1maggio15 isolaliri 350 260

1maggio15 isolaliri 350 260Donato Galeone* – Ricevo e leggo due comunicazioni per il 1° maggio 2016 che si festeggerà a Isola del Liri col segno di” PIU’ VALORE AL LAVORO”. Sia la prima della CGIL-CISL-UIL che la seconda comunicazione della CISL annunciano il “programma” della manifestazione e invitano a partecipare.

La CISL integra e comunica a tutta l’Organizzazione Sindacale – dalla dirigenza nazionale e regionale ai rappresentanti nei luoghi di lavoro – le articolate iniziative programmate che si svolgeranno con il “corteo” inizio dalle ore 9.00 e dalle ore 17.00 con il “concertone” che durerà fino a tarda notte.

E il Segretario della CISL, Pietro Maceroni – aggiunge nella seconda comunicazione – entrando nel merito della crisi economica che sta privando le persone di una vita dignitosa che “ più valore al lavoro non deve essere uno slogan ma un obiettivo da raggiungere, per continuare a credere nel valore del 1° maggio, per avere fiducia e impegnarsi ogni giorno in una Provincia che deve continuare a dare futuro alle persone”.

Penso subito che è interessante richiamare in questo primo maggio 2016 – quale messaggio universale – l’affermazione dell’operaio e prete Giovanni Paolo II che, a 100 anni della Rerum Novarum, scriveva che: “ il lavoro è la dimensione fondamentale dell’uomo sulla terra e come tale esprime la sua stessa essenza”.

I valori del lavoro

Se è o dovrebbe essere questo il significato umano del lavoro, quale fulcro della vita di ogni essere umano, sia per se stesso che per la società in cui vive, sappiamo anche che avere un lavoro è indispensabile per la vita e la sopravvivenza della persona giorno dopo giorno. E i giovani che quasi da due generazioni non trovano un regolare lavoro subiscono emarginazioni che sono gravissime per la loro personalità e per la loro partecipazione sociale attiva mentre le persone che perdono il lavoro provano sentimenti simili del lutto famigliare per la perdita di una persona cara.

E’ dimostrato, non da oggi, che la disoccupazione incide notevolmente sullo stato di salute delle persone e favorisce o aggrava l’insorgere di disturbi di vario genere che sono non solo costosi per la società ma spingono – se non affrontati subito e concretamente – verso un circolo vizioso di isolamento e perdita di speranza che, peraltro, privata di un “reddito minimo di inclusione sociale ” quella persona si sente collocata al punto più basso della scala sociale e nella comunità in cui vive.

Ed ecco interessante anche il sostegno dei Vescovi italiani col recente appello CEI per il 1°maggio 2016 sulla “necessità di uno strumento di contrasto alla povertà che poggi su basi universalistiche e supporti le persone che hanno perso il lavoro, sopratutto gli adulti tra i 40 e 60 anni che non riescono a trovare una ricollocazione”.

Questi richiami di circostanza alla vigilia del 1° maggio 2016 non sono una novità ma dovrebbero indurci a riflettere – a mio avviso – sul come, negli ultimi decenni, il “LAVORO” è apparso più quale “mezzo di sopravvivenza” o come “costo” e non come “diritto o dovere” di una repubblica italiana fondata sul lavoro.

Si continua a dire e si ritiene – nel XXI secolo – che la “centralità” nel mondo industrializzato e globalizzato non è più il “LAVORO” ma il “mercato, il denaro e l’organizzazione tecnologicamente avanzata dell’impresa” – in quanto – il lavoro industrializzato richiede, comunque, un capitale e il denaro sia per acquistare sul mercato i mezzi di produzione e le materie prime e sia .- quale ricavo in denaro su altro mercato – per la vendita delle merci trasformate nel processo produttivo organizzato nella fabbrica entro cui entrava, già nel 1865 ed entra anche oggi, la “merce lavoro” pur in presenza – negli ultimi 150 anni – delle nuove forme di lavoro acquisite non più chiamate “forza lavoro” ma ”risorse umane” in “flessibilità e precarietà” o in “lavoro flessibile e precario” e col Jobs Act a “tutele crescenti”.

Queste nuove forme di lavoro nei piani di investimento produttivo sono e saranno sempre più variabili dipendenti delle “tecnologie produttive” e il lavoro rappresenta e sarà valutato un rozzo “costo” quale componente del conto economico d’impresa.

Costo umano indifferenziato di oggetto che è un qualcosa da limitare o ridurre in “disoccupazione tecnologica” che non è stato neppure una novità di cambiamento già avvenuto nella terza industrializzazione moderna e fino alla metà del secolo scorso.

“Quarta rivoluzione industriale”. Quali conseguenze?

E’ la previsione di una “quarta rivoluzione industriale” dalle possibili conseguenze future del lavoro che potrebbero derivare dalla più estesa applicazione ai processi produttivi delle nuove tecnologie informatiche e delle comunicazioni con il lavoro e la sua natura che subirebbero un cambiamento epocale come già avvenuto in altre fasi storiche: dalla fine del lavoro schiavistico e servile al drastico lavoro e alla fatica ridotta, con la meccanizzazione, in agricoltura e nell’artigianato.

E sembra già avviato il passaggio – dalla terza alla quarta rivoluzione del lavoro salariato – nei comparti manifatturieri e nei servizi, nonché, del lavoro professionale retribuito in un ampio settore del sapere, da rappresentare sindacalmente e contrattare, nel suo giusto “valore” e nelle diverse forme ed articolazioni – perchè – essendo “lavoro di persone” è anche ricchezza per la società, non può e non deve ridursi, meccanicamente e unicamente, a profittevole costo nel conto economico dell’impresa produttiva di beni e servizi.
Ed ecco giunto l’autorevole appello di Papa Francesco all’ultimo meeting annuale dei leaders mondiali riuniti a Davos (Svizzera) dal tema su come “padroneggiare la quarta rivoluzione industriale”. Papa Francesco così scrive nel suo messaggio: “gli effetti della robotica e delle innovazioni scientifiche non conducano alla distruzione della persona umana a essere rimpiazzata da una macchina senz’anima o alla trasformazione del nostro pianeta in un giardino vuoto per il diletto di pochi scelti ma è l’essere umano che deve guidare lo sviluppo tecnologico, senza lasciarsi dominare da esso. La tecnologia serva a sviluppo, lavoro e natura”.
Si tratta, quindi, con il 1° maggio 2016 a Isola del Liri di esaltare ed elevare a dignità il “valore personale del lavoro” e, insieme, del lavoro differenziato, specializzato e organizzato anche nella forma cooperativistica che è la tipologia di valore che la nostra costituzione repubblicana riconosce quale grande “capitale sociale” oltre che economico che può esprimersi nel lavoro.
Appare evidente – a mio avviso – ma va ribadito anche in questo 1° maggio 2016 che le organizzazioni sindacali della CGIL-CISL-UIL nell’essere già rappresentanza unitaria per dare “PIU’ VALORE AL LAVORO” con la contrattazione delle condizioni di lavoro presenti e future degli occupati sono, per loro stessa natura e finalità, altrettanto solidali nella guida delle migliaia di lavoratori disoccupati e liberamente organizzati anche in comitati locali, con i propri Sindaci e Presidenza dell’Amministrazione Provinciale, già riconosciuti e rappresentati nel rilanciato Comitato per il Lavoro e lo Sviluppo Economico e, per la reindustrializzazione annunciata, mediante il Consorzio per l’Area Industriale della Provincia di Frosinone.
(*) già Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio
Roma 23 aprile 2016

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.