di Ignazio Mazzoli e Tiziano Ziroli – Un dirigente del PD, giovedì 26 maggio, ci disse: “Domani, se vedrete Zingaretti qualcosa si annuncerà, anche di utile, altrimenti sarà tutta minestra riscaldata”.
Ora si conoscono le reazioni agli esiti di quel “tavolo tanto atteso”. «Il Tavolo sul Lavoro lascia tutti a digiuno» ha titolato “Ciociaria Oggi”, «Tavolo lavoro: bene unità di intenti per risolvere problema disoccupazione area di Frosinone», era l’apertura di un comunicato della consigliera Regionale Daniela Bianchi. Noi da queste colonne abbiamo scritto che l’incontro è servito per prendere tempo e che sostanzialmente è stata un farsa, anche recitata male.
Vediamo se si può trovare una valutazione sorretta da motivazioni. Lo facciamo in due perché uno di noi ha “sentito” il “tavolo”.
Questa riunione che avrebbe dovuto svolgersi il 2 maggio nasceva dalla sollecitazione dell’Appello di 74 sindaci della Provincia di Frosinone più due di quella romana e al primo punto chiede «che ci sia all’odg non solo la costruzione di un modello di crescita e sviluppo del territorio ma anche la gestione dell’emergenza-dramma di una parte consistente della nostra comunità».
Già in queste pochissime righe sono 3 le mancate risposte: la data dal 2 si sposta fino al 27, non si è parlato di modello di sviluppo e tanto meno di gestione dell’emergenza. La data del 27 ha avuto solo l’occhio al 5 giugno del voto anziché avere occhio e cuore al 14 giugno, quando centinaia di famiglie resteranno senza reddito. Di modello di crescita ci sembra che non si sia parlato, l’emergenza è stata liquidata dicendo che la legge non consente di affrontarla. Ai sindacati, come meritano, è stato dato l’incarico di attuare misure di promozione e comunicazione e altre inciuci…aggini varie. Per la serie “dove vai, porto pesce”.
E’ difficile trovare in questo atteggiamento unità d’intenti per risolvere la disoccupazione, forse per altri obiettivi: non le pare Consigliera Bianchi?
Veniamo al merito delle proposte per le quali “il protocollo d’intesa” (?) prevedrebbe “una governance multi livello” (c’è chi s’inebria ad usare certe formulazioni).
Facciamo du’ conti
8.000 euro alle aziende che assumeranno i lavoratori del bacino Anagni-Frosinone per un massimo di 500 assunzioni a partire dal 15 giugno. Bene questo incoraggiamento ad assumere. Ma chi? E’ evidente che i 500 senza precisazioni (o ci sono e non lo sappiamo? qualcuno dice che i 500 non dovrebbero aver compiuto i 50 anni, è verò?) vanno individuati fra tutti i richiedenti. Giusto? E chi può fare obiezioni? Però non si può fare riferimento all’Accordo di Programma (si cita a sproposito e quando fa comodo) che in maniera esplicita prevedeva delle premialità per gli espulsi dal lavoro dalle crisi aziendali. Non ultimo … ma quali sono le aziende che stanno assumendo? Ridicolo e offensivo far partire dal 15 giugno queste erogazioni come se fossero una risposta ai disoccupati che resteranno senza mobilità il 14, cioè il giorno prima. Il “Tavolo tecnico” a domanda precisa su chi assumerebbe non ha risposto.
Proviamo a fare un’altra ipotesi con un diverso conto, se i fondi sono regionali: 8.000 euro ciascuno per far assumere 500 lavoratori, significano una spesa di 4.000.000 di euro (cioè 8 miliardi di vecchie lire). Bella somma. E se questi 4.000.000 si assegnassero ai comuni? Guardate un po’ cosa viene fuori. Dividendo 4.000.000 per 91 fa quasi 45.000 euro a comune con cui dare 500 euro a famiglia attraverso lavori di pubblica utilità. Si aiuterebbero tra le 7 e le 8 famiglie a comune …. moltiplicando 7 x 91 comuni si aiuterebbero 637 famiglie in tutta la provincia di Frosinone senza i limite d’età previsti nel “protocollo”. Non male! Perché no?
E’ ormai convinzione diffusa, fra gli economisti, ma non in chi governa, che il problema della ripresa non è la produttività, ma che i prodotti restano invenduti per la riduzione della domanda mondiale. Il mercato interno recupera la sua importanza.
Allora proviamo a fare un altro conto. Scusateci ma ogni tanto i numeri devono parlare. Prendiamo una platea di senza reddito e ipotizziamola più piccola di quella che è nella nostra realtà: solo 100.000. Se ciascuno avesse da spendere 500 euro al mese ci sarebbero 50 milioni di euro/mese (100 miliardi di vecchie lire) di valore circolante in questo territorio. Questa massa di denaro si che sarebbe un avvio di ripresa concreta.
Nessuno pensa, fra chi si batte per i senza reddito, che si possa in tempi brevi disporre di tante risorse, ma far questo conto dimostra che il primo problema da affrontare sia l’emergenza disoccupazione se si vuole iniziare, davvero, a cambiare la situazione. I disoccupati pesano come un macigno sui mancati consumi. E’ chiaro perché non si possono fare operazioni di facciata come quella del 27 maggio a Frosinone? Da mesi ci sono proposte concrete e solo chi non vuole non le riconosce.
Qualcuno ha detto che la Regione ci ha messo la faccia. Ma quale, quella di… bronzo? «Non basta metterci la faccia. Ma metterci la coerenza. Nicola Zingaretti lo ha scrisse nel programma a pagina 40 – ricorda Armando Mirabella di Possibile – Per dare qualche risposta ai disoccupati del Lazio e quindi della provincia di Frosinone da subito va strutturato uno strumento europeo e di altre regioni: il reddito minimo. Non lo obbligava nessuno a mettere quelle 2 parole “reddito” e “minimo” a pagina 40.» Oggi in ossequio a Renzi le rinnega.
L’unica cosa, del 27 maggio, che rappresenta un dato di peso è l’impegno che il territorio di Frosinone sia riconosciuto area di crisi complessa. Sempre che non sia un secondo Accordo di Programma. Ripetiamo, sul primo, un’occhiata, la Magistratura dovrebbe pensare di dargliela. Del micro credito non vale parlarne. Non è pane per le famiglie senza reddito.
Il vero obiettivo del 27 maggio 2016
Il 27 ripropone un dato politico preoccupante. La prima domanda da fare alla regione e a tutti gli attori presenti al tavolo è: perché hanno voluto ridurre il problema della disoccupazione alla sola zona Frosinone-Anagni, quando invece la Vertenza Frusinate è da un anno e mezzo che rappresenta le richieste puntuali dei disoccupati di tutta la provincia? Sotto la loro pressione quanto reggeranno le condivisioni dei sindaci?
Chi soffre dice che la politica non è più fatta da persone che pensano ai problemi delle persone, ma da dirigenti aziendali che devono solo far quadrare i conti. Si, ma non solo. Si vuole colpire la protesta dei disoccupati, nascondendo l’emergenza di questa provincia che è figlia di una pessima politica e dei suoi pessimi attori che non vorrebbero restare sotto questo disastro, ignorandolo. Solo chi lo vede e lo denuncia può chiamarsene fuori. E’ doveroso imporre alla Regione una cambio di atteggiamento, le colpe sono qui, ma anche chi le copre è colpevole. Chi ci prova ad uscire da questa irresponsabilità, fa il suo dovere e non strumentalizza nessuno. E’ chi propaganda i pannicelli caldi, che compie un delitto.
29 maggio 2016
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