Paolo Gentilonidi Nadeia De Gasperis – Eravamo in auto, io e il mio compagno, quando il radiogiornale ha annunciato che era il momento, la lista di governo stava per essere annunciata. Abbiamo accostato, in un luogo anonimo della periferia di Sora, per prestare maggiore attenzione. Improvvisamente mi è parso di tornare indietro nel tempo, un tempo tanto lontano da non averlo neppure vissuto.

Sono gli anni ’50 e un rudimentale apparecchio ci annuncia una notizia che non cambierà le nostre vite. Ma è la notizia a essere fuori tempo e il congelamento delle nostre speranze non lo scioglie neppure il riscaldamento in auto che abbiamo acceso in questa fredda sera di dicembre. Un mese strano per avere un nuovo governo, figuriamoci buone nuove, a meno che non sia un arcangelo ad annunciartele.

Continua l’arroganza

Ma qui hanno tarpato le ali anche agli angeli. E per una strana forma di recrudescenza monarchica, laddove un referendum ha decretato la vittoria della sovranità popolare su quella del sovrano, il popolo la deve pagare. No, non siamo una repubblica presidenziale, e non ci possiamo scegliere il capo del governo, ma ci sono degli strumenti di democrazia che vengono continuamente disattesi, a partire da quelli sbandierati dal partito democratico stesso, come vessillo di una nuova forma di partecipazione democratica: le famose primarie.

Ecco dunque che continua la campagna di arroganza del mondo del potere affiancata da quella del mondo del sapere che ha caratterizzato la vicenda referendaria. Da una parte c’erano i politici per il Sì che imbonivano o aggredivano con promesse di futuri aggiustamenti o di apocalittiche ripercussioni per una mancata approvazione della riforma costituzionale. Dall’altra, intellettuali del calibro di Recalcati, Galimberti e compagnia bella e colta, ci dicevano che avremmo dovuto essere grati a quelle riforme come il Jobs Act che hanno ridisegnato l’assetto del mondo del lavoro, scongiurando la catastrofe. E mentre in nome della semplificazione e della velocizzazione della lingua italiana, riferisce il presidente della crusca, si possono usare indistintamente i congiuntivi che ci pare, una nuova parolaccia, che mal si coniuga alle esigenze di sopravvivenza del popolo, viene introdotta nei vocabolari delle nostre esistenze: voucher. Intanto Boeri, non quello dei cioccolatini con la ciliegina, presume che i giovani trentenni andranno in pensione a circa 75 anni. Sembra la notte degli oscar dell’assurdo, premiati per aver messo in scena la più grottesca esibizione di potere. A Renzi, la migliore sceneggiatura la peggiore uscita di scena.

 
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Di Nadeia De Gasperis

Nadeia De Gasperis, nata a Sora (Fr) il 10 agosto del 1977. Dopo aver frequentato il liceo scientifico Leonardo Da Vinci di Sora, nel 1996, si iscrive alla facoltà di Scienze Ambientali presso l'Università degli studi dell'Aquila, dove lavora come borsista, presso la biblioteca della Facoltà di Scienze. Dopo gli studi, collabora come docente nel campo della formazione destinata ai professionisti. Dal 2009 inizia la collaborazione con la rivista di fotografia documentaristica Rearviewmirror, un magazine di reportage documentaristico edito da Postcart, dove collabora alla cura dei testi e dell'archivio. Normal 0 14 false false false IT X-NONE X-NONE Rearviewmirror

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