Cassinomunicipio 350 260

Cassinomunicipio 350 260di Fausto Pellecchia – Il rito elettorale come farsa e come tragedia…. Qualche giorno fa, sul Washington Post, a firma del condirettore della rivista politica The Federalist, David Harsanyi, è apparso un articolo che contiene una salutare provocazione anche per chi in Italia sta vivendo questa concitata vigilia del voto amministrativo. Tema: la sempre più scarsa corrispondenza tra i principi democratici e la qualità dei governi eletti nei paesi occidentali. Ed ecco la proposta all’apparenza scioccante: «eliminando gli elettori irresponsabili che non si prendono il disturbo di imparare i meccanismi più basilari della Costituzione, o le proposte e la storia del loro candidato preferito, forse potremmo riuscire ad attenuare le conseguenze della sconsideratezza del loro voto.». Non si tratta, naturalmente, di precostituire filtri o barriere per limitare l’accesso al voto basandosi su criteri elitari di qualsiasi natura; bensì di rammentare che il voto dato a un candidato per il fascino dei suoi spot elettorali è una delle caratteristiche più sopravvalutate in una democrazia. «Se il voto è il rito consacrato della democrazia […], è giusto – osserva Harsanyi- che la società abbia delle pretese minime su chi vi partecipa». Qual è il rimedio proposto? Introduciamo – propone Harsanyi – un test elementare di educazione civica per gli elettori, strutturato in 5 o 6 semplicissime domande. Certo, prosegue il politologo americano, l’elettorato probabilmente non è meno ignorante oggi di quanto lo fosse 50 o 100 anni fa. La differenza è, però, che oggi il nostro accesso alle informazioni è illimitato. Informarsi sulle caratteristiche fondamentali della nostra repubblica o dello statuto municipale e sulle posizioni dei candidati è una questione che impegna assai meno tempo di quello che i cittadini coinvolti nella campagna elettorale riservano per tappezzare le loro auto di adesivi e partecipare ai comizi dei loro candidati.

Educazione civica elementare. Quanto ne sanno i 700 candidati al Consiglio comunale e i 6 candidati sindaco?

Tuttavia, nel respingere la facile accusa di aristocrazia culturale, Harsanyi conclude con una nota di ottimismo: «A differenza delle persone che sfruttano gli elettori ignoranti per esercitare e salvaguardare il proprio potere, mi rifiuto di credere che la classe lavoratrice o i cittadini meno abbienti siano meno capaci di capire il significato della Costituzione [o i tratti salienti dello statuto comunale]. Ne sono convinto, nonostante la scuola dell’obbligo spesso non sia in grado di insegnare agli studenti le basi dell’educazione civica»
Pur senza entrare nel merito della proposta, dobbiamo ammettere che sarebbe interessante conoscere il risultato di un eventuale test di educazione civica elementare, somministrato non tanto agli elettori di Cassino (i circa 30.000 aventi diritto), ma alla valanga dei 700 candidati al Consiglio comunale e ai 6 candidati sindaco. La competizione elettorale ha catapultato nell’agone politico, privi della pur minima informazione sui compiti e sui limiti dell’Amministrazione comunale, centinaia di donne e uomini (ivi compresi alcuni dei candidati alla carica di sindaco). Improvvisamente, hanno accettato di imbracciare le armi della propaganda elettorale mamme di famiglia, pensionati, studenti o lavoratori che quasi sempre hanno vissuto lontani dalla partecipazione attiva al dibattito pubblico e alle problematiche del governo cittadino, e che, essendosi dedicati, del tutto legittimamente ed onestamente alle necessità della quotidiana sopravvivenza, spesso ignorano le principali regole degli organismi rappresentativi.
Ma la responsabilità, nel caso in questione, risale indubbiamente ad un fondamentale difetto dell’attuale legge elettorale. È il suo dispositivo che, parallelamente all’eclissi dei partiti e alla liquidità dei movimenti politici, induce i candidati-sindaco ad una dissennata moltiplicazione delle liste di sostegno, il cui numero, spesso esorbitante, vale innanzitutto come “esibizione muscolare” del proprio potenziale seguito elettorale. Basterebbe, infatti, introdurre il più trasparente principio di un’unica lista per ogni candidato-sindaco, per eliminare lo scandalo di una democrazia ridotta ad una farsa tragi-comica: un’aspra e futile contesa di voti che divide le cerchie domestiche della parentela o, peggio, la clientela degli studi professionali, con esiti spesso disastrosi che incidono sul destino di tutti i cittadini. Se passasse la riforma di una lista per ogni candidato-sindaco, la selezione tornerebbe forse ad essere più propriamente fondata sulle capacità e sulla coerenza politica degli aspiranti amministratori; ed allora, probabilmente, anche la somministrazione di un elementare test di educazione civica potrebbe contribuire ad una maggiore corrispondenza tra i principi democratici e la qualità dei nostri consigli comunali.

 
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