di Ivano Alteri – Dopo la batosta riportata al referendum costituzionale, i neofiti del neo-liberismo nostrano, quelli che prendono voti a sinistra e elargiscono politiche di destra, sono in ritirata, ancorché strategica.
Tra questi ci è gradito annoverare l’urticante ministro Poletti, quello che fino alla vecchiaia ha predicato i cosiddetti valori Coop, vivendo alla grande sulle spalle di chi ci ha creduto, per poi passare armi e bagagli dall’altra parte, con quel piglio degno di chi non riesce a guardare a un palmo dal proprio naso né a contenere la propria spiccata propensione al tradimento. Dopo aver insultato i giovani che sono stati scacciati dal nostro Paese proprio dalle politiche sue e dei suoi degnissimi predecessori, e di fronte allo spettro terrificante di un’altra batosta ai probabili referendum della prossima primavera voluti dalla Cgil proprio sulle questioni del lavoro, ora sta cercando scampo in qualche modifica surrettizia alla gestione dei “buoni lavoro” (voucher, per gli esterofili suoi amici), con in quali si è tentato di legalizzare una visione del lavoro para-servile, del tutto consona al medioevo che hanno in mente (con tutto il rispetto dovuto al Medioevo!…).
I “buoni lavoro” rientrano a pieno titolo in quel piano tendente alla massima svalorizzazione del lavoro, non solo economica, che si manifesta innanzitutto attraverso la sistematica mistificazione linguistica della realtà, per cui un contratto che toglie ogni tutela al lavoratore con la sostanziale abrogazione dell’art. 18 viene chiamato “contratto a tutele crescenti”; oppure, per altro verso (sempre lo stesso), una legge che tende a disfare il diritto allo studio viene chiamata della “Buona Scuola”. Così, un sistema di retribuzione del lavoro basato su una relazione tra datore di lavoro e lavoratore che deresponsabilizza completamente il primo, quali sono appunto i buoni lavoro, viene giustificato col “contrasto al lavoro nero”.
Ma se usciamo dalla mistificazione linguistica, un contratto con cui si può essere licenziati senza motivo è palesemente un contratto senza tutele; una legge sulla scuola che, solo per esempio, a gennaio ancora non riesce a garantire la normalità delle lezioni è palesemente contro il diritto allo studio; una modalità di pagamento del lavoro con cui non si instaura alcun rapporto di lavoro, che non garantisce al lavoratore dipendente una retribuzione decente, un orario di lavoro umano, il diritto alla salute, al riposo e a tutto ciò che le lotte sindacali hanno sancito nei decenni e nei secoli, è palesemente una legalizzazione del lavoro nero.
Essi sono diventati la copertura del lavoro nero. Essendo nati, infatti, solo in riferimento ai lavori domestici, lavoretti di giardinaggio, ripetizioni a casa da parte di studenti, pulizie e faccende casalinghe, nel 2010 la loro utilizzazione fu estesa a tutti i settori dal governo Berlusconi, poi totalmente liberalizzata dal governo Monti e ulteriormente rinforza dal governo Renzi, che ne innalzò il livello reddituale di utilizzabilità (ad ulteriore dimostrazione della feroce continuità politica tra tu
tti i governi degli ultimi anni, a prescindere dalla definizione nominale delle forze politiche poste alla loro guida). Oggi sono utilizzati in ogni settore, compresi l’edilizia e gli enti pubblici, in sostituzione di rapporti di lavoro duraturi trasformati proditoriamente in lavoro occasionale o accessorio. In molti casi, peggio, essi sono la copertura contro le eventuali ispezioni degli organi competenti, i quali incontrano gravi difficoltà a sanzionare un rapporto in nero, qualora i datore di lavoro possa brandire il possesso dei buoni lavoro, per quanto non ancora erogati (verso la fine del 2016, per metterci una toppa già sdrucita, è stato introdotto l’obbligo di comunicazione all’Inps, almeno un’ora prima dell’inizio della “prestazione” lavorativa).
Ma in questo momento, dicevamo, i felloni con la viltà nel cuore sono in ritirata. Non ancora in rotta, è chiaro; bensì costretti a perdere terreno e prendere tempo, perché travolti dall’ondata di dissenso, cresciuta negli anni fino alla sonora bocciatura del loro tentativo di stravolgimento della Carta Costituzionale. E con loro, tutta la bardatura ideologica con cui si travestono è in ritirata.
Chi dice, invece, che tutto è rimasto come prima nonostante la schiacciante vittoria dei NO al referendum, quindi, secondo il nostro parere è in grave errore; o in malafede. Niente è più come prima, nonostante il governo fotocopia di Gentiloni. I poteri forti internazionali presso cui prestano servizio Renzi, Gentiloni, Poletti, Boschi, Madia, Berlusconi, Napolitano… in qualità di servitù d’alto rango, sono stati anch’essi sconfitti, e le loro intenzioni predatorie sono state fermate dalla mobilitazione del popolo italiano. Anche se, per ora, la loro è soltanto una ritirata strategica, per riorganizzare le fila e scegliere qualche nuova faccia politicante che continui a rappresentare il loro ristrettissimo interesse e il loro mondo non a caso definito “esclusivo”.
Ma se noi tutti non abbassiamo la guardia e continuiamo a sostenere le lotte per i diritti che nel Paese pur si manifestano, forse un giorno potremo avere la gratificazione di vederli di spalle, mentre scappano a gambe levate nel tentativo di trovare riparo dai loro complici all’estero, inseguiti dalla folla che avanza. Potremmo essere noi, insomma, a ribaltare la situazione e a toglierci loro, definitivamente, dai piedi.
Frosinone 2 gennaio 2017
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