da L’Inchiesta linchiestaquotidiano.it del giorno 8 luglio 2016. FROSINONE – Ebbene sì. I ragazzi che scrivono su questo giornale (ma anche direttore, vicedirettore e caporedattore, pur meno giovani) e che precepiscono tutti compensi pressoché identici tra di loro ed estremamente modesti, sono anche gli editori de L’inchiesta-Quotidiano e perfino i proprietari della testata. Sappiamo che la notizia è un “brutto colpo” per il sindaco pro tempore della città capoluogo, ma la verità è questa. Un altro elemento di delusione per il citato primo cittadino è il fatto inconfutabile che non ci sono né editori occulti e neppure inserzionisti di riferimento che abbiano interessi, come insinua lui, nell’urbanistica, nell’edilizia o nei lavori pubblici, né di Frosinone, né di Cassino, né di altri posti della provincia o della nazione.Che non siamo mai stati e mai saremo la “Pravda”, poi, lo sanno bene i nostri lettori che apprezzano il pluralismo assicurato alle opinioni e avranno potuto leggere integralmente, tra l’altro, la valanga di fango che sempre l’immarcescibile sindaco ci ha scaricato addosso in pieno Consiglio comunale: ma al dovere del cronista, come visto, non veniamo mai meno. Anche quando ci tocca nel vivo della carne e della dignità con l’arma delle falsità, delle volgarità e delle affermazioni diffamanti.Infine un capitoletto riguarda la contrapposizione territoriale che è tanto cara al primo cittadino, pur sempre pro tempore, della prima città della provincia. Sì, è vero, siamo l’unico giornale locale che ha redazione centrale a Cassino e redazione cittadina a Frosinone. Ma il progetto editoriale è unico e il corpo redazionale coeso e determinato. La piattaforma de L’inchiesta-Quotidiano parla a territori ed aree vaste differenti della provincia (Frosinone, Cassino-Pontecorvo, Sora-Isola Liri, Valcomino, Anagni-Paliano, Alatri-Fiuggi) che devono confrontarsi e immaginare il percorso lungo il quale, coerentemente insieme, uscire dalla crisi. La nostra idea di sviluppo è distante dalle convinzioni taccagne e campanilistiche. Del resto i cittadini di Frosinone hanno ben compreso, e li ringraziamo, che la stampa indipendente che nasce su questo territorio è patrimonio per la democrazia di tutti, anche se si risiede a Vallecorsa o ad Acquafondata dove, nonostante i rispettabili campanili, non esistono redazioni giornalistiche. (il direttore Stefano Di Scanno da L’Inchiesta in edicola l’8 luglio 2016)
Ecco cosa aveva detto in Consiglio mercoledì Nicola Ottaviani
Un assessore alla Cultura si prende beffe di un organo di stampa sulla pagina istituzionale del Comune, il post è lì da giorni, nessuno si scusa con la redazione, nessuno lo rimuove…anzi, arrivano altre offese gratuite. La sintesi dell’intervento di Nicola Ottaviani, sindaco di Frosinone, mercoledì in Consiglio comunale sul “caso” dello Street food. Il consigliere del Pd Andrea Turriziani ha interrogato la Giunta, considerando «impropria» la scelta di utilizzare un mezzo istituzionale pagato da tutti per un attacco a un organo di informazione, il nostro. «L’assessore ha sbottato in maniera illegittima» ha detto Turriziani, riferendosi al post dell’assessore alla Cultura Gianpiero Fabrizi. È emerso, poi, che L’Inchiesta sarebbe stata anche in parte “censurata” nella rassegna stampa interna al Comune, destinata agli eletti del Consiglio comunale. «Da due giorni – ha detto Turriziani – mancano dalla rassegna stampa i fogli del giornale “incriminato”». Un fatto tragicomico, l’ennesimo, su cui il sindaco non ha nemmeno risposto. Invece, rispondendo all’interrogazione sul trattamento riservato a L’Inchiesta, è andato all’attacco del nostro organo di stampa, frontale. «Senza fare pubblicità gratuite a chi cerca pubblicità gratuite per scopi commerciali (perchè gli enti di stampa non è che portano avanti attività filantropiche) – ha introdotto il sindaco – Gli enti di stampa sono aziende. Potremmo aprire una bella discussione su quello che è il concetto delle “cooperative editoriali”, se gli editori sono coloro che sono nelle cooperative oppure se ci sono editori che sono all’esterno delle cooperative: su questo credo che da qui a breve organizzeremo un bel convegno di confronto su tutto quello che è il fenomeno delle cooperative editoriali, su come gestiscono l’informazione. Se la gestiscono coloro che sono nelle cooperative editoriali siamo contentissimi ma se le gestiscono altri…Che ci sia qualcuno che abbia degli obiettivi territoriali differenti rispetto al Comune capoluogo mi sembra evidente. Soprattutto quando non a caso si cerca sempre di dare un’immagine negativa del capoluogo per valorizzare altre realtà della provincia di Frosinone: allora diamo alle cose il senso che hanno, diamo alle cose la faziosità che hanno. Fermo restando che anche la faziosità è una valore garantito dalla nostra Costituzione. Ma l’importante è sapere che non stiamo parlando di informazione superpartes. Un conto è il diritto di critica – ha aggiunto – altro è il diritto di cronaca : riportare un’informazione falsa quello sì che è un reato e pure pesante». Il sindaco ha sostenuto che secondo l’organo di stampa che non ha citato pur essendo oggetto dell’interrogazione («perchè la pubblicità deve essere pagata» ha aggiunto) «ci sarebbe stata la chiusura anticipata (dello Street Food,ndr) disposta dal sindaco: questa non solo è una menzogna ma un atto falso, che è foriero di responsabilità civili e penali perchè dato che era in corso un evento commerciale, chi ha fatto un contratto o chi è arrivato da fuori per prendere un appatamento o due giorni in albergo a Frosinone e legge “chiusura anticipata da parte del sindaco”…. ragazzi miei oltre a essere grave sotto il punto di vista anche della diffamazione è foriero di risarcimento o a carico dell’amministrazione o di quei poverini che hanno organizzato il tutto, che avevano concordato con l’amministrazione». Il sindaco ha accusato il giornale di essere una sorta di “Pravda” che non avrebbe pubblicato come altri il comunicato degli organizzatori. (qui il nostro articolo con la citazione della comunicazione degli organizzatori circolata su Facebook). «L’impostazione quella è – ha detto – l’abbiamo visto anche nelle elezioni di Cassino, ma la Pravda a Frosinone obiettivamente non ci sta. Nella delibera c’era scritto molto chiaramente che c’erano determinati orari con la chiusura per ogni singolo giorno e la chiusura era già inserita in quell’atto deliberativo. Atto deliberativo pubblicato e accettato e concordato con il privato. Tant’è che il privato ha fatto un comunicato. Altri organi di stampa l’hanno diffuso per quello che era, quel determinato organo di stampa ha detto “questa è carta straccia”. L’interpretazione autentica è stata cassata». Il sindaco poi è tornato sul tema dello Street Food e su quello che secondo lui avremmo scritto . «Un conto è dire “è stata effettuata una valutazione da parte dell’amministrazione comunale”; è diritto di critica. “È stata concordata con il privato con delibera approvata e con una convenzione approvata che noi non avremmo ritenuto opportuna”. Altro è dire che c’è stato un fatto storico falso che non si è verificato: la chiusura anticipata disposta dal sindaco, con ordinanza addirittura! Mai emessa». Ha poi rincarato: «Un conto è dire “noi non riteniamo che quel tipo di atto deliberativo sia opportuno, non lo sottoscriviamo….” un conto è diffondere una notizia falsa che andava a sollecitare e solleticare qualcuno addirittura per delle azioni in danno del privato organizzatore o dell’amministrazione : credo che nessuno al mondo sia in grado di valutare un atto amministrativo da sè, d’emblèe , per revocare un precedente atto deliberativo di Giunta. Questo per essere chiari. Un giornalista deve saper rispettare la legge e il diritto di cronaca». Ha aggiunto poi che « scrivere delle cose false» vuol dire poi assumersi determinate responsabilità. Risulta abbastanza chiaro come il sindaco abbia sbagliato giornale: L’Inchiesta non ha mai scritto dell’esistenza di un’ordinanza del sindaco per una chiusura anticipata dello Street Food e che sia intervenuta su un precedente atto deliberativo (leggi qui il nostro articolo). Ha scritto e citato la delibera del 22 giugno, su quella ha intervistato il sindaco e posto delle domande rispetto all’opportunità di far finire un evento culinario alle 20 e 30, prima di quello che è il naturale svolgimento di questa tipologia di eventi, indipendentemente dal rapporto con gli organizzatori. Sulla base della sua ricostruzione, il sindaco ha autoassolto tutti rispetto alle offese ricevute da L’Inchiesta da parte dell’assessore Fabrizi sul canale istituzionale. «L’utilizzo di una comunicazione istituzionale per smentire un falso è un atto dovuto». Poi ha detto: «Chi è l’editore di una cooperativa? Sono i ragazzi che scrivono…così siamo chiari. Apriremo questa bella discussione così si capirà la libertà di informazione se c’è o se non c’è.Come noi riteniamo che in alcuni casi non ci sia». Il colpo di scena da Oscar è la spiegazione fornita dal sindaco al fatto che la famosa delibera di Giunta del 22 giugno non è stata poi rispettata, in quanto le attività di ristorazione sono proseguite oltre le 20 e 30, contrariamente alle prescrizioni dell’Esecutivo Ottaviani. «Per evitare che ci fossero azioni risarcitorie sull’organizzatore o da parte di terzi temerari verso l’amministrazione a quel punto è stata tollerata l’apertura anche oltre il profilo della delibera. Che significa? Che l’amministrazione ha dovuto correre ai ripari rispetto a un danno che un organo di stampa aveva compiuto verso posizioni giuridiche soggettive». Colpa del quotidiano dunque se una delibera del Comune non è stata fatta rispettare dall’Ente. Poi gli ultimi “schizzi” di fango. Il sindaco ha sostenuto che questo “caos” è stato creato «da qualcuno che non ama Frosinone». Poi ha aggiunto: « Apprezziamo giornalisti, ragazzi che scrivono,che per due soldi (loro almeno) fanno il loro lavoro e portano avanti le battaglie in cui credono. Però non vorrei che debordando dal diritto di critica si creda di essere legibus solutus o si faccia i “mandatari” di terzi che poi obiettivamente devono assumersi la responsabilità di portare avanti delle battaglie dirette contro il capoluogo. Ci dobbiamo incontrare: voi siete contro il capoluogo? Perchè? Quali sono gli interessi.? Così parliamo di urbanistica, parliamo di lavori pubblici, parliamo di tutto quello che riguarda il mondo della carta stampata». Un finale surreale.
Redazione L’Inchiesta Quotidiano
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