StefanoPizzutelli PietroFargnoli

StefanoPizzutelli PietroFargnolidi Ignazio Mazzoli – «È una follia?» Mi chiede una giovane animatrice della lista Frosinone in Comune. No, non credo rispondo. È da poco finita la conferenza stampa per la presentazione del candidato a sindaco, Stefano Pizzutelli che ha illustrato «il progetto civico alternativo alle ultime due giunte di destra e di centrosinistra che hanno amministrato la città capoluogo». Commercialista, cinquantenne è tra i protagonisti della vita culturale di Frosinone, è già stato in Consiglio comunale Consigliere comunale dal 1998 al 2002, poi revisore del comune dal 1994 al 1997 e presidente del collegio dei revisori dal 2004 al 2010.
Si può dire che sa certamente di cosa si tratta in termini di bilancio, di debiti e di problemi. Eh sì. Perché quando si parla del Capoluogo si devono affrontare i problemi di un malato grave. La desertificazione è sotto gli occhi di tutti. Si tratta di una fuga che interessa “un 13%-14%, è drammatico il vuoto del centro storico, è sotto gli occhi di tutti, la crisi del terziario è palpabile”.
Basta visitare la città per accorgersi che precipita in tutti i suoi aspetti, sociali ed economici prima di tutto, cosa che evidenzia la scarsa “credibilità” per chi ha ruoli di amministrazione nelle istituzioni tutte. Qualcuno dice «Determinante è la vicenda del bilancio dell’ente. Per sostenerlo l’Amministrazione ha optato per una scelta ben precisa che si chiama piano di riequilibrio economico e finanziario che mette a ferro e fuoco la città fino al 2022.»

Uno schieramento civico

Stefano Pizzutelli ha dichiarato che «è pronto a guidare uno schieramento civico mettendo al primo posto competenze e professionalità al servizio di una città di cui si vuole innalzare la qualità della vita in termini di servizi, opportunità, viabilità, svago.»

Piccole opere pubbliche, in ogni quartiere una piazza, un parco giochi, degli orti comuni. Che la città sia a misura di bambino con aree di svago e ove si rompa un gioco venga riparato o sostituito in 48 ore. Creazione di un’area di coworking per aziende innovative, agevolazioni fiscali per le start up con sede a Frosinone e per le aziende che spostano la sede a Frosinone. Eliminazione di tutti i costi inutili, di tutti gli affitti inutili, limitazione dell’uso dei consulenti esterni. Ma il progetto dei progetti è la città intercomunale. Frosinone guida con Ceccano, Ferentino, Alatri, Veroli, Torrice, Ripi, Amare una gestione sovracomunale per aumentare l’efficienza e limitare gli sprechi, per gestire concordemente le tematiche del commercio, dello sviluppo, ma anche dei rifiuti e dell’inquinamento. Una gestione condivisa con i cittadini attraverso il bilancio partecipativo.
Obiettivi e prospettive condivisibili e da sostenere che sta in un quadro politico di riferimento che si è andato definendo da qualche mese addietro quando fu coniato lo slogan “Disegniamo la nostra città”. Chi ha ispirato il progetto? Con molto pudore si scherniscono: siamo in tanti, individualmente impegnati, «vogliamo lanciare un’idea civica a cui altri si aggiungano, compresi i partiti». Ma non è difficile conoscere i volti che credono in questa sfida, Stefano Pizzutelli, Pietro Fargnoli, Armando Mirabella e molti altri. Non fatica a venir fuori la delusione e la sfiducia verso i partiti senza distinzione, in maniera talmente netta che neppure si pronuncia alcuna parola che indichi la collocazione di questa lista nel panorama delle idealità di destra o di sinistra.
È un segno dei tempi. Si può dire che a Frosinone arriva solo ora. Ma è una conquista o è la disfatta dei partiti che hanno lacerato il loro rapporto con i cittadini, con la gente? Vogliamo conoscere il programma che Frosinone in Comune dichiara di voler costruire con i cittadini e per il quale chiederanno il voto. Sarebbe importante, oltre che interessante, anche sapere con quali vorranno allearsi e con chi no, a meno che non sperino di prendere la maggioranza assoluta.

È stato possibile ascoltare le dure critiche alle scelte assurde per la mobilità, operate da questa giunta Ottaviani fino alla paralisi dell’accesso alla stazione ferroviaria, come pure la premura verso alcuni servizi che migliorino la vita della citta e nella città. Auspicabile è la loro realizzazione.

Criticità da affrontare

Aspettiamo tuttavia di conoscere meglio le risposte alle criticità delle criticità: quale sarà la linea per liberare Frosinone dalla morsa asfissiante di Acea? Come si cambieranno i rapporti per una raccolta dei rifiuti, monopolio della Sangalli, che non sia più all’ombra degli scandali che hanno condotto in prigione il vicesindaco di Nicola Ottaviani e che nonostante tutto ripropone alla città un nuovo contratto senza neppure modificare una virgola di quello precedente? Un capoluogo desertificato che ha perso 8-10.000 abitanti ed in cui risiedono bene 352 famiglie di indigenti che non hanno alcun sostegno sociale, merita una qualche attenzione da parte di chi aspira a governare la città con una visione nuova? Pensare anche al disagio sociale ed all’emergenza è un compito moderno e proiettato al futuro che chiede di porre le basi per misure di sostegno verso i disoccupati e ed i poveri.
Chi lotta contro il disastro creato dai partiti che governano e hanno governato qui e alla Regione Lazio, non può sfuggire a questi temi e non delineare i propri obiettivi d’intervento. Siamo solo a settembre 2016, mancano quasi sicuramente almeno 9 mesi al voto e vogliamo sperare di leggere risposte e misure che vadano in questa direzione. Perché non basta delineare libri di sogni, ma bisogna sapere e volere affrontare le emergenze. Il nuovo viene dopo.
“A Frosinone è finalmente arrivato il momento di una riscossa civica”, scrive Armando Mirabella, speriamo, perché la città ne ha bisogno.
Una domanda. Basta nascere nove mesi prima del voto per cambiare tutto?

 
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