7aprile Iafrate 350 260

7aprile Iafrate 350 260da Paolo Iafrate – I lavoratori della Frosinone Multiservizi vincono ancora in Tribunale contro le coop sociali di tipo B a conferma che il Comune di Frosinone nel lontano ma sempre presente 2013 mise in atto una consapevole strategia volta alla chiusura dell’esperienza della società pubblica Multiservizi e alla conseguente esclusione di lavoratori dal loro posto di lavoro di Frosinone.
Una sentenza uscita il 7 giugno ’16 che vede vincitori i 6 lavoratori seguiti dagli avvocati dello studio Di Folco di Isola del Liri, Loredana Di Folco, Luca Esposito, con l’ausilio di Riccardo Rea: “avvenuta costituzione tra ciascuno dei ricorrenti del rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato dal 26/4/13 ordina alla cooperativa di ricevere le prestazioni di lavoro dei ricorrenti”. Insomma 6 reintegrazioni e ca più di € 300 mila tra salari e contributi arretrati che la Nexus, cooperativa sociale che si occupa del verde e della viabilità, si deve impegnare a colmare!

Una sentenza favorevole dopo quella del giugno 2015

Una sentenza che si aggiunge a quella di giugno 2015 quando anche i 29 lavoratori della Sol.Co. si videro riconoscere le stesse cose. E altri verdetti si attendono nei prossimi giorni i lavoratori nelle altre 5 cause sospese che comprende più di 40 lavoratori!
L’operazione di ricorrere alle cooperative è risultata essere quindi un vero e proprio “subentro”, visto che i servizi da affidare erano gli stessi in essere alla Frosinone Multiservizi spa. A tale subentro doveva corrispondere una procedura sindacale e partecipata che non venne effettuata lasciando i lavoratori alla mercé delle coop subentranti che infatti li esclusero.

Tutto si consumò velocemente e drammaticamente in quell’aprile 2013. L’Amministrazione targata Ottaviani, senza preavviso, senza incontri sindacali, senza fare mente locale su quello che la Società Frosinone Multiservizi rappresentava e aveva rappresentato, spacchettò i 10 servizi, frazionò l’impegno economico e diede in pasto a coop sociali di tipo B il cui unico requisito, praticamente, era quello di dimostrare di possedere una sede operativa nell’ ambito di un territorio compreso nel raggio di 20 Km. dal Comune di Frosinone!

L’offerta ai 150 lavoratori di Frosinone, che occupavano quei posti dal 1997 e che avevano a lungo lottato per la costituzione della società in house, concretizzatasi nel 2006, chiedeva l’abbandono della società pubblica, ancora in vita sia pur alimentata artificialmente dalla CIG in deroga. e passare alle coop con un contratto a tempo determinato di 5 mesi e con un salario ridotto da 850 a 500/600 euro. 115 dei 150 lavoratori rimasero clamorosamente fuori dai “loro” posti di lavoro, posti che l’Amministrazione rapidamente mise a disposizione di qualcuno che se li spartì sbranandosi con altri.

Una lunga lotta con tanta rabbia

I lavoratori intrapresero una lunga lotta volta alla riconquista di una società pubblica che desse garanzie oltre che sotto l’aspetto reddituale anche per il futuro. Manifestazioni, sit in, occupazione del tetto e infine la decisione di un presidio h.24 sotto il comune con la tenda, lì ancora in piedi dal 7 aprile 2014. Tanta la rabbia dei lavoratori che si sono visti strappare dall’ente 17 anni di storia lavorativa e la cancellazione di quella società pubblica vera e propria novità nella gestione pubblica dei servizi collettivi ed essenziali: il sacrificio fu offerto per ripianare il bilancio dell’ente con l’adozione del “piano di riequilibrio economico finanziario” e per dare compiutezza ad un paradigma, quello dell’esternalizzazione di servizi, vero sport praticato dalla classe politica ciociara, che cerca profitto anche nei servizi pubblici senza rilevanza economica.

Giustizia sociale e giustizia ordinaria quindi in questo caso hanno coinciso. Non è una questione secondaria. E forse questo è stato possibile perché la lotta e la partecipazione è stata costante e complessiva, di piazza, sindacale, giudiziaria. Non si rintraccia purtroppo quel senso politico che dovrebbe indirizzare gli eletti, proprio loro, verso il bene comune favorendo tutti ed ognuno rimettendo in asse ciò che la società di mercato disequilibra. E’ questo l’ultimo approdo su cui l’equipaggio della tenda vorrebbe sbarcare ma appare irraggiungibile nella tempesta degli interessi delle classi politiche locali alacremente impegnate a difendere il saccheggio di beni e servizi comuni dal controllo e gestione pubblica del territorio.

 
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