi considerata un rischio anche da Google – incredibile, consultatela. ndr) di antica memoria DC-PSI. O se si preferisce, chi si ricorda che fine fece il vecchio centrosinistra? Qualcuno rammenta che fu l’anticamera del Berlusconismo e della predicazione populista senza contenuti?
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