di Antonella Necci – Anagnon-sur-la-mer Parte terza. “Nessuno è perfetto”
Erano passati due anni dall’ultimo Torneo medioevale al quale aveva preso parte come primo attore. Anzi come co-protagonista, insieme a quel pavone giraruota ad intermittenza di Geppò.
Parecchi litri di acqua erano passati sotto i ponti. Ora, incredibile ma vero, lui e Geppò andavano d’amore e d’accordo.
Poldino riconosceva che il ragazzo, sia pure narcisista come pochi, era, a suo modo, diventato uno ”di famiglia”. Anzi, a pensarci bene, era riuscito a risolvere alcuni casi investigativi difficili, oltre che a sventare un classico “tentato omicidio”, del classico marito in vena di cambiare moglie in modo spicciolo. Glielo doveva riconoscere: nonostante tutti i suoi limiti, aveva una qualche abilità intuitiva, che gli permetteva di giungere irrazionalmente alla soluzione prima di tanti scientifici cervelloni investigativi.
Agli occhi dei benpensanti di Anagnon, simili pensieri, inconfessati e inconfessabili, gli avrebbero alienato le ultime poche amicizie fin qui rimastegli, poiché Geppò veniva, al momento, considerato una sorta di incapace. Un “raccomandato” usurpatore di posto pubblico. Un parassita sociale, che governava il Gran Sceriffato per grazia ricevuta da Messer Poldino.
Il quale non godeva di certo di favori migliori, ma che, con l’atteggiamento del meditabondo, riusciva ancora a continuare a pensare senza esternare. Il suo gradimento era ai minimi storici, e così il suo morale. Per di più Marinelle e Geppò stavano organizzando il loro matrimonio, che si sarebbe svolto entro 90 giorni, 6 ore, 27 minuti, e, guardando l’orologio per precisione, 12 secondi.
Il Torneo
Intanto che così tristemente si abbandonava ai suoi pensieri, lì, nel centro della Tribuna d’onore, seduto accanto a Madame Adolphine, tutta sfavillante in un abito medioevale dagli improbabili toni del fucsia, vide entrare da lontano i cavalieri della “singolar tenzone”. Le armature scintillavano alla luce di quel caldo pomeriggio di agosto. I colori e gli stemmi delle singole Contrade, ricamati con fili d’oro e d’argento sia sugli stendardi che sui drappi delicatamente allacciati al collo dei cavalieri, gli fecero pensare, più che ad una parata medioevale, ad un abbozzato quadro impressionista. Certo, visti da lontano, non si poteva far altro che riempirsi di orgoglio. Gli erano sempre piaciute le parate. Figuriamoci i Tornei medioevali. Non vedeva l’ora di gettare la sua piccola lancia nell’Arena, per vedere l’inizio delle Gare.
“Poldino….Messere….tutti attendono il vostro segnale d’inizio. Avete con Voi la lancia dorata?”. Disse Maronè Jasquique, il suo fido servitore Berbero, naturalizzato francese. Mercenario, ma fedele servitore in tante avventure di questi ultimi due anni di Sceriffato.
“Ma certo che si, Jasquique. Guarda!”. Così dicendo, Poldino sguainà quella che credeva essere la brillante lancia che proprio la sera prima aveva lucidato. Quello che estrasse, invece, non fu altro che un bastone, dal quale penzolava il perno che aveva tenuto in asse la lancia. Null’altro.
Si guardarono dapprima meravigliati e poi un tantino preoccupati. E adesso? Come avrebbe dato il via ai Giochi?
“Messere, non varrà certo lanciare quel bastone plebeo nel centro dell’Arena. Se li immagina i titoli dei giornali di domani? “
“Non voglio nemmeno pensare a quali titoli mi dedicherebbero.” Disse Poldino tra il preoccupato e il divertito. “I Media aspettano solo i miei passi falsi. E adesso….. Questa proprio non ci voleva.”
“Prova con il mio fazzoletto”.
Marinelle gli sorrise e gli porse un fazzoletto ricamato dai gentili toni del beige. Lo guardava con occhi divertiti. Di certo stava pensando che capitavano tutte a lui.
Finse una sicurezza che non provava e rispose con un sorriso a quello ammaliatore di Marinelle.
“Beh, a mali estremi……” e gettò il fine fazzoletto nell’Arena. Questo non fece in tempo a cadere che i belligeranti se le stavano già dando di santa ragione a colpi di lancia, spada, pugni irregolari che gli arbitri faticavano a vedere in tutta quella zuffa.
Una grande regia
Tutto procedeva nel migliore dei modi, si fa per dire. E mentre fingeva un divertimento genuino nel vedere cavalli e cavalieri rincorrersi ed affrontarsi, accadde l’imprevisto. Le lance si staccarono dalle loro assi.
Per un gelido, lunghissimo istante, tutti si fermarono. I cavalieri nell’Arena si guardarono impietriti. Il pubblico pensò subito a qualche rito satanico. Qualcuno urlò perfino” Porta male, porta male. La sfortuna sta per abbattersi su Anagnon-sur-la-mer”.
“Ecco! Si! Pure la sfortuna ci voleva”, pensò Poldino, ostentando sicurezza.
“Amici, tutto era già stato organizzato, per impedire a cavalieri di farsi del male. Nessuna sfortuna. Che i giochi continuino anche senza le lance. Avanti, miei prodi!”
E lanciando un invito a continuare con un regale gesto, sorrise sicuro e si sistemò sulla poltrona dorata in attesa di godersi il continuare della lotta.
E la lotta continuò, più dura di prima, perché ora si bastonarono tutti. Gli arbitri dovettero cambiare le regole del gioco all’istante. Si stabilì che avrebbe vinto la Singolar tenzone quello che sarebbe rimasto in piedi. Inutile organizzare e dividere i partecipanti in tanti mini tornei. L’ultimo o l’ultima che sarebbe rimasto in piedi insieme al suo cavallo sarebbe stato dichiarato vincitore. L’amministrazione dello Sceriffato, dopo una rapida consultazione e mentre volavano cazzotti ovunque, decise che le regole erano eque. Poldino dovette dunque assoggettarsi, non senza qualche dubbio, a quello che la maggioranza esprimeva.
Ma sentiva dentro di sé, da quel fine investigatore che era ormai diventato, che qualcuno aveva volutamente sabotato i Giochi. Si guardò con uno sguardo di complicità con Marinelle, e percepì i medesimi timori e sospetti.
Sabotare i Giochi medioevali. A quale scopo?
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui
La riproduzione di quest’articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l’autore

UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.
Sostieni il nostro lavoro
UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie