di Antonella Necci – La visita che ho compiuto questa mattina presso le Cantine Gatti, site di fronte al Palazzo comunale di Anagni, mi sarebbe dovuta servire a chiarirmi le idee sul progetto del nuovo parcheggio che dovrebbe essere realizzato nelle vicinanze, e adibito allo smaltimento del traffico e della sosta selvaggia nel centro storico cittadino.
Siccome tra quelli che parcheggiano selvaggiamente, nel centro storico, ma pure in zone limitrofe, ci sarei anch’io, l’argomento mi risulta non solo scottante, ma controverso.
Le Cantine Gatti, di proprietà di Pietro Stavole, volto noto del PD anagnino, rappresentano un punto cruciale nella vicenda contraddittoria venutasi a creare proprio in questi ultimi mesi, ed esattamente dopo che una delibera comunale del marzo 2016 aveva dato il via all’attuazione del progetto-parcheggio.
Dopo tale accadimento, Stavole comincia ad essere il bersaglio preferito da tutti coloro che non solo si dichiarano apertamente e polemicamente contrari all’attuazione del progetto, ma che esprimono con acrimonia forti perplessità nei confronti delle scelte che l’attuale amministrazione Bassetta sta operando.
Pietro Stavole è stato più volte accusato di trarre un considerevole vantaggio dall’attuazione di tale progetto, poiché il parcheggio, per poter essere realizzato, avrebbe visto l’esproprio di 4000 metri di uliveto di sua proprietà, e, poiché lui, a differenza dei suoi vicini,(Pierron, Colacicchi, e Diurni), si ritrova a “perdere” maggiore quantità di terreno, avrebbe richiesto, all’amministrazione comunale, un compenso, non già in denaro, ma in permessi per l’apertura di un’attività turistico-commerciale.
Da qui le illazioni su possibili “compensi “per attutire il dolore di tale perdita.
È stato detto che tra le intenzioni di Stavole ci fosse quella di aprire un albergo, che, vista la collocazione, oltre che la bellezza delle mura romaniche presenti dentro tali Cantine, avrebbe potuto essere una stazione di posta per il ristoro di viandanti e cavalli o muli stanchi dall’eterno peregrinare.
C’è poi chi lo ha accusato di voler aprire un ristorante, che, vista la presenza di cisterne di epoca Romana, cunicoli e passaggi vari, si sarebbe potuto chiamare “Alla taverna da Pietro”, tanto per ricordare le taverne dei pellegrini di età medioevale. Insomma, i pareri tanto contrari sia del M5S di Anagni, che del Comitato dell’Antica Via degli Orti, mi hanno indotto a sentire la campana incriminata, per capire dove collocare l’astratto concetto di ragione vs. torto.
Alla fine di una amabile intervista, non ho saputo esprimere un parere sfavorevole contro Stavole, ma ho avuto l’opportunità di visionare un progetto che lui stesso, nel 2013, insieme ad un tale architetto Alberto Pulcini, avevano ideato per rendere quei perigliati 4000 metri di terreno, un luogo che mantenesse vivo il carattere rurale dell’area, con addirittura la creazione di un museo della civiltà contadina che sarebbe stato riempito con più di 7000 pezzi da collezione.
Interventi di valorizzazione dell’area
Il teatro naturale, la passeggiata archeologica e l’anfiteatro che tale progetto comprende, mi sembrano tutti interventi di valorizzazione dell’area in questione e Stavole, insieme a Pulcini, hanno lavorato su un progetto che, con qualche miracoloso finanziamento europeo, potrebbe davvero rendere quella zona, ora cosi al centro di polemiche, un moderno sito di notevole interesse culturale.
Perché, ora, l’architetto Pulcini, dopo aver firmato in via amichevole un’idea cosi elevata, si sia ridotto a progettare parcheggi, è un particolare che mi sfugge, ma che rientra nella mentalità italiana di “avere l’oro tra le mani e pensare che sia stagno rivestito”.
Alla fine della visita, interessante, ma lunga più di quattro ore, ho chiesto a Stavole di poter vedere il terreno, che mi è sembrato molto scosceso, con un dislivello che a me sembra superiore ai venti metri.
Su tale terreno vi sono alberi di ulivo e vari alberi da frutto sui quali, lo stesso Stavole, esprime perplessità sulla loro destinazione qualora il progetto per la realizzazione del parcheggio dovesse partire, nonostante l’iter richiesto abbia come scadenza il 31 dicembre 2016, limite di tempo per non perdere i fondi necessari per la sua attuazione.
Prima di andare via, chiedo anche delle Terme romane, che dicono trovarsi sul suo terreno. Pietro Stavole mi sorride. “Ma quali terme romane!”, mi dice.” Se ci sono nella zona, non si trovano certo qui, sul mio terreno.”
Rifletto dentro di me sulla questione. Secondo me ci sono, ci sono eccome. Con tutti questi resti sotterranei di una città piena di storia come è Anagni. Mi chiedo dove possano essere. Magari nascoste vicino a qualche chiesa dei dintorni. In passato il potere spirituale della Chiesa ha fatto scempio incalcolabile dei resti delle ville romane. Basti pensare a come sono stati costruiti i monasteri di San Benedetto e di Santa Scolastica a Subiaco o meglio ancora la Cattedrale di Anagni con i vari inserti di villa Magna.
Mi riprometto di approfondire anche questa questione. Del resto la modernità, se proprio la vogliamo, passa anche attraverso la chiarezza e la trasparenza.
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