StefanoPollari USB Frosinone 350 260

StefanoPollari USB Frosinone 350 260di Ignazio Mazzoli (alla videointervista) – Pochi, maledetti e subito. Ma a chi? Si potrebbe riassumere così il comunicato con cui “Vertenza Frusinate, disoccupati uniti” saluta il provvedimento presentato in questi giorni noto così: “32 milioni per sostenere i lavoratori in crisi”. «Siamo contenti che molti disoccupati potranno usufruire di tale decreto, ma allo stesso tempo non possiamo non chiederci, ma questi soldi quando diventeranno esecutivi? Quando i lavoratori potranno rivolgersi ai Caf?»
Abbiamo voluto capirci un po’ di più appena si è quietato l’ottavario di comunicati di gaudio autoincensante per la sopraggiunta disponibilità dell’accordo fra la Giunta Regionale del Lazio e alcune organizzazioni sindacali insieme alle associazioni degli imprenditori e abbiamo cercato l’opinione di un sindacato, ormai sempre più presente nel territorio e nelle aziende laziali, ma non convocato nella trattativa che ha prodotto il provvedimento appena richiamato.
Stefano Pollari, 48 anni, rappresentante legale della Federazione dell’Unità Sindacale di Base di Frosinone ha accettato di rispondere ad alcune domande nel merito di questo accordo. Da 7 anni è impegnato nell’USB, proviene dalla Cgil, ha lavorato nello stabilimento della Sigma Tau di Pomezia. Da un anno e due mesi è sindacalista nel frusinate che raggiunge ogni giorno da Roma.

L’intervista

Stefano Pollari qual è il suo giudizio sull’accordo di cui tanto si è parlato in questi giorni?

E’ Niente altro che la prosecuzione dell’agonia di questo territorio e del suo impianto industriale. Si tratta di un provvedimento che stanzia appena 32 milioni di euro suddivisi 15% per le zone terremotate, 15% ai lavoratori, un 55% per la prosecuzione della cassa in deroga per 12 mesi per tutti coloro che la terminano in questo anno 2016.

E non sono somme utili e sufficienti?

No. Assolutamente, anche perché in queste somme un 30% è destinato per le cosiddette politiche attive e una volta lì, si perdono tra agenzie interinali, corsi inutili ed altre iniziative che ruotano nel mondo del sostegno alla ricerca del lavoro producendo disoccupati di serie A, B, ecc togliendo risorse a scelte che potrebbero esser più produttive e gratificanti.

Pollari questo che lei dice richiama i famosi corsi, costosissimi, in cui s’imparava a fare la “manicure” ma poi si restava disoccupati (Videocon-Videocolor insegna). È così o comprendo male?

Assolutamente no. Queste sono le politiche attive. La ricollocazione avviene tramiti corsi obbligatori che però non hanno alcun collegamento con uno sbocco lavorativo certo. La vera novità sta in quel 15% che dovrebbe garantire la sopravvivenza per chi non più redditi ma rispetto al numero dei bisognosi si tratta di risorse insufficienti. Totalmente insufficienti.

Aspetti, fermiamoci un attimo su questo punto, perché attiene alla vita di chi ha perso l’assegno di mobilità e insieme ad esso ha perso ogni forma di sostentamento. E’ realistico pensare che siamo di fronte ad una misura di reale sostegno a famiglie ormai povere?

Guardate! Io credo che di realistico c’è ben poco in tutto questo procedimento. L’area di Frosinone e di Rieti compresi tanti comuni della provincia di Roma assommano tanti, ma tanti lavoratori che hanno già perso o stanno per perdere ogni ammortizzatore sociale e per chi che ha perso tutto c’è solo un 15%. Penso che siamo di fronte solo a uno spot con l’annuncio di questo provvedimento. Pensi che questi 32 milioni devono intervenire nelle zone terremotate, verso i disoccupati, verso gli imprenditori, non le pare che siano pochi, pochissimi?

Un’ultima domanda. Quanto è praticabile questo provvedimento da parte di chi deve riceverne sollievo?

Uno, molti non lo conoscono; due, siamo ormai alla fine del 2016; l’informazione nono è sufficiente, io ringrazio “L’Inchiesta” che ci permette di dare notizie, ma non basta e poi rimane “la grande incertezza” dei 500 euro per 12 mesi. Mi limito a dire, magari ci fossero per tutti quello che lo dovrebbero avere. Questo provvedimento è una “boccatina d’aria” per le somme che ci sono e per quelli a cui spetteranno. Non siamo difronte ad un intervento che cambia le cose. Rimane la realtà che conosciamo: questo è un territorio massacrato e questa misura non è volta ad un miglioramento delle condizioni, cosa per la quale ci vuole ben altro.

Riflettendo

Mi è capitato di leggere un titolo su “Ciociaria Oggi”: «Ex dipendenti Vdc Spilabotte ottiene il sì per la speranza». Alla luce di quanto ho ascoltato questo titolo mi pare inappropriato. Primo continua in equivoco mortificante, anche pensando solo all’ottava salvaguardia (tutti vogliamo che sia certa) essa riguarda non lo solo gli ex-Vdc, anche se questi prevalgono, secondo, la situazione è drammatica per migliaia di persone e gli ex-Vdc sono consapevoli al punto che sono stati gli animatori di “Vertenza Frusinate Disoccupati Uniti” perché la lotta riguarda chi è in difficoltà di reddito in tutto questo territorio; terzo, quel “sì” messo lì ha il pessimo sapore della propaganda che va assolutamente evitata quando si parla di gente a disagio come lo sono le migliaia di disoccupati di questa provincia.

Ma perché prendersela con un titolo? Basta osservare che le “vestali” e i “sacerdoti” del “non lavoro”, qui in provincia e in regione e oltre, se ne ricordano oggi di dire che questo accordo è reso possibile utilizzando i risparmi delle annualità 2014-2015-2016. Incredibile!, ma come mai non se ne fece parola il 27 maggio nella sede di Frosinone della Regione Lazio? Il voto del 5 giugno era decisamente meno importante di quello del 4 dicembre.

11 novembre 2016

 

 
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