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spoonriver 350 260di Giuliano Sera – La mia Spoon River.*
Il 2 novembre si commemorano i defunti, mi piace pensare che in questa occasione i nostri ricordi li facciano “rivivere” per un attimo….sarà che sono giunto ad un’età in cui si comincia a fare i conti col proprio passato ed i ricordi dei cari defunti diventa più frequente…
Ho così pensato di ripercorrere idealmente quelle vie che hanno avuto una grande importanza nella mia infanzia, complice anche un fastidioso strappo muscolare che mi ha impedito di fare loro visita al cimitero….questo lo spunto che ha dato origine a questo breve racconto, in cui mi ricordi fanno rivivere “i fantasmi “ del passato e con essi i luoghi che la disattenzione degli uomini hanno consegnato all’abbandono ed alle erbacce…

Ricordo…

Inizio il mio cammino dalla mia abitazione che si trovava in via Renato Sera proprietà della famiglia dell’avvocato Raniero Sera, la cui famiglia approfittava di qualche miglioria all’appartamento da noi apportata per chiederci un aumento dell’affitto.
Ricordo due carissimi vecchietti la cui casa era proprio di fronte alla mia, spesso invadevo la con i miei fratelli, accolti sempre con il sorriso e con doni di dolcetti ( senza il bisogno di minacce di scherzetti…), loro erano Alberto e la moglie Adriana.
Sopra di noi abitava la famiglia Marzilli, Eleuterio ed Ida che da pochi anni ci hanno lasciato, di Ida ricordo con grande piacere le sue capacità di pasticcera, faceva un pan di spagna veramente eccezionale.
Le sere d’estate le nostre famiglie, insieme ad altri vicini erano solite mettersi all’aperto, per fare due chiacchiere ed noi bambini a giocare nei dintorni.
A volte si divertivano a farmi recitare la parte del prete che dice messa ed io volentieri recitavo iniziando con: ” Sant Lauterie ora pro nobis….”.
Vicino a noi abitava una vedova ( almeno così credo ) di nome Colomba, mia madre spesso andava a casa sua ed io spesso le davo compagnia.
Sopra Colomba c’era la famiglia Moretti, Francesco ed Annunziata con i loro numerosi figli, anche quella “povera” casa era meta delle mie visite data l’amicizia che mi legava ad alcuni dei figli ( Carlo che era più grande di me lo ricorderò sempre con affetto, la sua precoce scomparsa me lo ha reso ancora più caro ). Con questa famiglia c’era una bel rapporto, con loro ci si divideva tutto quel poco che si aveva.
Come posso dimenticare Vincenzina, una vita di sacrifici finita tragicamente per mano del marito Nazzareno. Di Vincenzina ricordo che andava a fare le pulizie presso il Convento delle Monache, posto nella parte bassa del Paese vicino alla Casilina. Esse avevano un asilo, ed io una volta misi “in croce” mia madre perché volevo andarci. Una mattina Vincenzina mi accompagnò finalmente all’asilo, ma io approfittai subito per fuggire….arrivai a casa prima di lei….
Alla sinistra di casa si andava verso “gliu cauto” una delle mete mie e di mio fratello Fernando, ci abitava un suo caro amico, Pietro con la sua famiglia.
Per arrivarci si passava vicino dove ora c’è Piazzetta di Mezzo, prima una casa abitata, con famiglie e bambini, insomma una cosa viva…
Proseguendo si passava vicino alla casa di Oreste il muto che per vivere aveva una attività di barbiere in piazza, e sua moglie Virginia; andando avanti incontravo la casa di Antonio Simonelli, detto Marcuccio, vecchio comunista dalle straordinarie capacità manuali: durante la campagna elettorale la sua auto, che usava come taxi, subiva grandi trasformazioni con altoparlanti e addobbi che servivano per sollecitare a votare per il PCI. Più sopra abitava la guardia municipale, Rodolfo Iannucci con la sua famiglia. Era così integerrimo che sarebbe stato capace di comminare multe ai suoi stessi famigliari…
Andando ancora avanti c’era la dimora di una vecchia che a noi incuteva paura: Teresa, Teresia agliucca agliucca era il suo soprannome. Sotto casa sua passavamo sempre di corsa, alla paura non si comanda….
Vicino a Teresa abitava Lucia Bottone, che aveva un’attività di vendita di varechina, sale e carbone, noi spesso andavano a fare spesa nel suo magazzino ed ella ci accoglieva con doni di caramelle.

Cammona cammina la memoria e fa tanti incontri

Andando oltre si incontrava la casa di Bernardino Fraioli, la sua famiglia era nota come ” fuschitt”, che di professione faceva il netturbino, o scopino come da noi si diceva. ingresso di cimitero 350Per sfamare la sua numerosissima prole allevava enormi maiali, i più grandi che io abbia mai visto….
Più avanti c’era la casa di Concetta Marino, che tutte le domeniche pomeriggio era solito organizzare delle tombolate che vedevano la presenza di numerose donne del paese, tra cui spesso mia madre.
Passando per un androne buio in cui c’era la casa dei Gurgone, finalmente si arrivava in località Cauto dove appunto abitava la famiglia Marchesiello.
Da casa mia andando verso destra si andava sia verso la zona di Santa Nicola, che prendeva il nome da una Chiesa che un tempo si trovava in loco, sia a Piazzetta Tronconi su cui si affacciava il palazzo della omonima famiglia, una delle più antiche e facoltose del nostro paese .
Verso la zona di San Nicola si incontravano le abitazioni del compare Boccaccio Ettore, che aveva cresimato mio fratello maggiore, il cui capo famiglia era un collega di mio padre presso il Polverificio di Fontana Liri, valente artigiano del legno, come suo figlio Osvaldo di cui ancora godo dell’amicizia.
Più avanti abitava Pasquale Arcese, precocemente scomparso, che di mestiere faceva il calzolaio, aveva una “bottega” in via Corte Vecchia, che collega la piazza del paese a piazzetta Tronconi. Questa strada era allora occupata da diverse attività commerciali: andando verso la Piazza dalla sua bottega, c’era un fruttivendolo, Domenico ” ciuttareglie” che abitava anche lui in zona San Nicola, dei cui nipoti ero amico; poi ci si imbatteva nella macelleria di Fioravante Germani, prima che si trasferisse in Piazza; poco più avanti c’era un locale buio e maleodorante, in cui Gennaro Protano, detto “Fasure”, vendeva in genere pesce azzurro, limoni ed arance, anche Gennaro abitava con la moglie Angelina in zona San Nicola.
Continuando a scendere verso la piazza si trovava un altro fruttivendolo, Rocco Compagnone detto “macian”, i cui discendenti ancora svolgono questo mestiere.
Attaccato a questo negozio si trovava il barbiere Antonio Torti, appassionato musicista, come si conveniva allora a molti barbieri; per ultimo c’era un negozio di ferramenta gestito dalla famiglia Pelagalli, detta “spezzaferr”.
Risalendo, andando verso piazzetta Tronconi, prima della piazza vi era un’ara prospicente alcune abitazioni. Lì abitava tra gli altri la famiglia Trentini, con la quale la mia famiglia aveva un legame d’amicizia.
In piazzetta Tronconi abitava la famiglia Bruni, di Francesco, detto Cecchino, mi resta un carissimo ricordo: essendo egli un bravo sarto, prima di sposarmi gli portai la mia giacca da far sistemare. Mi ricordai di ciò a tarda sera, prima del matrimonio, andai ansimando nella sua bottega che si trovava in piazza e lo trovai ancora là ad aspettarmi…mi aveva visto crescere, essendo le nostre famiglie molto legate ( mia madre era stata “adottata” dalla propria zia materna, Giacinta e dal marito Giulio di cui porto il nome, che non aveva figli e che abitava proprio nella stessa piazza; era rimasto ad aspettarmi…
Tanti ancora ne potrei ricordare, a cominciare da Vincenzino il sagrestano, mi scuseranno se non li cito…
Sono felice di aver passato questa giornata in loro compagnia, è in un certo senso come se per un momento si siano rianimati, insieme ai ricordi.
Non ho citato i miei genitori, Franca e Rocco, ma loro stanno sempre con me a farmi compagnia, tutto l’anno…

*Spoon river, letteralmente dovrebbe significare fiume nel cucchiaio. Il fiume della vita che abbiamo conosciuto o che conosciamo e che consideriamo parte della nostra esistenza anche se non ci si tratta di parenti. Non è l’angolo dei “Penati”, che sono i nostri antenati, ma è un angolo delle nostre conoscenze. ndr

 
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