di Ivano Alteri – La Provincia di Frosinone avrebbe bisogno di tempestivi interventi da parte della Regione Lazio, sia in ordine all’emergenza in cui si trovano migliaia di famiglie senza reddito, sia in ordine alle politiche strutturali per lo sviluppo economico e sociale del territorio. Ma, nonostante le numerose sollecitazione, le lotte dei disoccupati della Vertenza Frusinate, gli impegni assunti in sedi ufficiali, di tali interventi non vi è pressoché traccia. Il famigerato bonus di ottomila euro, già fallimentare a livello nazionale, non porterà sollievo né al disagio delle famiglie, nel breve termine, né ai centotrentacinque mila disoccupati, nel medio-lungo termine.
In tale comportamento, trova ennesima conferma un fenomeno più ampio di “sordità” alle proteste provenienti dalla società, da parte di una classe politica ormai quasi del tutto vincolata ai desideri, più o meno leciti, dei così detti poteri forti. Esso rappresenta una pericolosa deriva democratica, di cui lo svuotamento progressivo delle prerogative “popolari” costituisce il carattere predominante; ne siano ulteriore prova la legge elettorale detta Italicum, che togliendo la possibilità di scelta all’elettore produrrà un Parlamento nominato in gran parte dai capi partito, e lo stravolgimento costituzionale, che prospetta una sostanziale subordinazione dello stesso Parlamento al capo del governo.
Svuotamento progressivo della volontà popolare
Anche in altri paesi europei e del mondo occidentale si possono riscontrare comportamenti simili nelle rispettive classi politiche; si pensi al caso di questi giorni in Francia, che vede il premier Valls scavalcare il parlamento per promulgare, senza la sua approvazione, una legge sul lavoro che sta causando le proteste dell’intero Paese. Nella medesima direzione vanno gli accordi commerciali internazionali come il Ttip, che non solo consentirebbero alle multinazionali di fare a meno dei giudizi popolari, ma anche di tenere sotto tutela gli stessi stati, i quali potrebbero subire processi intentati dalle multinazionali stesse di fronte a tribunali dalla composizione del tutto arbitraria. (Questo pericolo sembra per adesso scampato, a seguito dell’uscita del Regno Unito dall’Ue e delle posizioni espresse dal governo francese.)
Non si tratta, dunque, di una “sordità” meramente tattica e localistica, ma di una strategia di lungo respiro e di amplissimo raggio tendente ad esautorare le democrazie occidentali, e porle in condizione subordinata rispetto al potere dei centri finanziari mondiali. Di tale strategia fa parte integrante gran parte del ceto politico attualmente al potere (maggioranza o opposizione che sia)
A fronte di ciò, le proteste popolari sono assolutamente necessarie; ma del tutto insufficienti, in mancanza di almeno due elementi a supporto: il primo, una crescente evoluzione delle stesse proteste da rivendicazioni corporativistiche, specifiche, verso rivendicazioni sempre più ampie, organiche e generali; il secondo, la determinazione a non limitarsi alla fase della protesta, bensì ad aspirare al governo diretto della cosa pubblica.
In altri termini, le singole rivendicazioni delle singole associazioni di cittadini in lotta non potranno mai ottenere il risultato auspicato senza aggregare le proprie aspirazioni con quelle di tanti altri; non solo per una questione quantitativa, residente nella forza dei numeri, ma anche qualitativa, residente nella capacità di governo della complessità sociale da parte degli stessi cittadini associati. A questo si aggiunge il secondo elemento inerente l’espressa volontà di tali cittadini di conquistarsi il potere istituzionale attraverso la competizione elettorale.
Insieme alla protesta costrure la rappresentanza politica delle esigenze
Nelle recenti elezioni amministrative tenutesi in provincia di Frosinone abbiamo potuto osservare qualche tentativo operato in questa direzione, con le candidature “anomale” di Vincenzo Durante a Cassino con la lista Riscossa Popolare, Fabrizio Pintori a Sora con la lista del Movimento 5 Stelle, e Tarcisio Tarquini ad Alatri con la lista Alatri in Comune (link alle interviste di Cioceconleali webtv). A queste se ne aggiungono altre presentate in comuni minori.
Esse, effettivamente, erano orientate nella giusta direzione, scontando tuttavia proprio il limitato sviluppo di quei due elementi su cui richiamavamo l’attenzione; all’organicità formale dei programmi, cioè, non corrispondeva l’organicità sostanziale dei movimenti a sostegno; l’aspirazione reale che le guidava era, in fondo in fondo, conquistare un seggio in consiglio comunale, e non, esplicitamente e consapevolmente, conquistare il governo della città.
Nonostante questi limiti, esse sono riuscite, con la protesta organizzata dei movimenti, prima, e con l’impegno elettorale poi, ad destabilizzare quell’intrigo di interessi ristrettissimi in cui il ceto politico mainstream è immobilizzato, causando ai partiti un crollo di consenso di cui non si potrà non tener conto nel prossimo futuro. Continuando per questa via, forse sarà possibile curare l’ipoacusia della vecchia classe politica regionale e locale o, in caso contrario, sostituirla con altre sensibilità formatesi sul territorio e tra la gente.
Ciò sarà possibile, tuttavia, se si riuscirà in quel progressivo processo di aggregazione delle aspettative provenienti dai cittadini, e se sarà contestualmente chiara e netta l’aspirazione al governo diretto delle città.
Frosinone 7 luglio 2016
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